Tradizionalmente la storia imperiale cinese viene scandita individuando delle fasi storiche legate all’alternarsi delle famiglie regnanti ed è stata interpretata dalla storiografia tradizionale alla luce del concetto di continuità, che si esprime a livello istituzionale, ideologico e sociale attraverso concetti fondamentali che vi si ripetono periodicamente, seppur evolvendosi e trasformandosi. Alla luce di questa concezione storica, l’alternarsi delle dinastie regnanti rappresentava un cambiamento ma non alterava l’ordine delle cose, poiché il sovrano continuava ad espletare la propria funzione di detentore dell’ordine tra cielo e terra (Sabattini Santangelo, 2005: 8-9). Si riteneva, infatti, che l’universo fosse regolato e pervaso da una forza armoniosa e ordinatrice, detta Dao (道), e che l’imperatore fosse tutore di tale ordine. Egli era il figlio del Cielo (天子tiānzǐ) con il quale aveva un rapporto diretto e dal quale riceveva il mandato celeste (天命tiānmìng) che legittimava il suo potere. Quando la famiglia regnante si dimostrava indegna del mandato celeste, esso si trasferiva alla successiva e per questo, nonostante periodi di difficoltà socio-politiche, si continuava a credere nel futuro ripristino dell’equilibrio tutelato da un imperatore. Alla fine di molti cicli dinastici, ad esempio, si riteneva che accadessero catastrofi naturali come segno ammonitore per il malgoverno dell’imperatore, il cui mandato celeste si stava esaurendo e stava per essere quindi trasferito ad un capo qualificato per regnare, al quale veniva aperta la Via (开道kāidào) (Granet, 1974). La storia della Cina imperiale va dal III secolo a.C. al Novecento e copre millenni fondamentali nello sviluppo dell’umanità; per capire la Cina attuale e le sue dinamiche economiche, culturali e politiche è necessario capire la sua unità imperiale (Santangelo, 2014: V).

I due elementi riportati di seguito vogliono essere un riferimento storico e geografico per consentire al lettore di collocare nel tempo e nello spazio le informazioni che troverà nel presente elaborato.

1.1 Le origini del consumo e della produzione di bevande alcoliche nella Cina arcaica

Il periodo arcaico è il momento in cui furono poste le basi della millenaria civiltà cinese e del suo Stato. Si ritiene che il suo territorio sia stato abitato dall’uomo da tempi antichissimi, basti pensare che nell’area di Zhoukoudian (周口店), a Sud-Ovest di Pechino (北京běijīng), siano stati trovati resti di uomini primitivi risalenti a ben 16.922 anni fa (Roberts, 2007). Il Neolitico è l’ultimo dei tre periodi che costituiscono l’età della pietra e in Cina è periodizzato tra l’8000 e il 2000 a.C., vide lo sviluppo di varie culture neolitiche di cui le più note sono: Peiligang (裴李岗), Hemudu(河姆渡), Yangshao(仰韶), Dawenkou(大汶口) e Qingliangang (清凉岗). In seguito all’era Neolitica, vengono convenzionalmente individuati tre regni le cui dinastie si sarebbero susseguite al governo della Cina tra il XXII e il III secolo a.C.: dinastia Xia (夏) (XXI-XVI sec. a.C.), dinastia Shang (商) (1766-1122 a.C.)   e dinastia Zhou (周) (1122 – 256 a.C.). Il periodo coperto da quest’ultima è poi suddiviso in due epoche, Zhou occidentali (1122-771 a.C.) e Zhou orientali (771-256 a.C.) con un’ulteriore ripartizione di quest’ultima epoca nel periodo delle Primavere e degli autunni (春秋时代chūnqiūshídài) (771-481 a.C.) e nel periodo degli Stati combattenti (战国时代zhànguó shídài) (403-221 a.C.). Fu proprio durante quest’ultima fase dinastica che grazie a cambiamenti politici, sociali, ideologici ed economici furono poste le basi del primo impero centralizzato cinese (Sabattini Santangelo, 2005:23-85).

Fatta una doverosa premessa storica riguardante la Cina arcaica, affermiamo che l’utilizzo di bevande alcoliche ottenute per fermentazione di zuccheri è una pratica propria della maggior parte delle società umane susseguitesi nella storia pressoché ad ogni stadio del loro sviluppo. Quest’ampia diffusione, sia a livello spaziale che temporale, trova le sue motivazioni nelle proprietà analgesiche, disinfettanti e inebrianti di tali bevande. Anche la Cina ha una lunga storia legata a questo tipo di consumo, che è nato e si è sviluppato nel suo territorio con varie finalità. Uno dei primi utilizzi delle bevande alcoliche ottenute per fermentazione è legato all’ambito medico. Se ne parla già nel Canone interno dell’Imperatore Giallo (黄帝内经huángdìnèijīng), risalente al periodo degli Stati Combattenti, dove la bevanda alcolica è considerata un medicinale liquido, in particolare un farmaco antisettico. Dalla scuola taoista(道家dàojiā), invece, fu utilizzata come ingrediente per la realizzazione dell’elisir di lunga vita e il suo impiego in tal senso è legato al precedente utilizzo sia in ambito medico che come anestetico. Un altro impiego della bevanda alcolica era quello di offrirla in contesti di alto rilievo, infatti era sia un’offerta votiva per dei e antenati, sia un dono di grande pregio scambiato tra re e imperatori sin dalla dinastia Zhou. Più tardi, sotto la dinastia Han (汉206 a.C.-220 d.C.), diventò un dono che l’imperatore solitamente porgeva al proprio popolo in occasioni speciali, divenne un mezzo d’intrattenimento durante i banchetti degli aristocratici ed era molto diffusa anche tra i circoli dei letterati. Sicuramente il vino è una bevanda che nel corso della storia si è adattata a più funzioni e che ha origini molto lontane anche in Cina. Tuttavia, parlare di vino in tale Paese riferendosi ad un periodo storico precedente alla dinastia Han non è corretto, o almeno crea confusione nel lettore italiano poiché le varietà alcoliche precedenti a quell’epoca non comprendono il vino d’uva conosciuto in Occidente. Il carattere utilizzato dai cinesi per indicare le bevande alcoliche è jiu(酒)ed è utilizzato per indicarne vari tipi. Spesso è stato tradotto molto con il termine vino, seppur con esso si indicassero anche le varietà alcoliche presenti in Cina prima dell’introduzione del vino d’uva, chiamato appunto putaojiu(葡萄酒), dove putao(葡萄) significa uva.

La bevanda alcolica ottenuta per fermentazione di cereali (prevalentemente riso) e altri frutti, a cui spesso nelle traduzioni ci si riferisce come vino, ha una lunga storia ed è citata in molti testi antichi dove solitamente se ne narra la leggendaria invenzione attribuendola a figure di saggi o re. Un esempio è quello del testo Strategie degli stati combattenti (战国策zhànguócè)[1] in cui si narra l’invenzione della bevanda da parte di un personaggio della corte del leggendario re Yu(禹), fondatore della dinastia Xia. Nonostante i molti tentativi di ricondurne l’ideazione a personaggi e contesti specifici con lo scopo di elevare l’importanza dell’oggetto in questione, la sua nascita può quasi sicuramente essere ricondotta al caso e all’odore inebriante sprigionato dalla fermentazione del riso di scarto depositato in contenitori di vario genere[2]. Già iscrizioni oracolari di epoca Shang testimoniano la presenza di tre varietà alcoliche ottenute dalla fermentazione di frutti, erbe, riso e miglio ma la loro produzione e il loro consumo possono essere ricondotti a molto tempo prima. Uno degli indizi che ci porta a questa considerazione si deve alla somiglianza in forma e stile tra i bronzi di epoca Shang utilizzati per contenere, servire e consumare la bevanda e vari reperti in ceramica di epoca Neolitica. A confermare queste supposizioni contribuiscono gli studi condotti sul vasellame rinvenuto nel sito archeologico di Jiahu (賈湖), situato nella provincia di Henan (河南), nei pressi del Fiume Giallo (黄河huánghé). Jiahu è il sito archeologico cinese con la più vasta area portata alla luce e il maggior numero di resti della cultura neolitica Peiligang che si sviluppò tra il 7000 e il 5000 a.C. in quella zona.  Nel sito sono stati trovati i primi strumenti musicali cinesi, le prime testimonianze della coltivazione di riso in Cina e delle prime forme di scrittura[3]. Le analisi chimiche condotte sulle tracce organiche ritrovate nel vasellame adibito alla conservazione e al trasporto delle bevande mostrano la presenza di elementi chimici tipicamente riconducibili a bevande ottenute dalla fermentazione del riso e dell’uva. Inoltre, l’elevata presenza di coltivazioni di riso nel sito di Jiahu contribuisce a confermare l’utilizzo del cereale. Ciò che fa pensare all’uva è, invece, la presenza di acido tartarico (un acido dicarbossilico cristallino e bianco che si trova in molte piante e in particolar modo nell’uva) e il fatto che sia stato il primo frutto di cui sono stati trovati i semi nel sito di Jiahu. Il tipo di uva a cui ci si riferisce è di natura selvatica e diversa da quella comunemente usata oggi per la produzione del vino (vitis vinifera). La Cina conta infatti tra le 40 e le 50 diverse specie di uve selvatiche native del territorio, oggi di queste specie 17 crescono proprio nello Henan. Tuttavia, l’uva non è il solo frutto dalla cui fermentazione si ottiene acido tartarico e molti studiosi affermano che il primo utilizzo di uve per produzione vinicola sia avvenuto più tardi, con l’introduzione della vitis vinifera in Cina, nel II secolo a.C. Dagli studi, infatti, risulta che la bevanda alcolica presente a Jiahu fosse un mix di riso e frutti fermentati a cui veniva aggiunto del miele, la quale arrivasse ad avere una gradazione alcolica del 9/10%. Secondo le ricerche, il frutto coinvolto nella creazione di questa bevanda può essere sia il biancospino (山楂shānzhā), sia una qualità di uva conosciuta come vitis amurensis. Entrambi hanno un contenuto di acido tartarico equiparabile ma non è possibile stabilire quale dei due frutti sia stato usato o se siano stati usati in combinazione, poiché nel sito sono stati trovati i resti di entrambi. Ciò che possiamo affermare con certezza è che già dal 7000 a.C. questa bevanda alcolica ottenuta per fermentazione era diffusa e usata per il consumo quotidiano, in corredi funerari e in cerimonie religiose, si tratta della prima bevanda alcolica di cui si abbia testimonianza chimica al mondo.

Un’altra testimonianza importante proviene dagli studi di un team di archeologi sino-americano che, tra il 1999 e il 2001, ha condotto degli scavi nel sito di Liangchengzhen (两城镇), risalente a circa 2.600-2.200 anni fa e situato a 20 km dalla città di Rizhao(日照), nella provincia di Shandong(山东). Il sito copre un’area totale di circa un milione di metri quadrati di cui il team sino-americano ne ha portati alla luce1.400, ricchi di reperti, informazioni e testimonianze utili a più branche del sapere. Per quanto riguarda il presente studio, anche in questo caso, sono in particolar modo rilevanti i dati riguardanti le analisi chimiche condotte sul vasellame. I test hanno rilevato tracce di bevande ottenute per fermentazione nelle pareti interne di 7 degli oltre 200 pezzi rivenuti nel sito. In particolare, si segnala la presenza di acido tartarico e sale di acido tartarico, a indicare la possibilità che nella fase tarda del Neolitico gli uomini avessero già iniziato ad utilizzare l’uva come lievito di fermentazione nella produzione di miscele alcoliche. Nello specifico, anche in questo caso, si tratta di uve selvatiche locali (di cui sono stati ritrovati resti di semi) e non della tipologia di uva euroasiatica sopra citata, che al tempo era già coltivata e utilizzata dall’uomo nell’Asia centrale. Come già detto, l’acido tartarico e suoi derivati possono originarsi anche dalle bacche di biancospino, tuttavia, nel sito non ne sono state trovate tracce. Solitamente, i livelli contenuti in esse sono ben più alti rispetto a quelli contenuti nell’uva e per questo facilmente distinguibili. Fang Hui (方辉),uno dei membri del team, sottolinea l’importanza di questi ritrovamenti per la datazione della storia del vino in Cina, infatti  nell’ambiente accademico spesso si ritiene che la bevanda sia stata introdotta nel Paese nel II secolo a.C. ma le tracce rinvenute sui reperti risalgono a 2000 anni prima, lasciando la porta aperta a nuovi studi al riguardo.Sebbene non possiamo sapere con certezza quale fosse l’origine di queste bevande, possiamo tuttavia affermare che in Cina l’utilizzo e il consumo di bevande ottenute per fermentazione ha una storia molto lunga.

La maggior parte degli studi conferma che nella Cina antica fosse consumata molto spesso una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso, quindi ottenuta da cereali e non da frutta. Dall’epoca Shang in poi tale bevanda ha assunto un ruolo molto importante a livello sociale. Allora i recipienti bronzei ad essa adibiti erano oggetti funerari che occupavano una porzione significativa nell’insieme di tutti gli oggetti che accompagnavano il defunto. Scavi archeologici hanno rinvenuto la loro presenza sia nelle tombe di re e reginen sia in quelle dei più umili, a testimonianza dell’importanza

riservata a tale bevanda. Questa usanza fu poi tramandata alla successiva dinastia Zhou che, sebbene avesse adottato misure restrittive sul suo consumo, a cui si imputava addirittura la caduta della dinastia Shang, continuò ad includerla nel corredo funerario dei cittadini socialmente più in alto. Nel periodo che va dagli Stati Combattenti agli Han, nel corredo funerario sono sempre meno presenti i bronzi e appaiono recipienti fatti di altri materiali. Altra testimonianza dell’importanza assunta da questa bevanda è il suo utilizzo in cerimonie religiose dall’epoca Shang in poi, quando era impiegata come offerta agli antenati e agli dei e rivestiva un ruolo primario tra i vari sacrifici offerti. Dagli Zhou in poi abbiamo testimonianze del suo utilizzo in cerimonie anche non religiose con la nascita della figura di un funzionario noto come il “maestro del vino”. Nel periodo degli Stati Combattenti, il suo consumo entrò a far parte dei rituali (礼lĭ) nel Classico dei riti (礼记lǐjì)[1], e successivamente fu impiegata anche a scopo celebrativo. Entro la dinastia Han, il consumo della bevanda era talmente diffuso che nel 98 a.C. l’imperatore Wudi (武帝)impose il monopolio sulla sua produzione per sanare le casse imperiali. La bevanda era quindi diventata una risorsa economica molto importante al pari di sale e ferro. Nell’81 a.C. il monopolio statale fu abolito ma restò comunque un bene soggetto a tassazione da parte dello Stato.

Una volta delineato il periodo storico in cui si sono originate le bevande alcoliche in Cina e il loro utilizzo, possiamo parlare delle tipologie anticamente prodotte e consumate. La tecnologia odierna ci consente di identificare tre tipologie di bevande alcoliche nella protostoria e preistoria cinese: jiu(酒), li(醴)e luo(酪). Le ultime due furono presumibilmente inventate durante il Neolitico e sul finire del periodo si aggiunse loro anche la terza. Durante la dinastia Shang, poi, il li sostituì il luo e durante l’epoca Zhou il jiu sostituì il li. La bevanda jiu si produceva a partire dal riso o dal miglio che veniva saccarificato dagli enzimi di un preparato fungino detto qu(麴) e poi fermentato con lieviti. Il li era anch’esso ottenuto da riso o miglio ma l’agente che ne provocava la saccarificazione era un cereale germinato noto come nie(櫱) e la produzione di questa bevanda potrebbe essere paragonata al metodo di produzione della comune birra occidentale. Durante la dinastia Zhou, si scoprì che si poteva ottenere pressoché la stessa bevanda facendo terminare la fermentazione del jiu dopo una breve incubazione e quindi senza usare il nie. Col tempo, il li divenne un tipo di jiu ed entro la fine della dinastia Han scomparve. Il luo è la varietà più antica tra le tre bevande ma anche quella di cui si hanno meno notizie certe. Esistono tre teorie principali sulla sua composizione. Secondo la prima, il luo sarebbe acqua di riso o acqua ottenuta dalla cottura del riso e poi inacidita, nota come jiang (浆). I batteri lattici attaccano il jiang e fermentano lo zucchero in esso presente facendolo diventare acido lattico. Questa bevanda, nota anche come miluo (米酪), non è alcolica e per questo è la teoria meno sostenuta tra le tre. La seconda teoria suppone che il luo sia stato una bevanda derivata dal latte di mucca simile al latte acid. Infine, l’ultima supposizione afferma che il luo sia stato un vino di frutta detto guoluo(果酪) ed è l’ipotesi maggiormente accreditata per il fatto che molti frutti hanno un’alta concentrazione di zuccheri (glucosio e fruttosio) e sono quindi facili da fermentare in alcool grazie a lieviti. Inoltre, la loro fermentazione può avvenire spontaneamente senza che l’azione umana si renda necessaria[1]. La periodizzazione di queste tre bevande antiche potrebbe essere rappresentata come segue:

[QUI per leggere la tesi integrale]

Di Camilla Canestri*

*Camilla è interprete e traduttrice dal cinese e dall’inglese. Ha conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università per Stranieri di Siena, con una tesi in storia della Cina dal titolo “Sviluppo e tutela: l’impatto della modernità sulla coscienza ambientale in Cina”. Ha poi conseguito la laurea magistrale, con lode, in Interpretariato e Traduzione all’Università degli Studi Internazionali di Roma, con una tesi in linguistica cinese dal titolo “La storia, il mercato e le parole del vino in Cina”. Durante gli studi triennali, ha frequentato per un semestre la KU Leuven University di Bruxelles con il progetto Erasmus e, durante il biennio magistrale, ha trascorso un semestre alla Beijing Information Science and Technology University di Pechino. È autrice del quotidiano Sicurezza Internazionale.

**Questa tesi è stata discussa nell’anno accademico 2017/18 presso l’Università degli Studi internazionali di Roma con il titolo “La storia, il mercato e le parole del vino in Cina”. Relatrice: Laura Cassanelli