Il 2020 ha cambiato il modus operandi di molti settori, mettendo al centro della vita delle persone il digitale,  dal lavoro all’istruzione fino ad arrivare anche a cambiare il volto dell’arte.  In Cina la digitalizzazione aveva già fatto passi da gigante, ma ha trovato un ulteriore slancio con l’esplosione della pandemia.  Il mondo artistico è quello che ovunque, anche in una Cina ormai fuori dall’emergenza, ha subito maggiormente le conseguenze delle chiusure. A partire dallo scorso marzo la più importante fiera artistica mondiale, l’Art Basel di Hong Kong, è stata annullata portando ingenti perdite al mercato artistico cinese. Inoltre, l’impatto dell’epidemia sulle gallerie in Cina si è esteso ben oltre i mesi di marzo ed aprile. Il settore artistico è stato uno degli ultimi a riprendere dopo il lock-down. Gallerie, musei ed artisti di tutto il mondo hanno dovuto sperimentare nuove modalità di lavoro, scoprendo le grandi potenzialità del digitale.  Il 2020 ha confermato l’avvenire di un nuovo modo di fruire e produrre l’arte, andando di pari passo con la tecnologia e promuovendo l’ascesa del New Media Art.

Che cosa si intende per New Media Art?

Per New Media Art si intende un comportamento artistico che viene eseguito tramite le nuove tecnologie dei media. La maggior parte degli artisti che lavora con la tecnologia esplora tematiche legate al digitale, producendo opere che interpretano la relazione tra mondo reale e virtuale. Dagli anni ’90 in poi, la New Media Art è fiorita su scala globale, arrivando con successo anche in Cina. Lo sviluppo dell’arte è strettamente collegato a quello della scienza. Le nuove invenzioni tecnologiche hanno reso possibile la nascita di una nuova arte, che è diventata un fenomeno culturale significativo dei tempi moderni. Fotografia e cinema sono tutte nuove forme d’arte nate grazie allo sviluppo della tecnologia dell’immagine. Ad oggi questa tipologia di ricerca tecnologica nell’arte ha avvicinato il ruolo dell’artista a quello dell’ informatico, talvolta hacker, fenomeno in particolar modo presente in Cina con artisti che cercano e creano escamotage digitali per avallare la censura del Great Firewall. Sono molti gli artisti cinesi che svolgono un importante ruolo di ricerca tecnologica, uno dei più famosi è Aaajiao (Xu Wenkai). New media artist e computer visual programmer, sebbene la figura di Aaajiao sia ben lontana da quella di un ingegnere senza interesse per il mondo dell’arte, egli rappresenta una tendenza verso un impegno più rigoroso degli artisti nei confronti delle tecnologie e della cultura del software di ultima generazione. La digitalizzazione artistica è un percorso di non ritorno

 

La digitalizzazione artistica

Cao Fei è forse l’artista digitale cinese più riconosciuta della sua generazione, con esposizioni al Gugghenaim e al MoMa di New York. Secondo Cao Fei we’re drifting in the virtual world without an exit. In un’intervista rilasciata per Radii China ha esplorato i pro ed i contro della digitalizzazione artistica durante l’esplosione della pandemia, analizzando i rischi di una dipendenza da tablet. Il lavoro di Cao Fei è caratterizzato da una continua esplorazione della virtualità, e di come questa ha radicalmente alterato la percezione che l’uomo ha di sé e della realtà. Questo slittamento tra il fisico ed il virtuale è sempre presente nel suo lavoro; dalle potenzialità utopiche e distopiche delle nostre città moderne, all’evasione degli utenti attraverso una piattaforma virtuale, agli effetti alienanti del lavoro meccanizzato in Cina. Lo scorso Marzo Cao Fei aveva inaugurato la sua esposizione “Blueprints” alla galleria Serpentine di Londra. Il caso a voluto che la mostra, che esplorava la realtà distopica della digitalizzazione, prevedesse quello che sarebbe accaduto a breve in tutto il mondo. Londra proclamò il lock-down totale pochi giorni dopo l’inaugurazione, creando una situazione mondiale non troppo lontana dalla realtà virtuale distopica concepita dall’artista.

New Media preferred

La limitazione nei viaggi ha costretto gallerie e musei a preferire il digitale, per ovvi motivi pratici. Le limitazioni negli spostamenti e la repentina crescita dei prezzi di trasporto di opere d’arte da un paese ad un altro hanno portato le gallerie cinesi non solo a preferire artisti locali, ma anche ad investire di più sul New Media. La nuova tendenza artistica del 2020 è stata l’esposizione in VR (Virtual Reality) di molte gallerie e fiere, fatto che ha notevolmente tagliato i prezzi di spedizione di opere fisiche e semplificato tempi di allestimento. Un esempio recente è Art Basel di Miami, fiera che si è svolta totalmente online, così come è avvenuto per la scorsa Shanghai Fashion Week, totalmente in live streaming . Il museo M WOODS di Pechino, per assistere agli amanti dell’arte durante la quarantena, ha fatto ricorso al gioco per smartphone Animal Crossing[2]. Creando un museo virtuale in una realtà virtuale, M WOODS ha accompagnato gli utenti alla scoperta di artisti come Lu Yang, David Hockney e Andy Wharol. Sempre M WOODS ha pubblicato una serie di video sui propri account social realizzando Art Is Still Here: A Hypothetical Show for a Closed Museum, un tour virtuale del museo.

Alcune gallerie in Cina hanno scoperto di essere state fortuitamente preparate alle chiusure impreviste dovute alla pandemia. Già dal 2016, la Power Station of Art di Shanghai aveva iniziato a condividere su WeChat le fotografie ed i filmati delle proprie mostre, ed ha continuato a fare lo stesso durante il periodo di chiusura. I musei cinesi ad oggi hanno riaperto le proprie porte al pubblico, sempre guardando al digitale come una preziosa risorsa. Un esempio recente è l’esposizione Odyssey and Homecoming dell’artista Cai Guo-Qiang, allestita a Dicembre al Palace Museum di Pechino in onore del 600esimo anniversario della Città Proibita.

Sempre M WOODS ha pubblicato una serie di video sui propri account social realizzando Art Is Still Here: A Hypothetical Show for a Closed Museum, un tour virtuale del museo.

Alcune gallerie in Cina hanno scoperto di essere state fortuitamente preparate alle chiusure impreviste dovute alla pandemia. Già dal 2016, la Power Station of Art di Shanghai aveva iniziato a condividere su WeChat le fotografie ed i filmati delle proprie mostre, ed ha continuato a fare lo stesso durante il periodo di chiusura.

I musei cinesi ad oggi hanno riaperto le proprie porte al pubblico, sempre guardando al digitale come una preziosa risorsa. Un esempio recente è l’esposizione Odyssey and Homecoming dell’artista Cai Guo-Qiang, allestita a Dicembre al Palace Museum di Pechino in onore del 600esimo anniversario della Città Proibita[1].

Cai Guo-Qiang è famoso per le sue istallazioni pirotecniche, che in questo caso sono state impossibili da allestire all’interno del Palace Museum, che ospita antiche collezioni e riproduzioni in legno della Città Proibita. Il problema è quindi stato risolto con la realtà virtuale.

La mostra, curata a distanza dallo storico della Columbia University Simon Schama, non finisce quindi col botto, ma con la tecnologia. Lavorando con HTC Vive Arts di Taiwan, Cai Guo-Qiang ed il suo team hanno creato una realtà virtuale: Sleepwalking in the Forbidden City è una visione onirica della Città Proibita circondata da giochi pirotecnici color pastello.

Il cambiamento generazionale dell’arte

La presenza online di una galleria è già da tempo importante: la maggior parte dei clienti preferisce osservare online il catalogo e spesso completare l’acquisto senza mai recarsi fisicamente in una galleria.  La dirompente presenza del digitale nel mondo artistico è anche dovuta alla predominanza di una nuova classe di ricchi cinesi: i millennials[1]. La generazione Y è la nuova classe di consumatori, istruita e sofisticata e sempre in cerca di nuove tendenze. Diversi collezionisti d’arte emergenti in Cina non hanno ancora compiuto i trent’anni. Le gallerie, per avvicinarsi a questa classe di giovani amanti dell’arte, hanno puntato a costruire account social su app popolari come Douyin.  La tendenza ad attrarre consumatori più giovani in Cina è anche evidente dal numero di impressionanti installazioni New Media che spesso fungono da set fotografico per influencer e star del web cinesi. Anche se la tipologia di opere più vendute nel mercato artistico cinese rimane quella di stampo più tradizionale (pittura e scultura) il New Media è una risorsa per spiccare sui social ed attrarre nuovi consumatori.

L’arte di solito non solo rispecchia i comportamenti di una società, ma tende a prevederli, provando a descrivere un mondo che già non può più fare a meno delle ultime tecnologie e che spesso naviga sul web viaggiando in realtà virtuali. La pandemia ha solamente accelerato il veloce processo di  digitalizzazione cinese, affermando una tendenza che da tempo si stava facendo largo in ambito artistico.

Di Camilla Fatticcioni*

**Laureata in lingua Cinese all’università Ca’ Foscari di Venezia, Camilla vive in Cina dal 2016. Nel 2017 inizia un master in Storia dell’Arte alla China Academy of Art di Hanghzou interessandosi di archeologia ed iconografia buddhista cinese medievale. Sinologa ed autrice del blog perquelchenesoio.com, scrive di Asia e Cina specialmente trattando temi legati all’arte e alla cultura. Collabora con diverse riviste tra cui REDSTAR magazine della città di Hangzhou e scrive per il blog di Bridging China Group. Appassionata di fotografia, trasmette la sua innata voglia di raccontare storie ed esperienze attraverso diversi punti di vista.