Il caso dell’attivismo femminista negli ambienti online in Cina

Come afferma Liu (2008: 95), in risposta alla presenza di attivismo sulla rete, teorici quali Ayers (2003), Naples (1998) e Rheingold (1994), citati in Liu (2008), hanno coniato il concetto di attivismo online per descrivere quei movimenti sociali che richiedono cambiamenti socioculturali e che possono prendere forma nel mondo virtuale, ne è un esempio proprio l’attivismo femminista.

Si tratta di un fenomeno in forte espansione che negli ultimi anni è riuscito ad attirare l’attenzione della popolazione e del governo, grazie a un efficace utilizzo di internet e dei social network in particolare, per dare voce ai propri pensieri, per mostrare alle persone il proprio impegno in tema di diritti delle donne e per mettere a conoscenza il più ampio numero di utenti sulle attività intraprese, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’uguaglianza di genere. Pertanto, in questo capitolo verrà mostrato ciò che le attiviste femministe cinesi fanno, nel concreto per far valere i propri diritti in un paese come la Cina con una forte impronta patriarcale, in cui l’immagine della donna ideale è sempre stata raffigurata nei discorsi ufficiali come sposata, con figli, nel solo ruolo di buona madre e buona moglie e mai di donna in carriera (Feng 2017). Ne è un esempio la frase pronunciata da Wang Qishan durante l’XI congresso sulle donne dell’ottobre 2013 (Peneda 2013):

“Women are also expected to make new achievements and contributions to promote harmony in families and society by carrying forward the fine traditions of respecting the elderly, loving the young, being frugal and properly bringing up children”.

Per comprendere a pieno l’attivismo femminista e le azioni intraprese da coloro che si considerano parte di questo movimento è necessario innanzitutto fornire alcune spiegazioni su che cosa si intende per femminismo e come esso viene considerato in Cina.

 

Michela Catalano, 26 anni laureata in Comunicazione Interculturale alla Bicocca di Milano e con una Magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale presso l’Università degli studi di Milano, ha vinto una borsa di studio semestrale dell’Istituto Confucio, che le ha dato la possibilità di studiare alla 华中科技大学 di Wuhan. Rientrata dalla Cina, lavora come Chinese speaker refunder presso Global Blue.

** Titolo della tesi “Internet in Cina tra controllo e attivismo durante il primo mandato di Xi Jinping“, tesi discussa presso la facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale dell’Università di Milano Anno accademico 2016/2017.