Crescita al 7,4%. Benvenuti nella “nuova normalità”

In by Simone

La Cina è entrata ufficialmente nell’era della «nuova normalità» tracciata da Xi Jinping. A certificarlo sono stati i dati sul pil del 2014 pubblicati ieri mattina. Pechino ostenta tranquillità, ma le agenzie di rating rivedono al ribasso le previsioni di crescita per il 2015. Toccherà al premier Li Keqiang spiegare la trasformazione economica che attende il paese.
L’economia cinese è cresciuta al ritmo del 7,4%, il più basso dal 1990, anno in cui si trovò a scontare le sanzioni imposte dopo i fatti di piazza Tien’amen. Inoltre, per la prima volta dal 1998, la Repubblica popolare non ha centrato l‘obiettivo di crescita che si era prefissata.

Nonostante tutto Pechino ha ostentato tranquillità. Il rallentamento era in parte atteso e anche sul mancato target la dirigenza si è trincerata dietro la parola «circa», posta davanti all’obiettivo del 7,5% che si era data.

L’espansione meno sostenuta del prodotto interno lordo dovrebbe confermarsi anche per il 2015. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’anno, tagliandole da +7,1% a +6.8%.

Mentre per il 2016 l’aggiornamento del World Economic Outlook stima una crescita del 6,3%, limata verso il basso dello 0,5% rispetto allo scorso ottobre. Per Standard & Poor’s, la Cina chiuderà l’anno  a +7,1%. Mentre più fosche sono le stime di Fitch che vede un 6,8% nel 2015 e un 6,5 per il 2016.

Dati pur sempre ben al di sopra di quelli europei, ma in constante calo rispetto al 7,7% registrato nel 2012 e nel 2013 e soprattutto lontani dai tassi a doppia cifra cui Pechino aveva a lungo abituato.

Anche alla luce di questa situazione, commentatori e analisti si aspettano che a marzo, al termine dell’annuale sessione plenaria dell’Assemblea nazionale del popolo,  la leadership fisserà attorno al 7% il target per il pil di quest’anno.

«Ci aspettiamo  che il Governo stabilirà per il 2015 un target più basso per la crescita del pil, che sarà però mancato. L’espansione del settore della finanza ombra a dicembre, via che lo stimolo monetario è penetrato nel sistema, indica una ragione importante alla base delle esitazioni di Pechino nel dare avvio a ulteriori stimoli: questo tema resterà valido anche nel 2015», è il commento Craig Botham, Emerging Markets Economist di Schroders.

Lo stesso governo, in una nota, non nasconde le pressioni che l’economia cinese dovrà fronteggiare. «Non abbasseremo la guardia contro i rischi fiscali e finanziari che ci aspettano questo e il prossimo anno», ha detto Ma Jiantang, direttore dell’Ufficio centrale di statistica.

L’elenco comprende i pericoli sul mercato immobiliare sempre a rischio bolla e  il debito dei governi locali. Spetterà ora al premier Li Keqiang, partito alla volta di Davos, rassicurare il parterre del Forum economico mondiale.

Il capo del esecutivo, spiega una fonte del governo all’agenzia ufficiale Xinhua, entrerà nel dettaglio delle riforme che  il Paese intende attuare e delle trasformazioni del modello economico.

Segnali positivi sono arrivati dai dati dell’ultimo trimestre chiuso, battendo le attese, con un +7,3%. Buone notizie sono arrivate dalla produzione industriale di dicembre (+11.9% su novembre), sebbene il dato del 2014 sia stato dell’8,3% in calo rispetto al 9,7% dell’anno prima. Bene nell’ultimo mese anche le vendite al dettaglio, in aumento dell’13,6% rispetto a un anno fa.

[Scritto per Milano Finanza. Foto credits: telegraph.co.uk]