Caratteri Cinesi – Celluloid dreams

In by Simone

Letteratura e cinema si destreggiano tra censura e autocensura, tra politiche incomprensibili e mercato. Gli scrittori e sceneggiatori Zhu Wen e Murong Xuecun si confrontano sulla scrittura, che è la loro passione, ma anche il loro lavoro. Zhu Wen, classe 1967, è stato premiato a Venezia e a Berlino rispettivamente per due dei suoi film, Seafood e South of the clouds, mentre molti dei suoi romanzi, tra cui I love dollars sono stati tradotti in lingua inglese e in italiano.

Murong Xuecun, nato nel 1974, è lo pseudonimo di Hao Qun, famoso per il suo libro Chengdu: ti prego, questa notte dimenticati di me, è stato nominato nel 2008 per il Man Asian Literary Prize, ha un blog molto attivo ed è presente sul principale social network cinese, Weibo.

Con una metafora sulla donna, moglie e amante, gli autori sono riusciti subito a far divertire il pubblico maschile in platea, mentre quello femminile ha amaramente sorriso: per Zhu Wen e Murong Xuecun, diventare sceneggiatori ha significato iniziare un’altra relazione rispetto a quella precedente. “È come passare da una donna ad un’altra, pensi che sia diverso, ma invece è praticamente la stessa cosa”, afferma Zhu Wen.

Il più fedele al letto coniugale Murong, invece, pone l’accento sulla scappatella di una notte, per poi ritornare all’amore della propria vita: la letteratura e scrivere romanzi.

Ma è veramente così? Letteratura e sceneggiatura sono due donne diverse con molti punti in comune? Le sostanziali differenze e le somiglianze si intrecciano senza neanche volerlo.

La diversa grammatica delle due arti è il punto focale: “Il linguaggio del cinema impone una visualizzazione degli eventi, si passa da un’immagine ad un’altra, mentre lo sviluppo dei personaggi è piuttosto simile” afferma Murong.

Il cinema associa varie discipline, caratteristica esente dallo scrivere romanzi. “È diverso il processo artistico e creativo” sottolinea Zhu Wen.

Sebbene siano due mondi distinti, però, Murong associa il passaggio tra romanzo e film  alla traduzione, e continua dicendo “si può avere quella letteraria, quella di significato e quella dello spirito. Tra un libro e una sceneggiatura deve passare lo spirito del lavoro iniziale”.

Grammatiche diverse quindi, ma per i due scrittori divertirsi, sognare e sperimentarsi è una parte fondamentale del loro lavoro. “Scrivere romanzi vuol dire perdersi nel loro fascino, qualcosa di simile allo scrivere poesie, comporre o all’essere Dio” continua Murong, tra le risa del pubblico.

La platea è a maggioranza occidentale, si parla di cinema e letteratura. In questi casi diventa inevitabile varcare la porta del trito e ritrito, ma sempre e comunque annoso, tema della censura in Cina.

Gli scrittori sostengono che l’aspetto terrificante non è il divieto imposto dall’alto ma quello che l’autore impone a se stesso: l’autocensura. Ziwo shencha, in cinese.

Gli autori scelgono strade diverse: Zhu Wen non se ne cura, gira i suoi film esprimendo se stesso, consapevole che due di essi sono usciti esclusivamente in Occidente, mentre Murong fa di tutto perché il pubblico cinese possa vedere i suoi lavori. “Mi autocensuro per poter condividere l’arte con il pubblico cinese” dice.

In Cina, oltre al dibattito sul tema della censura, esiste anche un problema nascosto tra tutte le beghe governative: il rating, sistema di restrizione della visione di prodotti cinematografici o televisivi per il pubblico, quello che da noi è riassunto con il detto "vietato ai minori di quattordici anni".

In Cina non esiste una legge sul rating, e questo impone ai registi cinesi un’armonizzata scelta dei temi ma anche una difficoltà nello sperimentarne nuovi, in quanto molti contenuti potrebbero comunque essere tagliati a causa di un sistema che sancisce in modo vago cosa è lecito e cosa non lo è.

Ad esempio, continua Murong “in Cina, i film non possono contenere personaggi come i fantasmi, ma possono apparire gli spiriti maligni, perché i fantasmi hanno un’origine umana mentre gli spiriti soprannaturali sono derivati da animali o da altre manifestazione della natura. Fa ridere, ma è davvero molto difficile lavorare”.

Entrambi gli autori concordano anche sulle forti pressioni a cui va incontro chi vuol scrivere o fare film: la politica e la commercializzazione del prodotto.

Il periodo degli anni Novanta è stato molto florido per la produzione del cinema indipendente, se giravi sapevi che stavi facendo la cosa giusta” afferma Zhu Wen.

Adesso invece le cose sono cambiate. “Con la pressione politica non puoi parlare di certi argomenti o ne puoi parlare solo in un certo modo. Il cambiamento di Zhang Yimou è dovuto al box office, alla commercializzazione.

Politica e mercato sono due condizionamenti completamente diversi, ma nel secondo caso puoi ancora scegliere se fare un film su un determinato argomento o no. Se c’è pressione politica non hai nessuna scelta” sostiene Xuecun.

Letteratura e cinema si destreggiano quindi tra censura e autocensura, tra politiche vaghe e il mercato che la fa da padrone. “Ma vi prego, credetemi, la maggior parte degli scrittori e dei registi fanno di tutto per poter esprimere se stessi nel miglior modo possibile” conclude Murong.

[Foto credit: beijingbookworm.com]