Chloe Zhao conquista il pubblico degli Oscar e (un po’) anche quello cinese. Nonostante la notte degli Academy Awards non sia stata trasmessa in Cina – e per la prima volta dal 1969 nemmeno a Hong Kong – la sua vittoria non ha potuto che fare notizia anche nel paese d’origine. Chloe Zhao è la prima donna “non-occidentale” a vincere il premio per la migliore regia con il suo film Nomadland, ed è la seconda donna in assoluto a ottenere questo titolo da quando esiste il premio Oscar. Oltre alla regia, Zhao si porta a casa un premio per il miglior film, dopo mesi di meriti anche ai Golden Globe e alla mostra del cinema di Venezia. La macchina della censura cinese ha in parte ostacolato la visione di questa edizione degli Oscar, e il tam-tam mediatico sulle piattaforme: scelta causata anche dalla nomination al docufilm Do Not Split, incentrato sulle proteste del 2019 a Hong Kong. Anche Chloe Zhao non è benvista dalle autorità cinesi, tant’è che il film non è ancora uscito sui grandi schermi del Dragone. Ciò sarebbe dovuto soprattutto alle posizioni critiche sulla Cina esplicitate dalla regista, tra cui emergono citazioni di anche otto anni fa dove affermava che nel paese “ci sono menzogne ovunque”. Questo non ha impedito ai netizen di tenersi aggiornati sull’esito delle premiazioni, alle quali hanno partecipato altri film cinesi o in collaborazione con altri paesi come Better Days (pellicola drammatica sul bullismo a scuola, inizialmente censurato), Over the Moon (il cartone animato che recupera la leggenda della dea della luna Chang’e) e Mulan. Il Global Times ha rotto il silenzio stampa sulla notizia invitando Zhao a fare “da ponte” in questa crisi tra Cina e Stati Uniti, non senza fare critiche sulla “americanità” di Nomadland e il poco successo che – secondo la testata – avrebbe in patria. Ciononostante, alcuni utenti su Weibo si sono complimenti alla regista, che durante il suo discorso agli Academy Awards ha citato un verso del Classico dei tre Caratteri imparato dal padre “le persone alla nascita sono tutte buone”. [Fonti: NYT, Global Times, RADII China]

L’antitrust cinese indaga su Meituan

La State Administration of Market Regulation non si ferma dopo l’inchiesta su Alibaba per comportamenti monopolistici. Il giro di vite intorno alle grandi aziende cinesi si abbatte ora su Meituan, la maggiore piattaforma per le consegne a domicilio. Pechino ha inaugurato una nuova serie di regolamenti contro i monopoli a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, in particolare guardando ai giganti della digital economy. Secondo l’accusa la piattaforma Meituan costringe i commercianti a scegliere tra sole due aziende, con la concorrente Ele.me che occupa appena il 20% del mercato. “L’azienda collaborerà attivamente alle indagini da parte delle autorità di regolamentazione per migliorare il livello di gestione della conformità aziendale, proteggere i diritti e gli interessi legittimi degli utenti e di tutte le parti, promuovere lo sviluppo sano e a lungo termine del settore e adempiere seriamente le sue responsabilità sociali”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato. [Fonte: SCMP]

La Cina lancia un nuovo regolamento anti-spionaggio

Un documento del ministero per la Sicurezza di Stato (MSS) cinese appena pubblicato lancia un nuovo regolamento anti-spionaggio. Secondo quanto dichiarato dai media di stato, l’apparato di sicurezza statale sta lavorando a un elenco di attività strategiche tra enti, aziende e dipartimenti governativi. Il MSS avrà quindi il diritto di fare controlli e verifiche in materia di sicurezza nazionale nei confronti di tali entità, oltre ad avviare dei corsi di formazione per il personale con accesso alle informazioni più sensibili. Inoltre, i lavoratori dovranno seguire un nuovo protocollo in merito alle proprie attività all’estero, rendendosi disponibili al rientro dai viaggi di lavoro per un’intervista con le autorità di sicurezza. Il nuovo regolamento indicato dal documento trasferisce ampi poteri agli organi di sicurezza, che potranno decidere se smantellare dispositivi e hardware ritenuti pericolosi, e installarne altri per il controllo delle attività. Questa scelta avviene in un contesto di crescente ostilità nei confronti, in particolare, degli Stati Uniti, che hanno definito la Cina “una delle maggiori minacce per gli USA”.  [Fonte: SCMP]

Pechino punta tutto sui consumi interni con nuove iniziative

Il 2021 sarà l’anno dei consumi. O almeno così spera Pechino con il lancio di una campagna di sconti e incentivi al consumo prevista per il weekend del 1° maggio a Shanghai. Il Ministero del Commercio (MOFCOM) prevede così di stimolare i consumi interni, diventati prioritari con il nuovo piano quinquennale e la strategia di sviluppo  nota come Vision 2035. Il governo cinese punta a sfruttare l’enorme potenziale della domanda interna per trainare la crescita economica, tradizionalmente associata alle esportazioni verso l’estero. La pandemia, in particolare, ha fatto riemergere le asimmetrie su cui è basato l’aumento del PIL cinese, troppo dipendente dalla domanda dei paesi avanzati che è crollata con l’ondata di contagi Covid: un rischio che ha accelerato i piani del Partito per trovare nuove soluzioni più sostenibili e resilienti. Non è la prima volta che il governo promuove queste iniziative, anche per bilanciare l’eccesso di investimenti con l’effettiva domanda interna. Ma quest’anno il MOFCOM ha previsto l’allentamento di molte più regole del solito, e l’avvio di festival del consumo scaglionati per area geografica ed eventi fieristici, ad esempio a Hainan e in occasione di diversi saloni dell’automobile nelle maggiori città. [Fonte: SCMP]

Twitter sotto accusa per la censura dei post indiani

Dozzine di tweet postati da cittadini indiani sono spariti dalla rete: sarebbero troppo critici nei confronti dell’emergenza sanitaria in corso. Il governo indiano ha richiesto che l’azienda sopprimesse anche – e soprattutto – tweet diventati virali come quelli pubblicati da esponenti dell’opposizione o altre figure di spicco. Gli attivisti denunciano la mossa di Nuova Delhi, accusando il governo di limitare la libertà di espressione con il benestare delle big tech – anche perché non è la prima volta che accade. Per esempio, l’attivista di Fridays For Future Disha Ravi ha ottenuto la libertà su cauzione dopo che era stata arrestata con l’accusa di aver diffuso informazioni “false e pericolose”: un piccolo vademecum per sostenere i contadini in protesta contro le nuove leggi per l’agricoltura. Il premier indiano Narendra Modi è al centro delle critiche, avendo contribuito alla narrazione sulla “fine” dell’ondata di contagi da Covid-19 in India. È stato l’establishment, dicono i tweet incriminati, a suggerire la ripresa dei comizi elettorali e delle attività religiose hindu in presenza, dando avvio alla nuova, drammatica, ripresa dei contagi e al collasso del sistema sanitario. [Fonte: The Guardian]

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