SINOLOGIE – Linguaggio web e letteratura

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La tesi Il linguaggio del web in un romanzo cinese nato in rete descrive la nascita e il riconoscimento accademico di un lessico e una grammatica specificamente con l’utilizzo e la diffuzione di testi su internet. Ne studia l’evoluzione e ne decodifica, ove possibile, il significato. La metodologia e gli strumenti.
Negli ultimi anni, a seguito della sempre maggiore diffusione di Internet in Cina e all’aumento delle attività ad esso connesse, ha fatto la sua comparsa il cosiddetto wangluo yongyu 网络用语 o “linguaggio del web”. Nata per favorire la comunicazione e lo scambio di opinioni all’interno di un gruppo ben definito, quello degli internauti, questa nuova forma linguistica ha ben presto valicato i confini di Internet cominciando ad influenzare la lingua di tutti giorni. La successiva comparsa su importanti testate giornalistiche cinesi e l’ingresso nei dizionari bilingue, hanno suscitato accesi dibattiti sulla liceità del suo utilizzo in contesti formali e sull’influenza che questo nuovo e innovativo fenomeno linguistico potrà avere sulla purezza della lingua cinese.

Il gergo cinese del web è stato, fin dalla sua comparsa, un argomento che ha suscitato molte controversie in ambito accademico: da una parte ha ricevuto il benvenuto di coloro che lo percepivano come segno evidente e normale dello sviluppo e dell’arricchimento della lingua  contemporanea, quindi volevano fosse registrato nei dizionari; dall’altro è stato guardato con timore perché percepito come un fenomeno “mostruoso” che, con la sua influenza, era in grado non solo di inquinare la purezza della lingua standard, ma anche di ostacolare una comunicazione efficace tra gli individui.

Col tempo il primo atteggiamento sembra aver avuto la meglio sulle posizioni più intransigenti e il wangluo yongyu ha ricevuto una sorta di legittimazione trovando il proprio posto negli studi linguistici cinesi. Ciononostante alcuni studiosi cercano ancora di stabilire standard e norme da applicargli, così dimostrando di non aver compreso l’essenza di un linguaggio per antonomasia privo di regole. Allo stesso tempo ci si è cominciati a rendere conto dell’impossibilità di tracciare una linea netta di demarcazione che separi la lingua usata ogni giorno dai cinesi dal linguaggio nato sul web.

La lingua del web ha già valicato i confini del mezzo per cui è nata: il 12 novembre 2010 sul sito del quotidiano Shanghai Daily è apparsa la notizia dell’utilizzo del termine geili 给力, secondo gli utenti del web una delle parole più “calde” dell’anno appena passato, nella prima pagina del Renmin ribao quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese. Poco più di un mese dopo ha fatto scalpore la decisione dell’Amministrazione generale per la stampa e la pubblicazione di proibire l’utilizzo arbitrario di parole e acronimi inglesi, nonché di neologismi che non siano intelligibili a tutti. L’altalena si è conclusa il 28 gennaio 2011, quando alcuni funzionari cinesi si sono serviti del sito Renmin wang 人民网 e dello slang di Internet per rivolgere gli auguri per il nuovo anno lunare alla popolazione, suscitando qualche perplessità tra i lettori non del tutto persuasi si trattasse di farina del loro sacco.

Il linguaggio del web ha quindi sviluppato nel corso degli anni un proprio lessico e delle forme grammaticali peculiari, che risentono dell’influenza di vari elementi: da un lato la diffusione di forme dialettali, il ricorso a combinazioni numeriche omofone di frasi di senso compiuto e altri fattori interni alla lingua cinese; dall’altro le sempre più massicce influenze esterne rese possibili dal fenomeno di abbattimento delle distanze e globalizzazione della cultura che la diffusione del computer e lo sviluppo della rete hanno reso possibile, come ad esempio l’adozione di termini provenienti dal Giappone e dalla sua cultura, nonché la formazione di prestiti fonologici dovuti a contatti con paesi anglofoni, passando per i calchi semantici.

Ogni anno, a testimonianza della creatività e innovazione che caratterizzano il linguaggio del web, vengono redatte da varie fonti, più o meno ufficiali (tra cui anche l’agenzia Xinhua), liste delle parole e dei modi di dire più “caldi” che, grazie alla rapidità degli scambi e delle comunicazioni in rete, si sono enormemente diffuse in tutto il paese arrivando, in alcuni seppur rari casi, a valicarne i confini. Quando si parla di linguaggio del web, nei termini di wangluo yuyan 网 络 语 言, è opportuno fare una distinzione preliminare tra le tre categorie che rientrano sotto questa etichetta:

– i tecnicismi legati alla tecnologia informatica e di Internet, come ad esempio mouse, tastiera, hardware ecc;
– i termini che si riferiscono alla cultura e ai fenomeni connessi con il web, tra cui wangmin 网民 “netizen”, internet cafè e hacker, e infine quel sistema di comunicazione che gli utenti del web utilizzano tra di loro in rete indicato con il termine wangluo yongyu 网络用语 “linguaggio del web”.

Questo gergo nato nei primissimi anni ’90 non è presente solo nelle chat, nei forum e nei blog, ma è anche il mezzo attraverso cui gli scrittori nati dopo gli anni ’80 hanno creato quelle opere che rientrano nella wangluo wenxue 网络文学 “letteratura web”. Molti studiosi cinesi si trovano d’accordo nell’affermare che il linguaggio del web è un prodotto inevitabile dell’era delle telecomunicazioni, profondamente influenzato dal mezzo con cui questa letteratura viene prodotta: un pc dotato di connessione e di un programma di videoscrittura dei caratteri cinesi basato sul pinyin, tre elementi che da soli possono facilmente spiegare una serie di fenomeni che caratterizzano la lingua del web. Significativamente, a riprova della particolarità del processo creativo che sottende alle opere nate in rete, negli ultimi anni tra gli scrittori attivi sul web si è diffuso il termine mazi 码字 “parola in codice”, per riferirsi alla propria attività.

Chiunque abbia avuto l’occasione di visitare una libreria cinese, si sarà reso conto dell’insolita e massiccia presenza di giovanissimi cinesi in prossimità di alcuni scaffali: è quasi impossibile spostarsi tra quel fitto intrico di gambe allungate, nasi infilati tra le pagine, gridolini entusiasti, zainetti, giacche appallottolate e pile di libri dalle copertine multicolori. Quella è la sezione assegnata alla wangluo wenxue 网络文学 “letteratura web”, termine entrato ufficialmente in uso in Cina nel 1996. Questo fenomeno ha assunto una portata tale da non poter lasciare indifferenti i circoli accademici di tutta la Cina e ben presto, superata l’iniziale difficoltà nel collocare quello che è stato ufficialmente riconosciuto come un nuovo fenomeno letterario, la letteratura web è diventata ambito di ricerca e approfondimento da parte di studiosi e ricercatori sia in Cina che all’estero.

I primi studi si sono concentrati nel tentativo di tracciare i confini del fenomeno dandone varie definizioni: una più ampia, che sotto l’etichetta di letteratura web fa rientrare quelle opere a stampa che sono stata digitalizzate; una intermedia che abbraccia esclusivamente quelle opere che hanno avuto origine sul web, la cosiddetta wanglo yuanchuang wenxue 网络原创文学 e, infine, una definizione più stretta che comprende solo quelle opere ipertestuali che non potrebbero esistere al di fuori di Internet.

Le interpretazioni che l’establishment letterario e i circoli accademici cinesi hanno fornito della letteratura web non potevano che essere molteplici. Dopo un periodo iniziale in cui questo fenomeno è stato per lo più ignorato, si è assistito allo sviluppo di vari punti di vista in merito. Qualcuno riconosce un ruolo positivo a questa nuova forma di letteratura: senso di libertà, uguaglianza e non-utilitarismo, sono tutti connotati che ne evidenziano lo stretto rapporto con la rete.

Inoltre si tratta di caratteristiche che, di per sé, sono in grado di decretare il valore di queste opere, percepite come potenziali fautrici di una prossima evoluzione letteraria e linguistica. I meno entusiasti, invece, considerano Internet un semplice veicolo di diffusione della letteratura al pari di alcune riviste. Tra i detrattori c’è chi la ritiene una “non letteratura” che come tale va trattata e chi, spingendosi all’estremo, l’ha condannata in blocco come spazzatura. C’è anche da considerare la posizione intermedia di coloro che, se da un lato condannano la mercificazione e la massificazione di questa letteratura da fast-food, dall’altro ritengono possibile inglobare gli autori del web nel panorama della letteratura ufficiale.

Questo genere letterario costituisce un’ottima base di partenza per approfondire l’analisi del fenomeno linguistico chiamato linguaggio del web, partendo dalla traduzione di un romanzo nato sul web e procedendo con una trattazione dal generale al particolare, è possibile fornire un quadro sintetico dei costituenti di questa lingua creativa e innovativa.

Molto spesso si rende necessario avvalersi sia dell’aiuto dello stesso autore, sia di giovani cinesi fan del libro. Malgrado ciò, le difficoltà incontrate nel corso del processo di traduzione possono rivelarsi sconfortanti poichè, anche per gli stessi lettori cinesi e utenti del web, molte espressioni restano incomprensibili e a volte nemmeno le spiegazioni di chi ha creato l’opera sono sufficienti, date le profonde differenze tra la cultura cinese e la nostra.

I dati linguistici raccolti possono essere categorizzati secondo le classificazioni dello slang impiegato dagli internauti proposte da alcuni studiosi cinesi. Nel formulare osservazioni linguistiche in riferimento ad esempi concreti di gergo cinese del web, si è rivelato fondamentale il ricorso a strumenti tradizionali: Xiàndài Hànyǔ Cídiǎn 现代汉语词典, Hànyǔ Dà Cídiǎn 汉语大辭典, Cí Hǎi 辭海, Cí Yuán 辭源 e Xiàndài Hànyǔ Fāngyán Dà Cídiǎn 现代汉语方言大词典. Dove ciò si è rivelato insufficiente le risposte sono venute dallo Shíyòng Wǎngluò Yòngyǔ Shǒucè 实用网络用语手册, dal dizionario online Nciku e da quella miniera inesauribile di informazioni costituita da Internet, il cui utilizzo ovviamente è stato imprescindibile.
 
*Valeria Puntillo valeria.puntillo[@]gmail.com (1986), subito dopo il conseguimento della laurea magistrale in lingue e civiltà orientali, si trasferisce a Pechino e prosegue gli studi presso la Beijing Language and Culture University (2011-2012). Dopo una parentesi di un anno come interprete e traduttrice freelance, inizia a lavorare presso il China Desk dell’Istituto Europeo di Design di Roma. Sogno nel cassetto: diventare traduttrice letteraria.

**Questa tesi è stata discussa presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Relatore: prof. Paolo De Troia; correlatore: prof. sa Serena Zuccheri