Annunciato la scorsa settimana, il tour diplomatico del ministro degli Esteri cinese Wang Yi in Giappone e Corea del Sud ha alimentato speculazioni sul cambio di posizione della Cina verso gli antagonisti regionali. Nella giornata di ieri il numero due del Pcc ha concluso la sua visita di due giorni a Tokyo, la prima di alto livello da quando Yoshihide Suga ha sostituito Shinzo Abe come premier giapponese.

Dopo aver lasciato Tokyo, Wang Yi è volato a Seul, dove oggi incontrerà l’omologa sudcoreana Kang Kyung-wha con cui affronterà i dossier sulla Corea del Nord, la pandemia e la posizione sudcoreana con l’amministrazione americana di Joe Biden. La due giorni in Giappone è stata l’occasione per Wang Yi di presentarsi come l’interlocutore per rafforzare l’intesa economica e commerciale bilaterale, all’ombra delle crescenti preoccupazioni per l’assertività di Pechino nella regione.

D’altronde la Cina osserva con interesse la nuova leadership di Suga, sperando in un progressivo consolidamento del dialogo tra le due potenze asiatiche, raffreddato dopo l’inasprimento delle tensioni tra Washington e Pechino.
Wang ha affrontato diversi temi con l’omologo giapponese Toshimitsu Motegi e con il premier Suga, avanzando la necessità della lotta comune alla pandemia. Le due parti hanno convenuto sulla ripresa dei viaggi d’affari entro fine mese, senza obbligo di quarantena di 14 giorni se i viaggiatori risultano negativi al Covid-19.

Una misura finalizzata a rafforzare le relazioni commerciali bilaterali, consolidate dopo l’avvicinamento di Tokyo a Pechino con la firma del Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), l’accordo economico-commerciale tra i dieci Paesi dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. La storica intesa, che si presenta come il motore della crescita asiatica, è stato oggetto di discussione tra i due ministri: Wang e Motegi vogliono lavorare congiuntamente per garantire l’immediato successo dell’accordo, ma anche per ampliare la cooperazione bilaterale in materia di protezione ambientale, assistenza sanitaria, tecnologia e misure di risparmio energetico.

È forse una visione a più ampio raggio della Cina, che recentemente ha mostrato l’intenzione di voler entrare a nel TPP, l’accordo di libero scambio dell’Asia-Pacifico guidato dal governo nipponico dopo il ritiro degli Usa voluto da Trump. A limitare però il successo dell’incontro sino-giapponese è il tema della sovranità sull’atollo conteso delle Senkaku/Diaoyu, rivendicato rispettivamente da Tokyo e Pechino.

Non c’è stata la garanzia ad abbandonare la storica controversia e dai due ministri sono arrivate solo vacue promesse di collaborazione al fine di evitare un’escalation militare. A nulla, infatti, sono serviti gli appelli del ministro giapponese Motegi che ha chiesto un allentamento delle tensioni nelle acque attorno agli atolli, teatro di sconfinamenti da parte delle Forze armate cinesi.

Ma Pechino punta lo sguardo anche su Washington. Nella giornata di ieri è arrivato l’atteso messaggio di congratulazioni del presidente cinese Xi Jinping a Joe Biden per l’elezione a presidente degli Usa: Xi ha auspicato in uno sviluppo sano e stabile delle relazioni bilaterali, che hanno raggiunto i minimi storici con l’amministrazione Trump.

Sono stati i media statali cinesi a spiegare il motivo di tanta attesa: il messaggio del presidente cinese è arrivato solamente in questo momento perché l’agenzia federale statunitense, la General Services Administration, ha dato l’ok per l’inizio formale della transizione dei poteri presidenziali. Il tempismo, dicono a Pechino, è perfetto.

[Pubblicato su il manifesto]