[LEGGI LA PRIMA PARTE]

The chief commander of China’s cultural revolution, he was not only a great man of letters, but a great thinker and revolutionary…On the cultural front, he was the bravest and most correct, the firmest, the most loyal, and the most ardent national hero, a hero without parallel in our history” – Mao Zedong, 1940.

Lu Xun muore a Shanghai il 19 ottobre del 1936. Nel primo anniversario della sua morte, Mao Zedong tiene a Yan’an un discorso commemorativo in cui lo definisce “la coscienza della Cina moderna, al pari di Confucio, coscienza della Cina feudale”. Nei successivi anni di guerra, il 19 ottobre rappresenterà nelle aree rosse un giorno di commemorazione collettiva, in cui ufficiali di partito organizzano parate e cerimonie, e le colonne dei quotidiani si riempiono delle parole di Lu Xun; vengono inoltre dipinti manifesti di grandi dimensioni su cui è raffigurato il suo volto, i leader comunisti tengono pubbliche elegie a lui rivolte e, sotto il motto servire il popolo, viene fondata nel 1938 un’accademia a lui intitolata. Sono questi i primi atti di un più generale processo di appropriazione politica e manipolazione ideologica della sua figura, pratica antica e consueta in Cina fin dall’epoca imperiale, quando era comune per le dinastie ammantarsi del prestigio di celebri figure del passato funzionali al perseguimento di immediati fini politici.

Nello specifico caso in esame, la costruzione di una nuova e ufficiale interpretazione dell’opera e della figura di Lu Xun rientra nella più vasta politica culturale del partito, volta ad ampliarne il consenso sociale. Negli anni della guerra di resistenza al Giappone sono infatti numerosi i giovani letterati in arrivo a Yan’an da ogni parte della Cina e dalle regioni di confine, spesso personalità ancora acerbe e con grandi ambizioni. La riconfigurazione di Lu Xun nel ruolo di scrittore militante, il titolo di “Gor’kij cinese” attribuitogli dal comunista Wang Ming unitamente al processo di deificazione a cui viene sottoposto da Mao nel corso degli anni ’40 (come provato dall’elegia che apre il capitolo, parte del discorso “Sulla Nuova Democrazia”) sono atti necessari ad accendere l’entusiasmo dei giovani scrittori verso la causa rivoluzionaria e ad incrementarne la fiducia nel partito e nell’ideologia ufficiale da esso propugnata.

Stimato per la sua lungimiranza politica, la capacità di analisi sociale e la combattività, Lu Xun viene presentato nel suo “inesauribile amore per la sua gente, per l’umanità, la giustizia, la libertà e l’istruzione ,specialmente per la classe più sfruttata e più oppressa in gran parte del mondo contemporaneo… il proletariato”-  Wang Ming, 1938

I cadetti rossi vengono esortati ad emulare tale esempio e ad essere buoi per le masse, a leggere le sue opere (che nelle aree liberate costituiranno la raccolta più popolare sino alla fondazione della Repubblica nel 1949) e riformarsi nel suo spirito guerriero, combinato ai precetti del marxismo-leninismo. Tuttavia, il modello di “letteratura proletaria” canonizzata da Mao in riferimento alla produzione di Lu Xun e contrapposta all’opera del fratello Zhou Zuoren – bollata come “letteratura [imperialista] dei traditori” – , diverge ampiamente nelle intenzioni e nello stile da quella originale. Se la letteratura di Lu Xun – come già ampiamente discusso – è lontana da qualsiasi intento dogmatico ed è piuttosto figlia di una puntuale e critica analisi degli aspetti più oscuri della società, in cui masse ed élite vengono indistintamente condannate nella loro “apatia, arretratezza, corruzione ed ingiustizia”, l’ideale di letteratura proposta a Yan’an si configura chiaramente come una piccola vite della macchina politica, in ottemperanza ai canoni del realismo socialista sovietico. Scopo della letteratura, nella concezione maoista, è infatti l’educazione delle masse e la celebrazione dei loro sforzi eroici sotto la guida sicura del partito. Relativamente allo stile – considerato da Mao “un altro fronte della lotta” – gli scrittori sono incoraggiati all’adozione di un linguaggio popolare, e la satira – abilmente utilizzata da Lu Xun in parte dei suoi zawen – viene apertamente scoraggiata, in quanto ritenuta “inappropriata” alla fase politica in essere:

“Living under the dark forces and deprived of the freedom of speech, Lu Xun used burning satire and freezing irony to do battle; and he was entirely right. But in the Communist areas, where democracy and freedom are granted in full to revolutionary writers and artists and withheld only from counter-revolutionaries, the style of the essay should not simply be like Lu Xun’s. Here we can shout at the top of our voices and have no need for veiled and round-about expressions, which are hard for the people to understand. To criticize the people’s shortcomings is necessary, as we have already said, but in doing so we must truly take the stand of the people and speak out of wholehearted eagerness to protect and educate them. To treat comrades like enemies is to go over to the stand of the enemy. We are not opposed to satire in general, what we must abolish is the abuse of satire”  – Mao Zedong, 1942.

La netta opposizione al linguaggio satirico cesserà tuttavia dopo pochi anni, e il suo impiego sarà anzi incoraggiato da Mao Zedong nel contesto della Campagna di Rettifica (zhengfen yundong,整风运动) del 1942, atta ad eliminare gli avversari politici interni al Partito. In questa fase, gli organi di stampa ufficiali ricorreranno diffusamente allo zawen in chiave satirica per screditare pubblicamente la mentalità burocratica e il soggettivismo che il Grande Timoniere attribuisce ai suoi rivali, riaffermandone implicitamente il ruolo-guida. Negli anni della guerra civile, la satira nello spirito di Lu Xun – diretta in questa fase prettamente agli esponenti del KMT al fine di minarne l’autorità- e le regole stilistiche da lui stesso stilate e riportate in “In risposta alla rivista The Dipper- Qual è il segreto di una buona scrittura?” (27 dicembre 1931) costituiranno generalmente i criteri fondanti l’intera produzione letteraria degli scrittori a Yan’an.

  • Presta molta attenzione a tutti gli ordini delle cose; osserva di più, e se hai osservato poco, allora non scrivere.
  • Non forzarti a scrivere quando non hai nulla da dire.
  • Dopo aver scritto, rileggi almeno due volte e fa’ del tuo meglio per eliminare parole non essenziali.
  • Non coniare aggettivi o terminologia intellegibile a nessun altro all’infuori di te.

Lu Xun, 1931

 

Il significato di Lu Xun nella  Rivoluzione Culturale

Negli anni della Repubblica e nel contesto dei complessi movimenti politici che informano il decennio della Rivoluzione Culturale (wenhua dageming, 文化大革命), la strumentalizzazione di Lu Xun raggiunge il suo apice, e diverse componenti del suo pensiero divengono accessorie al potere e indistintamente utilizzate da tre principali attori politici – Mao Zedong, la Banda dei Quattro e Zhou Enlai – per colpire i propri avversari.

Nel contesto della scissione tra Mao Zedong e gli ufficiali di partito nei primi anni della Rivoluzione Culturale, le parole di Lu Xun e gli eventi della storia passata che lo riguardano vengono recuperati e sottoposti ad una riscrittura di cui Mao e la moglie Jiang Qing si serviranno in funzione prettamente anti-partitica. Nello specifico, le lettere scritte da Lu Xun nel 1936, aspramente critiche del radicalismo proprio di alcuni funzionari comunisti all’interno della Lega – qualificati come “corrotti”, “marci”, “sediziosi” e “pericolosi per la mente delle persone”- vengono ristampate e ampiamente diffuse in questi anni per screditare pubblicamente i membri di Partito divenuti personali nemici di Mao. Durante la grande commemorazione tenutasi a Pechino nel trentesimo anniversario della morte, Lu Xun verrà inoltre ricordato come “pieno di sconfinata stima nei confronti del presidente Mao”, un “fante” delle sue politiche, lodato nella sua ribellione alla disonestà degli ufficiali di Partito. Se in questa prima fase della Rivoluzione l’obiettivo della propaganda maoista è quello di accrescere la legittimità di Mao mediante la sua identificazione con Lu Xun nella strenua lotta e denuncia della presunta corruzione interna al partito, nelle campagne condotte dal ’73 al ‘76, altre componenti del pensiero di Lu Xun verranno utilizzate dalla Banda dei Quattro (si ren bang, 四人帮) nella sistematica opposizione a Zhou Enlai, salito ai vertici del governo. A causa della sua politica moderata e della decisione di riportare nell’organico comunista numerosi funzionari precedentemente epurati da Mao, Zhou viene accusato di benevolenza e di idealismo mediante alcune osservazioni condotte da Lu Xun in merito alla dottrina confuciana.

Le sue parole echeggiano anche nel 1975, quando, attraverso la Campagna del Margine d’Acqua (shuihu zhuan yundong,水浒传运动), la Banda dei Quattro accusa la leadership comunista di capitolazionismo, e di voler sopprimere i radicali della rivoluzione (con riferimento a sé stessi). A tal proposito, il testo “il volto mutevole del teppismo” (liumang de bianqian,流氓的变迁) scritto da Lu Xun nel 1931 viene a configurarsi come un manifesto militante di denuncia dei nemici interni alla rivoluzione.

Nel 1976, l’ultima manipolazione dell’immagine di Lu Xun prende forma nella lotta perpetrata da Zhou Enlai e gli ufficiali di Partito contro la Banda dei Quattro, accusati di ritardare lo sviluppo tecnologico della Cina con la loro strenua opposizione all’importazione di tecnologia occidentale, che ritengono possa distruggere l’assetto socialista della nazione. E’ in opposizione a questa visione, che Lu Xun viene quindi presentato come un modello di perfetta sintesi tra tradizione e cultura occidentale.

Verso la demitizzazione

Alla fine degli anni ’70 quel che resta dell’identità di Lu Xun dopo le repentine manipolazioni politiche a cui viene sottoposto negli anni della Rivoluzione Culturale è l’icona di uno scrittore rivoluzionario altamente fedele alla linea di Partito, dal pensiero profondamente dogmatico e imbevuto di retorica marxista. La percezione dominante –creata dal Partito attraverso i riferimenti parziali e consapevolmente distorti alle sue opere nel decennio appena trascorso – hanno efficacemente oscurato la sua reale natura di scrittore animato dal senso di onestà e giustizia, tracciandone l’evoluzione da “un giovane studente patriottico, in un borghese democratico, in un marxista e infine in un maoista che invia telegrammi a Yan’an e prosciutto in scatola al presidente Mao”. Nel generale clima di fermento culturale inaugurato dalle Quattro Modernizzazioni (si ge xiandaihua, 四个现代化) lanciate da Deng Xiaoping nel 1978 e dalla relativa liberalizzazione del pensiero dalla pervasiva ideologia maoista, nasce in alcuni critici il desiderio di recuperare l’eredità letteraria del passato nella sua originalità ed interezza, al fine di comprendere le molteplici e diverse prospettive degli autori circa la società cinese di epoca moderna. L’obiettivo di tali scrittori è anche stabilire nuovi canoni di giudizio per le opere letterarie, indipendenti – nei limiti del possibile – dalla politica. Relativamente a Lu Xun, la fondazione di un’omonima società di ricerca (zhongguo lu xun yanjiu hui,中国鲁迅 研究会), rappresenta il primo atto nell’intento di comprendere e contestualizzare “la sua complessa personalità e il suo pensiero, nonché il grande contributo apportato alla letteratura cinese moderna”. Nel corso degli anni ’80 e ’90, numerosi scrittori articoleranno la propria analisi sui risultati letterari raggiunti da Lu Xun (e sulla sua stessa persona) in diversi saggi, che daranno vita ad un complesso dibattito accademico recante al suo interno molteplici giudizi contrastanti. Esemplificativo delle tendenze generali presenti in questi anni, è un sondaggio del 1998 condotto dalla rivista Letteratura di Pechino (beijing wenxue, 北京 文学) basato in parte sull’opinione dei giovani scrittori circa la produzione letteraria di Lu Xun. Rispettato da molti, sarà tuttavia definito da altri con duri giudizi, come quello di Ge Hongbing che lo qualificherà come “ il maestro delle opere incomplete” (banchengpin dashi,半成品大师).

Lu Xun nelle due Cine contemporanee

Come riportato da Qian Liqun nel discorso “China’s Ongoing Quest for Cultural Modernity into the 21st Century: Lu Xun and his Legacy” tenuto nel 2012 a Nuova Delhi, l’enorme influenza esercitata da Lu Xun nella storia moderna è ancora fonte di dibattito nella Cina contemporanea e, la sua percezione all’interno della società attuale, varia in relazione alle due maggiori forze presenti nella Repubblica Popolare, rispettivamente popolo e Partito.

Se fino al 2005 l’attitudine del PCC nei confronti di Lu Xun è stata sostanzialmente celebrativa, scandita da grandi commemorazioni a livello nazionale ed editoriali a lui dedicati annualmente nell’anniversario della nascita, dal 2006, Qian rivela che le sue osservazioni siano in qualche modo temute dall’ordine costituito, che ha per questo consapevolmente scelto di ridurne la pubblica esposizione. A tal proposito, la decisione resa nota nel 2010 da Fu Yuanfeng – membro del comitato editoriale per i manuali scolastici – alla testata cinese Global Times sembra motivare tale tesi. Nelle parole di Fu, alcune opere:

“non riflettono più lo spirito dei nostri tempi. I testi dovrebbero rispecchiare l’essenza della lingua cinese e avere un’influenza positiva sugli adolescenti. I classici dovrebbero durare nel tempo, ma alcuni testi non ne hanno le qualità”.

Da qui la volontà di rimuovere parte delle sue produzioni dal percorso didattico, tra cui “La vera storia di Ah Q” (1921) e “Medicina” (1919). La politica, inizialmente limitata alla sola provincia del Jiangsu, è proseguita anche nel corso del 2013, con la rimozione del brano “Aquiloni” (1925) dai programmi scolastici. Se la decisione ha raccolto il consenso di alcuni professori, sostenitori della complessità e inadeguatezza alla realtà presente delle osservazioni di Lu Xun, totalmente diversa è l’opinione del popolo, che ritiene lo studio del suo pensiero piuttosto una necessità; secondo un sondaggio condotto su Weibo, più dell’ 85% degli utenti si è detta contraria alla rimozione dei saggi stabilita dalla People’s Education Press. In tale contesto, il professor Qian Liqun si configura come uno dei più ferventi sostenitori dell’autorità diLu Xun, di cui considera le opere un profondo stimolo alla riflessione e al pensiero critico:

“For China’s reformers and intellectuals of different generations, Lu’s importance to the country lies not only in literature. His works fostered introspection in Chinese society and led to the questioning of orthodoxies and authorities. […] Even now, when reading his writings, you will feel powerfully inspired to think critically about society and the authorities of China’s past, its present, or even its future”– Qian Liqun, 2012.

Lo scorso anno la voce di Lu Xun ha trovato nuovi modi per farsi ascoltare, scegliendo un mezzo comune a molti di quei giovani sui quali in vita aveva riposto le sue speranze: Twitter. Per molti mesi un account chiamato @luxunbot25 ha diffuso in rete brevi citazioni dei suoi saggi, volti ad incoraggiare una riflessione critica sull’autorità. Uno dei più popolari è stato il seguente estratto, da “ In memoria di Liu Heizhen” del 1926:

 “Silenzio! Silenzio! Se non parli per rompere il silenzio, muori con esso”

Pochi mesi dopo la chiusura dell’account da parte delle autorità, altri hanno risposto all’appello, creando nuovi profili che continuassero la diffusione dei testi.

La voce di Lu Xun ha continuato quindi a risuonare per mezzo di altri, uniti, per rompere il silenzio.

Come si è avuto modo di constatare, nel corso degli anni la narrazione dell’impegno personale di Lu Xun e la pubblica percezione delle sue opere sono state tutt’altro che univoche e lineari. Animato da quella che C. T. Hsia ha definito una vera ossessione per il proprio Paese, Lu Xun si è reso autore di una narrativa critica e innovativa nello stile, atta a scuotere le coscienze e sovvertire le obsolete consuetudini socio-culturali della nazione; la letteratura, a cui attribuisce un valore quasi etico, ha il preciso compito – al pari della medicina – di curare una forma subdola e insidiosa di malattia: quella morale. Il forte pragmatismo e l’instancabile denuncia condotta in vita contro ogni utilizzo repressivo della cultura, in Cina e all’estero (Francioni lo indica nel 1933 tra i firmatari di una lettera di protesta diretta al Consolato Tedesco relativamente alla strumentalizzazione della cultura sotto il regime nazista), non hanno tuttavia impedito le appropriazioni postume della sua opera e della sua persona, che sono divenute negli anni del maoismo veri e propri accessori del potere, dotandosi di nuove e artificiali connotazioni. Uno studio più sistematico della sua opera avviene a partire dagli anni ’80, quando numerosi critici cinesi e occidentali avviano un intenso e complesso dibattito, che per anni sarà tuttavia ancora influenzato dall’immagine del Lu Xun scrittore marxista e rivoluzionario, retaggio di epoca maoista. Nonostante le attuali e molteplici opinioni divergenti, appare innegabile che l’inestimabile eredità culturale lasciata da Lu Xun e l’educazione al pensiero critico propugnata attraverso le sue opere è un grido che, nonostante le giravolte del potere, è ancora udibile nella Cina contemporanea.

Di Barbara Di Silvio*

**Barbara Di Silvio- Classe ’94, di matrice abruzzese. Studia la Cina dal 2013 e, dopo la laurea in Lingue Orientali all’Università Roma Tre, si stabilisce a Venezia per continuare gli studi. Mentre aspetta di partire, parla di storia cinese presente e passata dalla laguna veneta.