Tra India e Cina: il Nepal tra i giganti

In Uncategorized by Simone

Le motivazioni ufficiali parlano di espandere la mutua collaborazione e rafforzare le relazioni bilaterali tra Pechino e Kathmandu, ma la visita del primo ministro nepalese Madhav Kumar in Cina iniziata il 26 dicembre, la prima nel “Paese di mezzo” da quando Kumar è stato nominato a capo del governo la scorsa estate, ha radici ben più profonde.

Sullo sfondo si intravedono le proteste lanciate dai maoisti, guidati dal ex primo ministro  ed ex guerrigliero Pushpa Kamal Dahal, più conosciuto con il nome di battaglia Prachanda, intenzionati a ristabilire la «supremazia civile» nel Nepal, ma al centro di tutto restano le relazioni di Kathmandu con l’India e la Cina. 

Il piccolo paese himalayano è stretto tra i due giganti asiatici. «Vogliamo mantenere buone relazioni con entrambi i nostri vicini» spiega diplomaticamente Kumar. Per molti analisti il viaggio è un «atto di bilanciamento» per compensare la visita in India dello scorso mese di agosto, la prima visita ufficiale all’estero del primo ministro dopo il suo insediamento. La scelta di visitare l’India come primo viaggio ufficiale  è una prassi consolidata da parte dei governanti nepalesi, rotta solo dal leader maoista Prachanda, che nel 2008 aveva scelto invece Pechino per dare  iniziato al suo mandato. Un mandato che avrebbe dovuto condurre il paese alla tanto agognata pace, dopo anni di guerra civile; una legislatura  ricca di grandi aspettative infrante, però, nel maggio di quest’anno, quando Prachanda ha rassegnato le dimissioni dopo un violento scontro istituzionale con il presidente Rambaran Yadav ed è stato sostituito alla guida del paese da Kumar, anche lui comunista, ma non maoista.

Tra il governo indiano e i maoisti nepalesi non è mai scorso buon sangue; in molti a Nuova Delhi denunciano la contiguità tra questi ultimi e la guerriglia naxalita attiva in molti stati indiani. Dal canto suo Prachanda, impegnato in questi giorni  nella quarta fase del movimento di protesta contro il governo di Kathmandu e nelle celebrazioni per il 116 anniversario dalla nascita di Mao Zedong, denuncia  le «continue interferenze indiane negli affari interni nepalesi», interferenze che infastidiscono, e non poco anche molti alti funzionari cinesi pronti, riferisce l’Asia Times, a «difendere la sovranità e l’indipendenza » del Nepal.

La Cina sembrerebbe diventata molto sensibile gli interessi indiano sul piccolo stato, tra i progetti sui quali maggiormente si concentra l’attenzione di Pechino figura la costruzione di un aeroporto nella città di Surkhet, al confine tra i i tre paesi, che dovrebbe servire da base d’appoggio per l’Indian Air Force.  La visita di Kumar in Cina sembrerebbe quindi voler tranquillizzare un po’ tutti: da una parte Pechino, dall’altra l’opposizione maoista. Il primo ministro, che ha scelto Lhasa, nel Tibet, come prima tappa del suo viaggio, ha voluto ricordare il rispetto di Kathmandu verso la «politica dell’unica Cina», assicurando la ferma opposizione del governo nepalese ad ogni manifestazione anti-cinese nel territorio del piccolo stato himalayano, un riferimento non troppo velato agli esuli tibetani attivi in Nepal.

Sul piatto della bilancia Pechino mette invece alcuni accordi di collaborazione per progetti idroelettrici, nelle infrastrutture e nella promozione del turismo. Una collaborazione redditizia considerato che nei primi 10 mesi di quest’anno il volume degli scambi bilaterali tra i due paesi ha toccato, secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, i 304 milioni di dollari, senza contare il 20 milioni di yuan di «assistenza militare» offerti da Pechino a Kathamndu. 

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