Thailandia – È colpo di stato (UPDATE)

In by Simone

Giovedì 22 maggio i vertici militari thailandesi hanno ufficializzato l’ennesimo colpo di stato, il terzo in 30 anni. Bangkok, due giorni fa, si era svegliata con le strade intasate da blindati e camionette militari. I militari avevano sottolineato: «Non si tratta di un colpo di Stato», ma la crisi politica del paese sembra entrare in una nuova fase, con il rischio di una vera e propria guerra civile. (UPDATED) UPDATE 22 maggio

“Questo non è un colpo di Stato”, aveva detto martedì il generale Prayuth Chan-ocha nell’annunciare l’imposizione della legge marziale in Thailandia. Era il preludio infatti. Il golpe si è consumato oggi.

Per riportare al più presto la normalità, per amore della società e per riformare le strutture politiche, economiche e sociali i militari devono prendere il controllo”, ha detto il numero uno dell’esercito, in un discorso televisivo alla nazione.

Poco prima del proclama, riporta l’agenzia Reuters, i militari avevano portato via il leader dell’opposizione anti-governativa, Suthep Thaugsuban, dai colloqui con le altre fazioni in campo nei quali si cercava una soluzione alla crisi politica che da sei mesi attanaglia il Paese, tra proteste, in gran parte delle classi medie e delle élite urbane, contro il governo guidato fino a poco tempo fa da Yingluck Shinawatra, sorella del deposto ex premier Thaksin, e dall’altra parte sostenitori dell’esecutivo. 

Militari sono stati mandati a sgomberare gli accampamenti delle due fazioni. Secondo quanto scrive il reporter di Voice of America, Steve Herman, tra i rossi, ossia i sostenitori del clan Shinawatra, alcuni leader hanno tentato di spronare i dimostranti a resistere.

La costituzione nazionale è stata sospesa tranne per ciò che riguarda il ruolo della monarchia. Il governo provvisorio è stato privato di ogni autorità. Sul Paese cala inoltre il coprifuoco, in vigore dalle 22. Su Twitter i residenti in Thailandia raccontano che radio e televisioni sono passate sotto il controllo dell’esercito e ora trasmettono solo immagini e canzoni militari. 

Per la seconda volta in otto anni, i militari intervengono nella politica del Paese. Nel 2006 deposero dalla carica di primo ministro il controverso, ma popolare imprenditore Thaksin, dal 2008 in esilio auto-imposto.

La storia – 21 maggio

La notte precedente, il generale Prayuth Chan-ocha ha dichiarato la legge marziale sull’intero territorio nazionale. Il provvedimento garantisce maggiore autorità all’esercito rispetto alle istituzioni civili, conferendogli, tra gli altri, il potere di imporre restrizioni ai mass media, di proibire i raggruppamenti e il movimento di persone, di dichiarare coprifuochi, e di perquisire e detenere chiunque sia sospetto di contravvenire il provvedimento stesso.

L’imposizione della legge marziale arriva a meno di un mese dalla rimozione della premier Yingluck Shinawatra, avvenuto per via giudiziaria tramite quello che è generalmente visto come un «golpe giuridico», e dopo più avvertimenti, nei giorni scorsi, che l’esercito sarebbe intervenuto in caso di una escalation di violenze civili.

L’escalation non c’è stata, ma la capitale tailandese dallo scorso novembre era in mano alle proteste guidati da Suthep, ex politico di opposizione, in piazza per ottenere la caduta del governo, ritenuto immorale perché apparentemente opposto alla monarchia, a favore di un consiglio di «brava gente» non eletta. Le proteste erano sfociate in episodi di violenza tra i manifestanti antigovernativi e le camicie rosse, che sostengono invece il governo di maggioranza.

La legge marziale potrebbe rivelarsi efficace nel mandare a casa i manifestanti di entrambe le fazioni, ma difficilmente risolverà il conflitto che, almeno dal 2006 – quando l’esercito rovesciò la premiership di Thaksin Shinawatra, fratello di Yingluck, con un golpe – sta portando la Thailandia sempre più sul baratro di una guerra civile. Se da una parte l’esercito potrebbe adoperare la legge marziale per assicurarsi che i cittadini possano partecipare alle elezioni previste per il 20 luglio (le ultime elezioni, lo scorso febbraio, furono annullate dopo che i manifestanti antigovernativi impedirono ad alcuni cittadini di raggiungere i seggi), dall’altra numerosi elementi suggeriscono che più probabilmente cancellerà le elezioni a favore di un premier ad interim, proprio come avvenne a seguito del golpe del 2006.

Il potere di censura, ad esempio, per adesso è stato impugnato in una sola direzione, con l’oscuramento di Voice Tv, il canale televisivo delle camicie rosse, mentre Blue Sky, il canale dei manifestanti antigovernativi, è ancora in servizio. Un ulteriore segno della mancanza di fiducia nei confronti del governo di maggioranza è la decisione dell’esercito di dissolvere il centro per la sicurezza nazionale mettendolo nelle mani del generale Prayuth. Pur dichiarando che non interferirà con il lavoro del governo, l’esercito si è instaurato nei palazzi governativi, costringendo il gabinetto a riunirsi altrove.

La stessa imposizione dello stato di emergenza non è stabilita dalla Costituzione, che riserva la prerogativa al re con la controfirma del premier. Questo elemento trasforma la legge marziale in qualcosa di simile a un colpo di stato, anche se l’esercito rifiuta tale definizione. In molti sembrano dimenticare il ruolo dell’esercito nel golpe del 2006 e negli anni seguenti, e appaiono pronti ad accettare Prayuth come mediatore tra le due fazioni. Così, i soldati presenti, anziché ricordare un passato che sembra ripetersi, sono diventati un’opportunità per sorridenti foto ricordo.

[Scritto per il manifesto; foto credit: nydailynews.com]

*Edoardo Siani vive in Thailandia dal 2002. Lavora come insegnante di inglese e di italiano e come interprete per la polizia locale. Sta raccontando gli anni trascorsi in uno slum di Bangkok in un libro.