pallone

Cina e Usa nel pallone

In Cina, Relazioni Internazionali by Alessandra Colarizi

Tra gli analisti aleggia il presentimento che il caso del pallone abbia creato un precedente. Soprattutto considerato l’aumento esponenziale delle incursioni americane nel Mar cinese meridionale. Intanto si affaccia l’ipotesi di un mancato coordinamento tra apparati militari e governo. In Cina l’esercito è controllato dal partito, ma è già accaduto in passato che falchi in divisa abbiano messo in imbarazzo la leadership in periodi di riavvicinamento agli States.

Prima le scuse, poi le minacce. “L’uso della forza da parte degli Stati Uniti è una chiara reazione eccessiva e una grave violazione delle convenzioni internazionali”: è la risposta del ministero degli Esteri cinese all’abbattimento del presunto pallone-spia cinese, costato la sospensione della visita di Antony Blinken in Cina, prevista per domenica scorsa. “La Cina salvaguarderà risolutamente gli interessi legittimi della società interessata e si riserva il diritto di fornire ulteriori risposte se necessario”, ha aggiunto la portavoce del dicastero alludendo a una possibile richiesta di risarcimento per la perdita materiale dell’aeromobile. Pechino insiste sia uno strumento non militare, utilizzato esclusivamente per rilevamenti scientifici.

I toni sono ben diversi dalle scuse sommesse di venerdì, quando le autorità cinesi hanno risposto alle accuse del Pentagono sostenendo l’involontarietà dell’operazione sui cieli americani, attribuita piuttosto a una deviazione dovuta alle correnti.  Nella tarda serata di venerdì Wang Yi, capo della Commissione Esteri del Pcc, si è confrontato telefonicamente con il segretario di Stato americano, e ha invitato la controparte a comunicare in modo tempestivo ed evitare errori di valutazione. Ma ha anche intimato di “non diffondere speculazione e creare clamore.” Ammonimenti analoghi sono arrivati dal ministero della Difesa.

Ma gli elementi a indebolire la versione cinese sono sempre di più. Non solo, secondo fonti di Bloomberg – durante l’amministrazione Trump si sono verificati avvistamenti simili almeno tre volte. Nella giornata di ieri, Colombia, Venezuela e Costa Rica hanno confermato – come anticipato dal Pentagono – l’avvistamento di un altro pallone, che Pechino ha riconosciuto come proprio. Di più. Secondo il Financial Times, riferimenti a un impiego militare dei palloni sono comparsi nel 2018 sull’emittente statale CCTV, quando un modello all’apparenza identico a quello avvistato in America fu immortalato mentre trasportava tre tipi di presunte testate. Documenti dell’Accademia cinese delle scienze comprovano l’impiego dei palloni nel collaudo di missili ipersonici. 

Se così fosse – secondo gli esperti – l”accidentale” ingresso del pallone nello spazio aereo statunitense potrebbe nascere dal mancato coordinamento tra l’esercito popolare di liberazione e il Consiglio di Stato. O forse in realtà voluto dai militari proprio per sabotare il dialogo con Washington. In Cina l’esercito è controllato dal partito, ma è già accaduto in passato che falchi in divisa abbiano messo in imbarazzo la leadership in periodi di riavvicinamento agli States.

Speculazioni a parte, l’episodio dimostra soprattutto il livello di sfiducia tra Cina e Stati Uniti: anche un evento simbolico con scarso impatto in termini di sicurezza nazionale può ormai pregiudicare la normalizzazione dei rapporti tra Pechino e Washington, già compromessi dalla tech war e le tensioni geopolitiche nell’Indo-Pacifico. Non capita di frequente sentire Pechino fare mea culpa. Ora l’incidente complica non poco i piani di Xi Jinping, fino a pochi giorni fa impegnato a ricucire i rapporti con Stati Uniti e alleati per fronteggiare con più tranquillità i nodi interni, rallentamento dell’economia in primis. Colto con le dita nella marmellata, e sotto pubblica accusa, il presidente cinese potrebbe trovarsi costretto ad abbandonare la postura più conciliante degli ultimissimi tempi. Da qui probabilmente il tentativo di sminuire il rinvio della visita di Blinken, che le autorità cinesi hanno smentito sia mai nemmeno stata confermata ufficialmente. 

Sui social cinesi, la notizia del pallone è stata ricevuta perlopiù con scherno. “Quindi d’ora in poi dovremmo ricambiare abbattendo tutti gli aerei o le navi statunitensi che entrano nello spazio aereo e nelle acque territoriali della Cina senza consenso?”, scrive un utente sul Twitter cinese Weibo. Non è solo una battuta. Tra gli analisti aleggia il presentimento che il caso del pallone abbia creato un precedente. Soprattutto considerato l’aumento esponenziale delle incursioni americane nel Mar cinese meridionale. Nel 2016 Pechino ha catturato un drone statunitense sottomarino, poi restituito dopo protesta formale. Dopo la storia del dirigibile, la prossima volta potrebbe andare peggio. Anche considerato il sospetto mal coordinamento tra l’esercito popolare di liberazione e il Consiglio di Stato, che secondo alcuni esperti spiegherebbe l”accidentale” ingresso del pallone nello spazio aereo americano.

D’altronde, gli Stati Uniti fanno uso di aeromobili gonfiabili fin dalla guerra fredda, e – secondo il Wall Street Journal –  nell’ultimo anno il Pentagono ha fatto incetta di vettori simili per il tracciamento di armi ipersoniche, testate recentemente da Cina e Russia. Proprio rapporti tra Pechino e Mosca figuravano in cima all’agenda di Blinken. Dall’invasione russa dell’Ucraina, Washington ha pazientato nella speranza di ottenere una mediazione cinese. Ma, negli ultimi tempi, il sostegno della Cina al Cremlino è diventato motivo di insofferenza alla Casa Bianca, che sembra avere sollevato privatamente la questione. Non è solo l’acquisto di petrolio siberiano a mettere Pechino in una posizione scomoda. 

Secondo documenti doganali consultati dal Wall Street Journal, nell’ultimo anno aziende statali cinesi hanno continuato a vendere tecnologia dual use a società pubbliche russe sotto sanzioni: si parla, tra le altre cose, di apparecchiature di navigazione per elicotteri da trasporto militare M-17, antenne telescopiche per il veicolo militare RB-531BE, e 1,2 milioni di dollari di pezzi per i caccia Su-35. Tutti mezzi utilizzati in Ucraina. Alcune commesse sono passate attraverso altri paesi, come Uzbekistan, Turchia ed Emirati Arabi. Tra i fornitori spiccano nomi come Poly Technologies e AVIC International Holding Corp., due colossi  della difesa cinese. 

A complicare ulteriormente il quadro ci si mette anche la morte improvvisa del panda Le Le. L’iconico mammifero, utilizzato da Pechino come strumento di diplomazia e soft power, era arrivato nello zoo di Memphis 20 anni fa e sarebbe dovuto tornare in Cina proprio quest’anno. All’inizio del 2022, sul web diversi utenti cinesi avevano messo in risalto le dubbie condizioni in cui veniva tenuto l’animale. Pechino manderà un team di esperti per appurare le ragioni del decesso.

Insomma, tra le due superpotenze sembra davvero non andarne bene una. 

Di Alessandra Colarizi

[Sintesi di due articoli pubblicati su Esquire e Il Fatto quotidiano]