La fusione di alcune tra le principali testate finanziarie cinesi sotto l’ombrella della Xinhua rafforza il controllo del governo sull’informazione economica. Il processo è parte di un più generale risiko della stampa locale. Un’unica voce per raccontare la fase economica cinese. Giovedì 19 gennaio, alla vigilia della pubblicazione dei dati economici per il 2016, chiuso dalla Repubblica popolare con una crescita del 6,7%, al ritmo più lento da 26 anni, la Xinhua ha ricevuto il via libera per includere sotto il proprio ombrello cinque testate finanziarie. Nasce in questo modo la China Fortune Media Corporation.

In questo modo il governo intende rafforza «l’autorità centrale sulla riforma del sistema culturale» «l’influenza del giornalismo mainstream sull’informazione finanziaria».

A lungo il giornalismo economico-finanziario ha garantito una certa dose di indipendenza all’informazione cinese. Non è un caso che alcuni degli scandali ambientali o industriali emersi nel corso dell’ultimo decennio siano stati denunciati proprio dalla stampa economica. Una delle voci più libere del panorama giornalistico della Repubblica popolare è proprio un settimanale finanziario: Caixin, fondato da Hu Shuli una volta avviato il processo di normalizzazione della sua prima creatura, Caijing.
 

Compito della stampa ufficiale, per usare le parole dello stesso presidente Xi Jinping, è riportare notizie positive sull’operato del Partito comunista, garantendo la sua unità e la sua autorità.

Un esempio del nuovo corso si è avuto lo scorso ottobre, quando dopo un articolo che dava conto della protesta degli avvocati, cui sarà impedito di sfruttare proteste o internet, per far circolare informazioni sui casi che riguardano il loro clienti, proprio a Caixin fu vietato per un mese di fornire notizie ai vari portali cinesi.

La nuova società editoriale acquisirà e consoliderà tra gli altri sotto un unico gruppo il China Securities Journal, lo Shanghai Securities News (ossia le tue testate dedicate all’andamento delle borse di Shanghai e Shenzhen) e l’Economic Information Daily.

L’operazione rientra in un più ampio periodo di fusioni e chiusure per i quotidiani cinesi. Come scrive David Bandurski del China Media Project dell’università di Hong Kong, con l’inizio del 2017 è arrivata la fine di due storiche pubblicazioni: l’Oriental Morning Post di Shanghai (che nel 2008 svelò lo scandalo del latte adulterato e ora sarà inglobato dal quotidiano online The Paper) e il Beijing News.

«Ci sarà ancora spazio per una voce che ci possa sorprendere?» si domanda Bandurski, oppure «una volta che i leader cinesi avranno ripulito l’ambiente ci saranno soltanto le voci ministeriali?»

Nell’estate del 2015, proprio nel mezzo del crollo delle borse cinesi, un reporter di Caijing fu arrestato con l’accusa di aver diffuso informazioni false che avrebbero condotto al caos sui listini. Lo stesso Wang Xiaolu ha confessato, non si sa quanto spontaneamente, le proprie responsabilità, con un’ammissione in diretta televisiva. Molto più semplicemente il giornalista si era limitato a scrivere che la China Securities Regulatory Commission, equivalente locale della Consob, stava esaminando l’ipotesi di far uscire dal mercato azionario i fondi controllati dallo Stato che all’epoca fungevano da fattore stabilizzatore dei listini

L’intera operazione China Fortune Media avrà comunque risvolti non soltanto ideologici, ma più strettamente materiali. Come sottolineato dal presidente della Xinhua, Cai Mingzhao, il nuovo gruppo si espanderà gradualmente nel campo dei servizi di informazione finanziaria, nell’analisi dati, nei servizi di rating e nella gestione patrimoniale. Non è infine neppure esclusa una possibile quotazione del gruppo.