Inno di Mameli e fazzoletti tricolori hanno accolto il presidente Mattarella in visita ieri presso la scuola multietnica “Daniele Manin”, nel quartiere Esquilino, la “Chinatown di Roma”. Un gesto simbolico che richiama l’Italia ad abbandonare i pregiudizi e a sostenere la Cina nella sua lotta contro il coronavirus. Una lotta globale che viene combattuta anche nello Stivale. Mentre la situazione dei due cinesi ricoverati allo Spallanzani rimane critica, nella giornata di ieri un caso sospetto è stato riportato tra i 56 italiani rientrati da Wuhan (l’epicentro del contagio) e ospitati alla Cecchignola per trascorrere i 14 giorni di quarantena. Dopo le prime analisi condotte sui tamponi, i medici hanno deciso di condurre ulteriori accertamenti.

Incerta è anche la situazione dei 7300 passeggeri delle navi crociera messe in quarantena nei porti di Yokohama e Hong Kong dopo che alcuni compagni di viaggio sono risultati positivi al virus.

Intanto, in Cina, il bilancio dell’epidemia continua a salire, smentendo le previsioni dei ricercatori cinesi che a fine gennaio avevano ipotizzato un progressivo calo nel giro di una quindicina di giorni. L’Oms si astiene dal fare pronostici. Secondo le autorità, tra mercoledì e giovedì il numero delle vittime persone infette è salito a 28,018 rispetto ai 20,438 casi confermati lunedì, pari a un incremento del 35% in pochi giorni. Numeri che gli esperti giustificano con l’esistenza di casi “nascosti”, in cui la sintomatologia lieve spinge i contagiati ad eludere le cure, vanificando le misure restrittive imposte dalle amministrazioni locali sulla mobilità e contribuendo a propagare il virus. La “buona notizia” è che se effettivamente le proiezioni risultassero sottostimate il tasso di mortalità effettivo sarebbe persino più basso rispetto al 2% finora calcolato.

Mentre scriviamo il bilancio delle vittime ha superato quota 560. Nel computo rientra anche Li Wenliang, il medico whistleblower che per primo aveva diffuso online la notizia dell’infezione venendo convocato dalla polizia per aver pubblicato informazioni infondate salvo poi venire riabilitato e acclamato come un “eroe”. Dato per morto dalla stampa statale, nella tarda serata di ieri un bollettino medico lo dava sotto ECMO e in fin di vita. Il decesso è stato cofermato solo più tardi dopo che la censura aveva provveduto ad armonizzare la reazione della rete. Ma il virus miete vittime anche tra i non infetti: dal ragazzo disabile abbandonato a se stesso in seguito al ricovero del padre malato al farmacista 28enne che dopo aver lavorato ininterrottamente per 10 giorni nel team incaricato di misurare la temperatura ai checkpoint lungo le strade è stato colto da infarto mentre si trovava nel suo dormitorio, diventando il secondo operatore sanitario a perdere la vita per il troppo lavoro in pochi giorni.

Intanto a Wuhan la crisi viene fronteggiata con la costruzione di nuove strutture di primo soccorso per malati non gravi in stadi sportivi e centri espositivi. Proprio ieri è stata annunciata l’apertura di un nuovo superlaboratorio in grado di effettuare 10.000 test al giorno. Appellandosi alle autorità cittadine, la vicepremier Sun Chunlan, ha ordinato controlli in ogni casa per verificare la temperatura di tutti i residenti, mentre il primo ministro Li Keqiang, a capo di un team anticrisi di recente formazione, ha chiesto una razionalizzazione delle forniture di carbone, energia elettrica, petrolio e gas dopo che i timori per la carenza di risorse hanno causato reazioni scomposte persino a Hong Kong, dove rumors su un imminente blocco delle spedizioni di carta igienica dalla mainland hanno spinto i cittadini a ripulire gli scaffali dei supermercati. Ma a preoccupare sono soprattutto le carenze mediche, aggravate dal sospetto che la distribuzione dei beni di prima necessità, come le mascherine chirurgiche, stia privilegiando funzionari statali e membri del partito. Il problema non è solo Wuhan ma tutta la provincia dello Hubei, dove in alcune zone meno attrezzate i media locali riportano un tasso di mortalità persino più alto (4,20%).

Segni di un notevole disagio trapelano dalle segrete stanze di Zhongnanhai, il Cremlino cinese. Secondo fonti Reuters, vedendo lontana una risoluzione della crisi, i leader starebbero discutendo una possibile posticipazione della sessione plenaria dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese che dal 1995 si riunisce a inizio marzo per approvare i nuovi obiettivi di crescita e che quest’anno dovrebbe suggellare la ratifica del primo codice civile cinese.

[Pubblicato su il manifesto]