Busan International Film Festival, la top 3 di China Files

In Cultura by Redazione

Busan International Film Festival 2022

Si è conclusa venerdì 14 ottobre la 27° edizione del Busan International Film Festival (BIFF), il più grande festival cinematografico asiatico che ha presentato 243 film provenienti da 71 paesi, di cui 89 sono stati presentati in anteprima mondiale. Il BIFF è tornato questa volta senza restrizioni e con la piena partecipazione di ospiti internazionali, tra cui il leggendario Tony Leung, il regista giapponese Hirokazu Kore-eda, la star coreana Song Kang-ho e l’attore coreano-americano Daniel Dae Kim.

La cerimonia sul tappeto rosso, cha ha avuto luogo per la prima volta dalla pandemia, è stata seguita dalla proiezione di apertura di Scent of Wind del regista iraniano Hadi Mohaghegh.

Sebbene le proiezioni siano state leggermente meno affollate rispetto alle edizioni pre-pandemia, il festival è comunque riuscito ad attirare un totale di 7.542 ospiti dalla Corea del Sud e dall’estero e a registrare 161.145 presenze con un’occupazione dei posti del 74%.

In the Mood for Tony Leung

Celebrità indiscussa dell’ultima edizione del BIFF è stato l’icona dello schermo hongkonghese Tony Leung, che dopo quasi vent’anni è tornato a Busan come vincitore del premio Asian Filmmaker of the year.  La rassegna “In the Mood for Tony Leung” ha presentato sei film scelti dallo stesso attore: Happy Together, In the Mood for love e 2046 di Wong Kar Wai, The Longest Nite di Patrick Yau, The Eagle Shooting Heroes di Jeffrey Lau e Internal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak.

Leung è stata una figura a lungo apprezzata in Corea del Sud, dove il cinema di Hong Kong ha goduto di un picco di popolarità all’inizio degli anni ’90 ed è apparso per la prima volta al festival di Busan nel 1997. Da allora, la Corea del Sud ha consolidato il suo status di potenza culturale globale, in parte grazie al successo riscosso con il film premio Oscar “Parasite” e con la serie Netflix “Squid Game”. Durante la cerimonia, Tony Leung ha espresso il desiderio di voler collaborare con due delle migliori star coreane del momento, Song Kang-ho e Jeon Do-yeon.

 


Tony Leung al BIFF 2022

BIFF New Currents and Kim Jiseok Awards (Top 3)

A Wild Roomer del regista coreano Lee Jeong-hong e Shivamma dell’indiano Jaishankar Aryar, sono i vincitori dei New Currents Awards di questa edizione.

A Wild Roomer (Corea del Sud)

Lee Jeong-hong con il suo film d’esordio dal carattere semplice e quotidiano, sembra conquistare immediatamente il cuore del pubblico. Park Gi-hong, un carpentiere che si occupa di ristrutturazioni di interni, affitta una stanza in un appartamento alla periferia di Seoul. Nel tempo libero, coltiva l’amicizia con il padrone di casa Kyong-jun e la sua ragazza Hyung-jun. Inesperto nelle interazioni sociali e particolarmente goffo in presenza del sesso opposto, Gi-hong preferisce trascorrere maggior tempo con Kyong-jun. Per rompere la monotonia delle loro giornate, i due uomini vanno alla ricerca di qualsiasi tipo di avventura. Così, quando si accorgono che il tettuccio del van di Gi-hong è ammaccato, si trasformano in investigatori e iniziano la caccia all’uomo ma scoprono ben presto che si tratta di una ragazzina di vent’anni senza fissa dimora. Quest’ultima entra in scena come una mina vagante e con la sua presenza eterea, rende le ultime scene più accattivanti.

“Separazione” e “connessione” sono i concetti architettonici della casa di Kyong-jun, che riflettono appieno le relazioni dei vari personaggi, costretti a stare insieme per via della vicinanza o per il semplice susseguirsi di vicende. Il film tenta di esplorare le dinamiche che si celano nelle interazioni sociali della Corea contemporanea.


A Wild Roomer

Shivamma (India)

Vincitore nel 2019 con il suo cortometraggio Lacchavva del premio Best Film al Bangalore International Short Film Festival, Jaishankar Aryar approda a Busan con il suo primo lungometraggio Shivamma in lingua Kannada, ambientato nello stato del Karnataka dell’India sudoccidentale.

Shivamma, interpretata da Sharanamma Chetti, è una povera donna di mezza età senza istruzione scolastica e con poche opzioni per il sostentamento della sua famiglia. Ha una figlia in procinto di sposarsi, un figlio che deve completare gli studi, un marito malato e una relazione complicata con suo fratello, che con riluttanza finanzia i parenti meno abbienti. Così, quando Shivamma viene a conoscenza della miracolosa bevanda energizzante Nuracle, abbraccia il mito della ricchezza imminente. Si aggrappa alla speranza offertale dal prodotto e alla convinzione di poter cambiare presto la sua vita. L’ineluttabile caduta di Shivamma punisce non solo il personaggio centrale per la sua ingenuità, ma anche la sua famiglia.


Shivamma

Kim Jiseok Awards

Il Kim Jiseok Award, istituito nel 2017, è un premio nato per ricordare e onorare l’ex direttore della programmazione di Busan Kim Ji-seok che ha dedicato tutta la sua vita alla scoperta e al sostegno della crescita del cinema asiatico. Il premio viene assegnato a registi coreani e asiatici che abbiano diretto più di tre lungometraggi.

I due film vincitori di questa edizione sono Scent of Wind dell’iraniano Hadi Mohaghegh e Alteration del regista uzbeko Yalkin Tuychiev.

Scent of Wind (Iran)

Vincitore del New Currents Award al BIFF 2015 con il film Immortal, il regista iraniano Hadi Mohaghegh torna a Busan questa volta come direttore e protagonista di Scent of Wind, un film che sembra riaccendere la nostra fede nell’umanità.

Ambientato in un remoto villaggio iraniano, un uomo disabile (Mohammad Eghbali) per guadagnarsi da vivere estirpa da una ripida parete rocciosa delle piante speciali che macinate diventano erbe medicinali. Le gambe dell’uomo sono piegate sotto il suo bacino e camminare per lui è un processo lungo e faticoso. Salta la corrente in casa e l’uomo percorre km per trovare un telefono e chiamare la centrale elettrica affinché mandino qualcuno a ripararla. Quando l’elettricista Eskandari arriva sul luogo, si rende conto che il problema è più grande di quanto previsto e che potrebbero volerci giorni per la riparazione. Ma quando vede il figlio malato che giace immobile sul capezzale, decide di fare il possibile per riportare l’elettricità nel breve tempo possibile.

Scent of Wind è un film intriso di gentilezza dove non ci sono cattivi ma solo persone disposte ad aiutarsi a vicenda. Il regista, originario del luogo in cui è stato girato il film, ha dichiarato che nessuno meglio di lui avrebbe potuto interpretare il ruolo del protagonista. La regione, identificata come Cham-e Ali Mordani, attraverso paesaggi che si stagliano sullo schermo come veri e propri dipinti, regala una bellezza straordinaria ad ogni singolo fotogramma.


Scent of Wind

BIFF 2022 : i nostri personal favourites

Utama (Bolivia-Uruguay-Francia)

Alejandro Loayza Grisi debutta a Busan con il suo primo lungometraggio “Utama”, un viaggio straordinario ai confini di una terra lontana e quasi dimenticata. “Utama” che in lingua quechua significa “la nostra casa”, ci cattura sin dalla scena di apertura. Virginio e Sisa, interpretati dalla coppia reale Josè Calcina e Luisa Quispe, vivono sull’altopiano boliviano in una piccola casa di fango, senza elettricità né acqua corrente, dove allevano un branco di lama. Il compito di Sisa è andare a prendere l’acqua mentre Virginio si occupa del pascolo degli animali. Non piove da quasi un anno, il pozzo del villaggio più vicino si è prosciugato e raggiungere il fiume, ridotto ormai a una lingua d’acqua, richiede una lunga passeggiata.

La siccità e la condizione in cui versa l’anziana coppia spaventano il nipote Clever che visita i nonni con la missione di convincerli a trasferirsi in città.  Mentre i vicini iniziano ad abbondare il villaggio, la coppia restia decide di restare e aspettare affinché la pioggia ritorni a benedire la loro terra.

I dialoghi sono pochi ma i primi piani delle loro espressioni solenni e delle mani raggrinzite, la tosse rauca e il respiro affannoso di Virginio riempiono lo schermo. La scelta del cast di una coppia reale e attori non professionisti, deriva dalla volontà del registra di creare un autentico ritratto della loro vita e del loro affetto genuino. L’aridità dei terreni trapela attraverso le immagini e ci fa riflettere sull’emergenza del cambiamento climatico e dei suoi effetti dirompenti.

Utama

 

Hanging Gardens (Iraq-Egitto-Palestina-Arabia Saudita-Libano-UK)

Il regista Ahmed Yassin AL DARADJI con il suo film Hanging Gardens ci mostra senza mezzi termini le conseguenze devastanti di una guerra. La scena iniziale della grande montagna di rifiuti alla periferia di Baghdad ricolma non solo di ogni tipo di spazzatura, bensì anche di corpi di bambini abbandonati, è di forte impatto. Rimasti orfani a causa della guerra, il dodicenne As’ad e suo fratello maggiore Taha setacciano regolarmente questa discarica fumante chiamata ironicamente dai locali “I Giardini pensili”, alla ricerca di cianfrusaglie rivendibili. Al contrario del fratello che si concentra su rottami metallici e scarti plastici, As’ad raccoglie anche materiale pornografico lasciato dai militari statunitensi dopo l’invasione americana. Un giorno scova tra i rifiuti una sex doll e decide di portarla a casa. La lava, la decora con cura e le infila un vestito rosso comprato al mercato con il suo amico Amir. Quando As’ad e Amir scoprono che la bambola può registrare e riprodurre i suoni, decidono di mettere su un bordello a due ruote, con il risciò di Amir che funge da sede commerciale. Il ragazzino ha paura che qualcuno possa farle del male e per questo motivo non permette a nessuno di portare in tasca oggetti taglienti. Per As’ad la bambola non è semplicemente uno strumento per fare soldi, ma rievoca in lui il calore materno da cui è stato prematuramente separato. Gli affari vanno a gonfie vele, si formano lunghe code e gli adolescenti sono tutti impazienti per l’incontro con la bionda artificiale. Il business però ha vita breve e As’ad e Amir devono presto fare i conti con la cultura conservatrice e opprimente del loro paese.

Hanging gardens

 

Angela Piscitelli nasce a Isernia nel 1988. L’amore viscerale verso l’esotico la porta per la prima volta in Asia nel 2012. La decisione di esplorare in tutte le sue dimensioni il continente asiatico si realizza nel 2014, quando, terminati gli studi in Lingue e Civiltà Orientali a Roma, si stabilisce a Shanghai dove consegue un Master in Giornalismo e Comunicazione. La sperimentazione fotografica trova ampia espressione durante i suoi viaggi, dove prende piede la passione per il ritratto e la fotografia di strada, l’unica, secondo l’autrice, capace di riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee nella vita di tutti i giorni.