Foxconn violenta. Dal 2014 più robot e meno operai

In by Gabriele Battaglia

Alla Foxconn, l’innovazione inizia dalla catena di montaggio. Nei prossimi cinque anni l’azienda doterà le linee di produzione di robot più economici di lavoratori umani e di sicuro meno "problematici": Intanto una nuova rissa riporta sotto i riflettori le condizioni di lavoro degli operai del fornitore di Apple. Mentre Apple festeggia la vendita dei 9 milioni di nuovi iPhone lanciati sul mercato in soli tre giorni, la Foxconn – l’azienda che produce componentistica tecnologica balzata sotto i riflettori mondiali nel 2009, a causa di una catena di lavoratori suicidi – denuncia che in uno dei suoi stabilimenti è scoppiata una rissa enorme.

Secondo la stessa Foxconn il bilancio dovrebbe essere di 11 feriti. L’Oriental Daily fornisce qualche dettaglio in più: lo scontro sarebbe stato tra i lavoratori locali della regione dello Shandong e quelli migranti della regione di Guizhou. Sempre secondo lo stesso quotidiano oltre ai feriti ci sarebbero stati tre morti.

L’impianto in questione è quello di Yantai, uno di quelli che si era conquistato l’attenzione mondiale a ottobre dello scorso anno per lavoro minorile o, come l’hanno chiamato in Cina, per gli stage forzati. La notizia era uscita in un rapporto della Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour (Sacom) ed era stato ripreso da giornali locali e non.

1500 studenti dello Henan, la regione più popolosa cinese, erano stati forzati a un periodo di “stage” in fabbrica. Si trattava di studenti di lingue, arte, musica e qualsivoglia disciplina della regione, per laurearsi erano costretti a un internship in fabbrica dai tre ai sei mesi. Un “periodo di formazione” da svolgere durante le vacanze estive o invernali, in cui lavorare dieci ore al giorno per sette giorni alla settimana non era affatto inusuale.

La lotta tra le due diverse “bande” di lavoratori sarebbe scoppiata giovedì, complici anche le bevute che segnano l’inizio della Festa di Mezz’autunno. In un attimo, secondo i report della stessa Foxconn, si sarebbe creato un assembramento di 3-400 persone. Ancora due giorni dopo ci sarebbero stati frizioni tra i due gruppi e la polizia sarebbe stata costretta a intervenire.

Da lunedì online, sui social network, si sono diffusi foto e video. Impossibile verificarne l’autenticità ma mostrano gruppi di una quarantina uomini a torso nudo che impugnano spranghe e bastoni. Nel video la polizia è già sul posto. Secondo le ultime notizie starebbe ancora trattando con coloro coinvolti in questa “guerra tra bande”.

La memoria corre a un altro episodio recente, quando un litigio tra due lavoratori ubriachi era sfociato in una rissa di massa che aveva coinvolto duemila operai. In entrambi i casi , la rapida escalation da una singola controversia ad un confronto su larga scala mostra le sfide affrontate da Foxconn che cerca di gestire centinaia di migliaia di giovani lavoratori . 

Gli attivisti per i diritti dei lavoratori sostengono che queste escalation di violenza dipendono dallo stress a cui è sottoposta la maggior parte di loro: sono lontano da casa a lavorare per troppe ore. Altri sostengono che sarebbe dovuto alla gestione “in stile militare” di impianti di Foxconn .

L’agitazione in questione è l’ultima di una calda estate. Secondo i dati compilati da China Labor Bulletin, una ong che si occupa di lavoro a Hong Kong, da giugno ad agosto ci sarebbero stati un totale di 183 tra scioperi e proteste, più del doppio di quelli avvenuti nello stesso periodo del 2012.
Per combattere il costo del lavoro sempre più elevato (la seconda generazione di operai ha sicuramente più consapevolezza dei propri diriti), Foxconn sta spostando i suoi stabilimento nel più povero entroterra cinese.

E c’è un’altra innovazione. Nei prossimi cinque anni gli operai potrebbero essere sostituiti da robot. L’azienda Taiwanese Delta sta lavorando alla composizioni di robot che risultino più economici di un lavoratore umano, e Foxconn ha già annunciato l’introduzione di 300mila robot entro il 2014.

[Scritto per Lettera43; foto credits: wsj.com]