In Cina e Asia – Angeli capitalisti

In by Gabriele Battaglia

Seguire l’esempio di Alibaba: in Cina c’è bisogno di più capitali di ventura che sostengano le start-up e i giovani imprenditori locali. Il fondo da 40 miliardi di dollari per la nuova via della Seta sarà guidato secondo criteri di profitto. Con le nuove politiche di Pechino ecco la trasparenza sui bilanci della amministrazioni locali: Guangdong ha un debito di oltre 150 miliardi di euro. Il raid segreto contro i militanti islamici che ha portato alla morte di 44 agenti filippini era stato autorizzato dal presidente Aquino, che ora è nei guai. Summit tra i viceministri degli Esteri di Cina, Corea del Sud e Giappone ieri a Seul. CINA – Angeli capitalisti

I “capitalisti di ventura” divengono “angeli capitalisti” nell’appello lanciato dal governo cinese affinché sempre più investimenti siano diretti ai giovani imprenditori, alle start-up e, quindi all’innovazione. L’esempio è Alibaba, che però è pure la piattaforma, perché è soprattuto grazie ai “negozi” aperti sui siti del gruppo di Jack Ma che giovani intraprendenti hanno cominciato il proprio business.
Che ora va aiutato, in un Paese dove la crescita rallenta e milioni di neolaureati si affacciano sul lavoro ogni anno. Per cui, il governo offrirà da un lato finanziamenti e spazi per avviare le attività, dall’altro farà da garante per attirare investimenti privati nelle start-up meritevoli.

CINA – Silk road for profit


Foto credit: thediplomat.com

Il fondo da 40 miliardi di dollari per la nuova via della Seta non è un istituto di beneficenza e sarà guidato da criteri di profitto. La signora Jin Qi, presidente del fondo, ha chiarito così i dubbi circa l’investimento cinese nel megaprogetto economico e geopolitico. Ci sono gli azionisti, quindi la logica è quella del profitto, punto. Pechino ha lanciato il mese scorso il fondo per finanziare infrastrutture e imprese nei Paesi che, attraverso l’Asia, giungono fino all’Europa.
Gli investimenti verranno dalle riserve cinesi in valuta estera, dalla China Investment Corporation, dalla Export-Import Bank of China e dalla China Development Bank. Si teme che, in base al vecchio modello di investimento cinese all’estero, i finanziamenti siano più dettati da ragion politica che da ragion economica. Qualche giorno fa, le autorità avevano rimarcato che il fondo non sarà “un piano Marshall” in versione cinese, cioè un progetto dettato da una logica “da guerra fredda”.

CINA – Il debito cinese

Il debito della provincia del Guangdong, la più ricca della Cina, ammonta a circa mille miliardi di renminbi (oltre 150miliardi di euro). La trasparenza dei numeri, un tempo tenuti nascosti, fa parte delle nuove politiche del governo cinese per affrontare il debito complessivo di 17.900 miliardi (quasi 2.700 miliardi di euro) che affligge le amministrazioni locali. Dopo avere analizzato i conti pubblici, Pechino può decidere di non “salvare” le amministrazioni che sprecano risorse.
Almeno in teoria. Secondo gli esperti, il problema delle voragini nei bilanci locali si risolve con il lancio dei bond pubblici (decisa qualche giorno fa) e con un taglio delle spese inutili. Ma il grande tema sullo sfondo è quello della riforma del sistema fiscale, perché Pechino incamera dalle tasse molto di più di quello che poi restituisce al territorio. 

FILIPPINE – Il raid che mette nei guai Aquino


Foto credit: rappler.com

Il presidente filippino, Benigno Aquino, approvò la missione segreta contro i ribelli islamici nel quale lo scorso gennaio furono uccisi 44 agenti. È quanto emerge da una rapporto della polizia. I risultati del documento rischiano di essere nuova fonte di guai per il capo di Stato, già bersaglio di critiche da più fronti. Secondo quanto emerso il presidente diede l’ok alla partecipazione del generale Alan Purisima al raid. Questo sebbene l’altro ufficiale, suo amico personale, fosse sotto indagine per corruzione. Lo scorso gennaio la polizia lanciò attacco a sorpresa per colpire Zulkifli bin Hir, islamista conosciuto con il nome di Marwan su cui pende una taglia da 5 milioni di dollari. Giorni fa lo stesso Aquino aveva sostenuto di aver ricevuto informazioni errate sull’operazione.

COREA DEL SUD – A fine marzo incontro trilaterale Cina-Giappone-Corea del Sud

I ministri degli esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud si preparano al loro primo incontro diplomatico in quasi tre anni nel tentativo di risolvere le questioni in sospeso su questioni storiche (comfort women in primis) e territoriali (Senkaku/Diaoyu, Takeshima/Dokdo).
I ministri dei tre governi si incontreranno probabilmente il prossimo 21 e 22 marzo a Seul, ma ancora non è stata comunicata dalle tre parti una data esatta. Se dovesse esserci il meeting, ha spiegato Lee Kyung-soo, vice ministro degli esteri sudcoreano a Reuters, "ci sarà la possibilità di ristabilire un piano di lavoro per il ripristino della fiducia reciproca e della prosperità comune".
Le parole di Lee sono arrivate al termine di un incontro con le controparti cinesi e giapponesi a Seul nella giornata di ieri.

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