Un fenomeno sintomatico della crescita economica è stato il processo di urbanizzazione. Spesso considerato come una vetrina dei progressi di un paese in termini di miglioramento della vita dei suoi cittadini, ma anche immediato indicatore delle problematiche esistenti. Il processo di urbanizzazione, tentando di risolvere la tendenza globale di un incremento demografico, porta con sé cruciali conseguenze legate all’aumento della concentrazione di popolazione in uno spazio limitato dovuto anche alla polarizzazione che svolge il centro urbano.

L’urbanizzazione diventa quindi non solo sinonimo di crescita economica ma anche di sovraffollamento, inquinamento ambientale e acustico, traffico, espansione continua dei confini territoriali, ingiustizia sociale. Quindi la città – soprattutto nei paesi in via di sviluppo – è sempre più luogo di eccezionale concentrazione di povertà, divario sociale e degrado ambientale. Questo spiega in parte il crescente interesse globale verso l’integrazione di tematiche ambientali e sociali nel processo di sviluppo urbano considerando soprattutto che le città sono politicamente ed economicamente interconnesse attraverso reti di relazioni e sono radicate in un regime energetico ed economico riconosciuto come insostenibile.

La Cina, in questo senso rappresenta un eccellente caso studio. La velocità con cui è andata crescendo la sua economia ha fatto sì che il processo di modernizzazione, iniziato con le riforme economiche del 1978, abbia perseguito una crescita economica incondizionata senza tenere conto delle conseguenze ambientali e sociali fino a quando queste non si sono gravemente palesate attraverso fitte nebbie nelle megalopoli e numerose malattie derivanti da inquinamento di aria, terra e acqua.

In termini di rapidità, alcuni studi mostrano il processo di sviluppo urbano cinese come il più dinamico e consistente della storia dell’urbanizzazione. Tanto che la Cina ha impiegato più cemento in tre anni che gli Stati Uniti in tutto il XX secolo. Un processo destinato quindi a crescere, come ribadisce il “Nuovo piano di urbanizzazione di nuovo tipo” dal 2014, il primo piano strategico del governo cinese interamente dedicato all’urbanizzazione. Questo è la dimostrazione di come l’urbanizzazione continui a rappresentare un elemento necessario ai fini della modernizzazione e della crescita economica, ma allo stesso tempo di come venga riconosciuto il bisogno di dedicare maggior attenzione alla dimensione umana della città che rischia di passare in secondo piano di fronte all’imperativo categorico di crescita.

Il governo cinese gradualmente ha dunque riconosciuto le sfide legate all’urbanizzazione e per questo motivo ha iniziato a promuovere concetti quali sostenibilità e civilizzazione ecologica in un’ottica di sviluppo armonioso anche nel tredicesimo piano quinquennale. In Cina, tra le problematiche tipiche dell’urbanizzazione, l’allargamento del divario tra ricchi e poveri, tra centro e periferia è accentuato dalla questione del meccanismo dell’hukou, ossia il permesso di residenza urbana o rurale che consente di accedere al welfare nella zona assegnata e a cui i lavoratori che migrano dalle campagne non hanno diritto in città, una seria problematica sociale dalle gravi conseguenze.

La tendenza del governo per ovviare a tutto ciò è spesso quella di costruire intere nuove città e attuare politiche di riallocazione della popolazione. In questo senso la costruzione di neo città secondo criteri di sostenibilità può essere una valida soluzione. Tra le sperimentazioni più emblematiche si trova la Sino-Singapore Tianjin Eco-City, il caso studio qui analizzato al fine di capire se la strategia del governo cinese per una società armoniosa potesse essere implementata attraverso la costruzione sperimentale di nuove eco-city, in che modo queste rispondono al bisogno nazionale e globale di avviare una transizione ecologica e se questo tipo di nuova urbanizzazione possa essere un modello replicabile, scalabile e di successo.

Nel tentativo di rispondere a questi interrogativi principali, la tesi è strutturata in tre capitoli. Il primo introduce il concetto di urbanizzazione e la sua evoluzione storica. Quindi si concentra sulle problematiche principali derivanti dal processo di urbanizzazione, considerando il costante aumento di abitanti nelle zone urbane in tutto il mondo, tanto che alcune stime prevedono che entro il 2050 la percentuale di popolazione urbana salirà al 70 percento e solo in Cina vi sarà un miliardo di cittadini urbani.

Il secondo tratta di sostenibilità ambientale attraverso alcuni passaggi fondamentali della diplomazia multilaterale internazionale che hanno agevolato l’implementazione di politiche a livello nazionale. Gli Accordi di Parigi, in questo senso rappresentano un’eccezione in termini di partecipazione e impegno, oltre che una presa di coscienza dell’urgenza del fenomeno. Vengono inoltre proposte anche alcune soluzioni di sviluppo urbano sostenibile quali green city, garden city e in particolare quello di eco-city.

Infine, il terzo capitolo si concentra sulla Cina in quanto principale promotore di eco city al mondo e analizza il caso studio di Tianjin comparandolo con altri esperimenti nazionali. Sino-Singapore Tianjin Eco-City è un ambizioso progetto iniziato nel 2007 e da terminare entro il 2020 in compartecipazione tra Cina e Singapore sia a livello governativo che privato. Il piano ambisce a diventare una best practice, un esempio replicabile, commerciabile e scalabile, inoltre prevede numerosi criteri di sostenibilità ambientale e linee guida precise riguardo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, di purificazione dell’acqua, smaltimento rifiuti, sistema dei trasporti e la pianificazione dei quartieri e degli spazi verdi. Eppure, diverse critiche sono state sollevate tra cui la scarsa ambizione degli obiettivi di emissioni di CO2, la modesta percentuale di fonti rinnovabili in confronto a quella nazionale, l’inclusività sociale. Inoltre, alcuni l’hanno definita una pianificazione utopica top-down o addirittura parte di un’urbanizzazione spettacolare tipica cinese. Ma il problema principale individuato da molti è stata la mancanza nella previsione di comportamento delle comunità locali, tanto che al momento è abitata da circa 50.000 persone di cui molte sono state riallocate dalle campagne circostanti.

In conclusione, l’esperimento di Tianjin si inserisce nel contesto dello sviluppo urbano sostenibile e nonostante sia ancora presto per dare giudizi assoluti riguardo all’esito del progetto, è da considerare che nonostante le ambiguità e le criticità nell’attuazione dei principi base dell’eco-city, può rappresentare il modello di pratica replicabile auspicato, con le dovute modifiche.

 

* Titolo originale: “Sustainable city development in the energy transition era. A case study: Sino-Singapore Tianjin Eco-City”. Tesi discussa presso l’Università degli Studi di Torino, Laurea magistrale binazionale in Scienze Internazionali (profilo China & Global Studies), Dipartimento Culture, politica e società

Relatrice: Anna Caffarena; Correlatore: Giovanni Andornino

** Tiziana Lusso Tiziana.lusso@gmail.com Laureata in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sul cinema indipendente cinese (titolo: “Jia Zhangke. Un cineasta indipendente”), prosegue gli studi con la magistrale bi-nazionale in Scienze internazionali, profilo China & Global Studies, ottenendo un double degree presso la Beijing Foreign Studies University dove ha trascorso il secondo anno del biennio e ha consolidato il suo interesse verso le problematiche ambientali e sociali nel mondo cinese.