In questa tesi sono state confrontate la teoria politica e militare di Mao Zedong con le guerre combattute in Cina tra il 1927 e il 1949. Mao è stato il principale decisore all’interno del Partito e in quanto tale ha formulato e posto in essere la maggior parte delle strategie operative. Dopo la sua morte, Deng Xiaoping ottenne il controllo del Partito, dando inizio a un percorso di modernizzazione dell’esercito, sia in termini tecnologici che dottrinali. Dopo l’insuccesso nella guerra contro il Vietnam del 1979, Deng comprese che l’Esercito Popolare di Liberazione aveva bisogno di un rinnovamento dottrinale ai fini di diventare uno strumento efficace nella politica estera. La modernizzazione proseguì anche successivamente, seguendo le nuove necessità strategiche ed economiche cinesi.

L’EPL di oggi è profondamente diverso da quello dei tempi di Mao, ma questi cambiamenti sono perfettamente inscritti nella cultura strategica cinese, ovvero un set di convinzioni e idee analizzabili come discorsi che plasmano le scelte strategiche cinesi e le scelte dei leader. La cultura strategica cinese trova le sue radici nel pensiero strategico tradizionale e nella storia del Paese: essa è caratterizzata da una grande enfasi sull’unità nazionale, sul pragmatismo e su una concezione difensivista della guerra. La comprensione della cultura strategica cinese rappresenta un utile strumento per comprendere come e perché la dottrina militare cinese si sia evoluta nel corso del tempo.

Le origini della strategia militare cinese 

L’identità dell’EPL trova le sue origini nelle strategie militari di Mao Zedong. Quest’ultimo ideò una dottrina militare basata sul pensiero tradizionale cinese, sugli scritti di Clausewitz e, ovviamente, sui dettami strategici del Marxismo-Leninismo. La principale innovazione introdotta da Mao nel canone ideologico comunista fu sicuramente la decisione di porre il proletariato rurale al centro della rivoluzione, e non le classi subalterne urbane. Il fulcro della sua concezione dell’arte militare è invece rappresentato dalla strategia della “guerra di popolo”, concepita per sfruttare i vantaggi relativi del Partito Comunista Cinese rispetto al Guomindang e alle forze giapponesi. La strategia si basa essenzialmente sulla difesa in profondità e sulla guerriglia supportata dalle classi rurali.

Questa strategia è stata ampiamente utilizzata durante la resistenza comunista alle “campagne di accerchiamento e soppressione” portate avanti dal GMD dal 1927 al 1934. Dopo la sconfitta nella quinta offensiva, le forze comuniste guidate da Mao intrapresero una delle più lunghe ritirate della storia militare, la Lunga Marcia. Questa manovra è la prova della totale flessibilità della strategia del PCC e della comprensione del fine politico del conflitto. Mao riuscì a trasformare una ritirata in un cambio di obiettivo, dirigendosi a nord per combattere I giapponesi e allentare la pressione del GMD sulle proprie forze. Durante il Secondo fronte unito, i comunisti crearono delle zone di guerriglia dietro le linee giapponesi per attaccare di sorpresa le truppe imperiali e diffondere la propria propaganda. Dopo la sconfitta giapponese per mano statunitense e la conseguente ripresa della guerra civile, Mao usò le sue forze, ormai esperte e politicizzate, per prendere l’iniziativa e sconfiggere il GMD attraverso tattiche convenzionali basate sui concetti di superiorità relativa e di “sconfiggere le forze nemiche una ad una”. Il primo ottobre del 1949, Mao proclamò a Pechino la nascita della Repubblica Popolare Cinese, raggiungendo l’obiettivo perseguito con una guerra durata ventidue anni.

Deng Xiaoping

Deng Xiaoping nel 1979 intraprese un conflitto contro il Vietnam. Questo conflitto fu sostanzialmente un’operazione coercitiva: Deng voleva spingere i vietnamiti a ritirare le forze dalla Cambogia, alleata di Pechino. La guerra durò circa un mese e fu una prova decisiva dell’inefficacia dell’EPL. La politicizzazione dell’esercito e gli attacchi a “ondate umane”, elementi che si erano rivelati particolarmente efficaci durante la prima fase della guerra di Corea, si dimostranono inutili contro le forze vietnamite, esperte e ben armate. Deng decise quindi di riformare lo strumento militare cinese, aggiornando la dottrina alle nuove necessità strategiche e puntando sul professionalismo e sulla modernizzazione tecnologica.

Dagli anni Sessanta Mao utilizzò l’EPL come modello politico per le masse e per difendere la sua posizione nel Partito. Inoltre, durante la Rivoluzione Culturale l’EPL dovette essere dispiegato nelle province per ristabilire l’ordine interno. Questi elementi impedirono uno sviluppo efficace dell’EPL, la cui inefficacia si manifestò palesemente nel conflitto contro il Vietnam. Deng decise di riformare lo strumento militare passando da un esercito numeroso e altamente politicizzato a uno meno numeroso, ma più versatile e più professionale. Il numero di truppe venne ridotto di un milione e vennero ristabiliti i gradi della gerarchia, aboliti da Mao. La dottrina principale divenne la “guerra di popolo in condizioni moderne”, caratterizzata da una difesa in profondità limitata alle campagne, sottolineando l’importanza della difesa delle città. La normalizzazione delle relazioni sino-sovietiche ridusse i rischi di un nuovo conflitto, permettendo a Deng di prevedere un periodo di pace in cui sarebbe stato possibile proseguire le riforme. Al fine di creare un esercito professionale vennero quindi potenziate le accademie militari, stabilendo anche dei requisiti accademici per gli alti incarichi. Iniziò anche il potenziamento dello strumento aeronavale, di cui Mao si occupò solo marginalmente. Queste riforme rientrano comunque nel quadro generale dello sviluppo economico cinese, vero obiettivo principe della Cina di Deng.

A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’ambiente geostrategico cinese cambiò drasticamente. Una guerra globale era ormai diventata improbabile e la Cina aveva nuove necessità strategiche, come la protezione delle sue rotte marittime, vitali per i nuovi interessi commerciali. Lo sviluppo economico cinese proseguì a doppia cifra, plasmando la nuova grande strategia della RPC. Durante l’incarico di Jiang Zemin la Commissione Militare Centrale introdusse le “Linee guida militari strategiche per il nuovo periodo”. Queste linee guida sottolinearono l’importanza di potenziare lo strumento aeronavale e sviluppare capacità operativa joint, oltre ad aggiornare la dottrina con il concetto di “guerra locale e limitata in condizioni di alta tecnologia. La nuova dottrina sottolinea l’importanza della proiezione sul mare, basata su nuove tecnologie e nuovi concetti operativi. La “Terza modernizzazione” è anche il risultato dell’influenza della “rivoluzione negli affari militari” cominciata dopo la Prima Guerra del Golfo. Questo conflitto dimostrò l’efficacia dei sistemi d’arma ad alta tecnologia, come missili di precisione e velivoli stealth, confermando quindi le forze armate statunitensi come principale modello a livello globale. La nuova dottrina rifletteva questi principi ed era particolarmente adatta ai conflitti che l’RPC avrebbe dovuto affrontare nel medio periodo, in particolare nei mari. L’assimilazione della “provincia ribelle” rimane tutt’ora uno dei grandi obiettivi della strategia cinese, oltre al controllo delle isole Senkaku/Diaoyu (contese dal Giappone) e delle isole Spratly e Paracelso nel Mar Cinese Meridionale (contese con Vietnam, Filippine e gli altri Paesi rivieraschi). Al fine di sviluppare le proprie capacità joint e raggiungere i propri obiettivi operative, le forze navali dell’EPL hanno introdotto sistemi d’arma ad alta tecnologia e nuovi concetti operativi come A2/AD.

Oggi

Negli ultimi dieci anni la Cina ha continuato il suo processo di rinnovamento e modernizzazione tecnologica e dottrinale. La crescente importanza economica dev’essere corredata dallo sviluppo di uno strumento militare adatto al raggiungimento degli obiettivi strategici. La RPC guarda agli Stati Uniti sia come modello per lo sviluppo militare, sia come prossimo e più probabile nemico. Nonostante un conflitto tra i due Stati sia improbabile allo stato attuale, per realizzare le proprie ambizioni regionali la Cina deve modificare lo status quo geostrategico nella regione Asia- Pacifico, caratterizzato dall’influenza statunitense. La dottrina è stata nuovamente aggiornata con il concetto di “guerra locale e limitata in condizioni di informatizzazione. La nuova dottrina è basata sullo sviluppo di capacità di combattimento asimmetriche, che prevedono non solo capacità militari cyber, ma anche l’applicazione di un concetto olistico della difesa nazionale. La dottrina quindi prevede lo studio approfondito dei fattori economici, sociali e di ordine interno che concorrono al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo approccio alla multidimensionalità dei conflitti odierni è stato analizzato come “Rivoluzione negli affari militari con caratteristiche cinesi”. Un aspetto peculiare della “RMA cinese” è sicuramente l’enfasi posta sul valore dell’intelletto umano nel contest IW, messo in pratica attraverso l’uso di nuove armi in un contest non convenzionale.

La dottrina militare cinese attuale sembra aver abbandonato completamente il pensiero militare maoista. L’esercito non è più politicizzato e la difesa in profondità ha lasciato il posto alla proiezione sui mari. L’eredità di Mao è per la maggior parte storica e politica: è ancora celebrato come il leader che ha dato vita alla RPC, terminando il secolo dell’umiliazione, e la sua figura è essenzialmente strumentale alla legittimazione del Partito Comunista.

Anche se la dottrina cinese moderna differisce di molto dal pensiero militare di Mao, tutti i cambiamenti avvenuti trovano la loro logica non solo nei cambiamenti dell’ambiente geostrategico internazionale, ma anche nella cultura strategica cinese. Queste convinzioni culturali, primariamente il pragmatismo e la preferenza per le guerre difensive, influenzano le percezioni cinesi e plasmano le loro scelte strategiche. Il concetto di “difesa attiva” ideato da Mao è ancora presente nei documenti dottrinali ufficiali, seppur interpretato diversamente. Esso viene considerato in termini più offensive, somigliando alla dottrina americana dell’attacco preventivo, ma preserva il suo paradigma narrativo-strategico difensivo. Inoltre, il concetto di guerra asimmetrica, ora considerato cruciale nello sviluppo militare cinese, è stato ampiamente elaborato da Mao basandosi anche sulla tradizione cinese. Nei conflitti futuri la Cina dovrà probabilmente affrontare avversari militarmente superiori e grazie all’esperienza storica maoista le capacità asimmetriche sono un patrimonio culturale dell’EPL.

L’RPC ha intenzione di recuperare il suo antico ruolo centrale nella politica internazionale attraverso la cooperazione e la politica dell’ascesa pacifica, ma è importante non sottovalutare gli aspetti militari della sua crescita.

Titolo originale: “Il pensiero di Mao Zedong e la dottrina militare della RPC Analisi ed evoluzione”, Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate, Università Cà Foscari 2016/2017

Relatore: Prof. Roberto Peruzzi, Correlatore Prof. Duccio Basosi

** Giorgio Grosso ha conseguito la Laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate all’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 2018, dopo la Laurea triennale in Scienze Politiche all’Università degli studi di Cagliari e un’esperienza alla Capital Normal University di Pechino nel 2017. Specializzato in relazioni internazionali dell’Asia Orientale e sulle problematiche di sicurezza, attualmente sta completando il Master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale, organizzato da Ca’ Foscari e Marina Militare, presso il quale svolge il tirocinio come assistente di cattedra presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi della Marina (giorgiogrosso92@gmail.com).