Su 43 richieste inviate dal governo di Hong Kong tra luglio e dicembre dello scorso anno, Google ne ha accettate tre. L’oggetto: i dati degli utenti dell’ex colonia britannica. Il periodo della domanda fa riflettere: è successiva all’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020.

A rilevarlo è l’Hong Kong Free Press che ha contattato a maggio il gigante tecnologico. Google ha contraddetto le dichiarazioni dello scorso anno, quando ha annunciato che non avrebbe ceduto informazioni sugli utenti al governo, fatta eccezione per le richieste pervenute tramite il dipartimento di Giustizia Usa. Google ha fornito i dati di tre utenti: uno in merito a una credibile minaccia di morte, gli altri due relativi alla tratta di essere umani.

I tre casi non avrebbero violato la legge sulla sicurezza nazionale. Google sostiene di aver rispettato la policy interna per la tutela della privacy. Ma ciò che ha fornito sono nome, indirizzo email, numeri di telefono, indirizzi Ip e persino informazioni di fatturazione e abbonamenti a servizi terzi dei tre utenti. C’è un dato da sottolineare: dall’introduzione della norma, Google ha drasticamente ridotto l’invio dei dati su richiesta del governo. Le rassicurazioni di Google servono poco se si considera l’aria che tira in città.

Ieri i membri del Professional Teachers’ Union hanno approvato una mozione per lo scioglimento del gruppo dopo più di 45 anni di attività. Una decisione necessaria per la tutela degli associati dopo gli ultimi fermi di cinque membri dell’Hong Kong Alliance, il gruppo che organizza la commemorazione del massacro di piazza Tiananmen. Ora il presidente Lee Cheuk-Yan e i vice presidenti Albert Ho e Chow Yang-tung sono accusati di incitamento alla sovversione del potere statale per il chiaro obiettivo di rovesciare il Pcc.

L’ultimo fermo, quello di Chow, è arrivato per il rifiuto di consegnare alla polizia informazioni del gruppo su bilancio, finanze e sui rapporti con enti stranieri. A finire nel mirino delle autorità anche il museo del 4 giugno gestito dal gruppo: i poliziotti hanno sequestrato del materiale di esposizione dal museo che celebra il ricordo del massacro di Tiananmen. Difficilmente alla repressione della società civile seguirà un’azione politica concreta. Il 10 settembre i primi 24 consiglieri distrettuali hanno prestato giuramento di fedeltà al governo. E i numeri dell’opposizione sono esigui.

Dei 452 consiglieri distrettuali eletti nel 2019, 392 sono del campo dell’opposizione. Nell’ultimo anno, circa 260 consiglieri dell’opposizione si sono dimessi. Molti hanno lasciato la città o sono detenuti. Ora in servizio ce ne sono solo 210. L’ultimo che ha salutato la politica attiva è Peter Choi Chi-keung, squalificato per non aver prestato giuramento. Altre 7 consiglieri sono verso la squalifica: il loro curriculum sarà al vaglio delle autorità per valutare la presenza di elementi antipatriottici. Mancano pochi mesi alle elezioni del Legco e del Chief Executive, ma Hong Kong non è nuova a drastici e repentini sconvolgimenti.

Di Serena Console

[Pubblicato su il manifesto]