SINOLOGIE – L’Italia e la Cina nello sport (2008/2013)

In by Simone

La tesi Italia-Cina: le relazioni sportive dal 2008 al 2013 si propone di illustrare le relazioni sportive intercorse fra la Cina e l’Italia dal 2008 al 2013 rispondendo, soprattutto attraverso l’analisi della Gazzetta dello Sport, ad alcune domande. In che modo l’Italia entra a far parte dell’ascesa della Cina nello sport mondiale? In quali settori in particolare e perché proprio l’Italia?
Facendo riferimento al periodo compreso fra il 1 gennaio 2008 e il 9 ottobre 2013 e impostando “Cina” come parola chiave nell’archivio storico digitale de “La Gazzetta dello Sport” – il principale quotidiano sportivo edito in Italia – compaiono ben 7871 risultati. Dopo un’attenta selezione grazie a cui ho eliminato gli articoli non rilevanti, ho estratto 76 articoli. Ben 50 di questi 76 articoli riguardano il nostro sport nazionale, il calcio. Per quanto riguarda gli altri 26 articoli selezionati, si parla soprattutto di importazione ed esportazione di atleti e tecnici di altri sport e di Olimpiadi.

Perché proprio l’Italia? Non è un segreto che i cinesi apprezzino il nostro Paese in quanto riconoscono l’importanza del nostro millenario bagaglio culturale e storico. Un esempio su tutti lo troviamo nella letteratura cinese di inizio ‘900, epoca di grandi cambiamenti in una Cina sfruttata dagli occidentali presenti in gran quantità nelle varie concessioni. La decadenza del grande impero cinese e l’oppressione di un Occidente in netta superiorità militare furono alcuni dei temi che animarono i letterati dell’epoca, tra cui la grande personalità di Liang Qichao, scrittore e giornalista. Egli, ai suoi connazionali, portò come esempio il nostro Risorgimento e tutti quelli che lui chiama “eroi italiani” grazie ai quali l’Italia fu liberata dall’oppressione straniera.

Se un secolo fa la Cina ci prendeva ad esempio citando la nostra storia e le nostre più influenti personalità, oggi i cinesi sono quanto mai propensi ad allacciare rapporti con il nostro Paese perché riconoscono la qualità dei nostri prodotti nei più svariati settori, non da ultimo quello dello sport. La nostra tradizione sportiva è lunghissima e costellata di grandi successi internazionali in molte discipline. In primo luogo, l’Italia è uno dei quattro Paesi ad aver preso parte a tutte le edizioni delle Olimpiadi dell’era moderna, quindi dal 1896 alle più recenti. Complessivamente, risultiamo in quinta posizione nel medagliere olimpico per ciò che riguarda le medaglie d’oro e sesti contando le medaglie di tutti i metalli.

La popolazione italiana ammonta a quasi 61 milioni di persone, una minuscola frazione della popolazione mondiale. Confrontando questo dato con il numero dei nostri successi sportivi, risulta evidente che, nonostante il poco peso che abbiamo nella percentuale demografica mondiale, siamo una nazione assolutamente vincente a livello sportivo. Non potendo contare sulla quantità, la nostra tradizione sportiva vanta grossi investimenti sulla qualità. Questo fatto importante è stato molto ben compreso dalla Cina che non esita a instaurare rapporti con i nostri tecnici, giocatori e società per migliorare gli aspetti in cui è carente. Il calcio è sicuramente uno di questi e i 50 articoli che ho trovato a riguardo nella mia ricerca ne sono la riprova.

Queste relazioni si limitano all’ambito sportivo? Nell’analizzare gli articoli, è risultato sempre più evidente come queste relazioni sportive abbiano aperto numerose strade anche ad altri settori, in particolar modo quello economico. Il binomio sport-economia è ormai imprescindibile. Ce ne rendiamo conto ogni giorno non appena i media si dedicano alle news sportive. Movimenti di calcio mercato dai costi stellari, sponsor onnipresenti sulle divise e intorno ai campi da gioco, pubblicità che partono in ogni momento di pausa del gioco, striscioni che scorrono dietro i mezzi busti degli intervistati.

Le aziende sborsano centinaia di migliaia di euro per mandare in onda un mini spot fra il primo e il secondo tempo di una finale di Champions League. Le cifre che girano per le sponsorizzazioni dei Giochi Olimpici sfiorano i nove zeri. Lo sport vende perché piace, infatti ha sempre una vastissima cornice di pubblico, tutti potenziali consumatori. Le cifre che girano intorno al calcio, in particolare, sono clamorosamente più alte rispetto ad ogni altra disciplina sportiva, per il semplice fatto che è senza dubbio lo sport più seguito e popolare in Italia e in molti altri paesi europei. Investire in squadre vincenti porta il proprio marchio al di fuori dei confini nazionali. Il circolo vizioso dunque si allarga: una società sportiva, investendo su un organico forte, ha più possibilità di assicurarsi gli sponsor più ricchi perché ha più chances di qualificarsi nei tornei più importanti e seguiti.

La Cina ha ben compreso questo meccanismo e vuole entrare a farne parte a tutti i costi, vedremo anche molto alti. Fino a pochissimi anni fa ne era completamente al di fuori, infatti il calcio cinese non è certo famoso per il suo alto livello. I cinesi vedono dunque nel miglioramento del proprio calcio, una nuova e redditizia fonte di guadagno in termini economici e di soft power. E dall’altra parte l’Italia, consapevole sia della propria importante tradizione calcistica, sia degli enormi benefici che potrebbero scaturire dalle relazioni con la Cina, non si tira di certo indietro.

Fra i più importanti investimenti italiani in Cina citiamo in primis la Pirelli, che dal 2009 è lo sponsor della Chinese Super League (中超联赛 Zhongchao Liansai), il massimo campionato calcistico cinese. Il Milan, oltre ad aver inaugurato la prima web tv in lingua cinese sulla squadra rossonera, ha dato vita ad un’importante partnership con l’attuale squadra di punta del campionato cinese, il Guangzhou Evergrande (广州恒大足球俱乐部 Guangzhou Hengda Zuqiu Julebu). Tra l’altro i calciofili sapranno sicuramente che la panchina del Guanzhou parla italiano: Marcello Lippi ha allenato la squadra dal 2012 fino a pochi giorni fa, per poi affidare i suoi giocatori all’ex difensore della nostra nazionale Fabio Cannavaro. Chissà se quest’ultimo riuscirà a fare meglio del suo illustre predecessore con tre campionati vinti e due Champions League d’Asia in bacheca. Infine va citata l’apertura di una scuola a Nanchino in collaborazione con il Parma Calcio.

Per quanto riguarda invece gli investimenti cinesi in Italia, nel 2012 il presidente dell’Inter Massimo Moratti e Meng Fengchao (孟凤朝), presidente della China Railway Construction (中 国  铁  建, Zhongguo Tiejian o semplicemente CRC) hanno firmato un contratto per cui l’imprenditore cinese ha acquisito il 15% delle azioni della società calcistica, per un valore di circa 55 milioni di euro. Tuttavia, il vero fulcro dell’operazione sta nella costruzione di un nuovo stadio per l’Inter. La ditta cinese, che in patria si occupa di infrastrutture ferroviarie e autostradali, ha intenzione di portare a termine i lavori entro il 2017. Voci non ancora ufficiali parlano di un impianto con 55-60 mila posti, dal costo di 300 milioni di euro.

Se gli obiettivi di Moratti sono il risanamento dei conti della società, l’eventuale diffusione del marchio Inter in Cina e ovviamente il finanziamento del nuovo stadio, lo scopo principale della CRC è quello di volersi imporre agli occhi degli Occidentali come una società in grado di costruire impianti sportivi di qualità. Dietro la manovra dunque, c’è il chiaro intento di esportare il proprio lavoro in Europa non tanto nel settore delle ferrovie e delle strade, ma in quello delle infrastrutture sportive. Il nuovo stadio dell’Inter rappresenterebbe un efficacissimo biglietto da visita per eventuali acquirenti.

Un esempio meno celebre ma non per questo meno significativo di investimenti cinesi in Italia, ci è dato da Lu Rongyi, italianizzato come Alberto Lu, primo presidente cinese di una società di calcio in Italia. Il signor Lu, che ho avuto il piacere di intervistare, è proprietario di un bar, vive in Italia da molti anni e nel nostro paese ha messo su famiglia. Insieme ad altri suoi amici italiani appassionati di calcio come lui, ha dato vita a questo progetto che oltre a comprendere un nutrito settore giovanile, si impegna ad organizzare scambi fra Cina e Italia, sia di allenatori che di giocatori, ma anche corsi di mandarino ed eventi culturali.

Un grande investimento da parte della Cina verso il calcio italiano è stato sicuramente quello riguardante la finale di Supercoppa a Pechino, ovvero il match fra la vincitrice della serie A italiana e la vincitrice della Coppa Italia. Nonostante i 10 milioni di euro sborsati per far svolgere la partita a Pechino per tre anni, ci sono stati non pochi problemi sollevati dalle squadre, le quali non sempre sono state propense a impegnarsi in una trasferta così impegnativa negando di fatto la presenza sugli spalti ai tifosi. Si è già abbondantemente parlato del calcio e di come il suo ruolo trainante sia un vero e proprio impulso per instaurare una serie di collaborazioni che di fatto vanno oltre lo sport in sé. Tuttavia questo non è l’unico sport di cui si registrano relazioni fra l’Italia e la Cina.

Nel periodo che va dal 2008 al 2013 sono stati molti di più gli atleti italiani esportati in Cina, rispetto a quelli cinesi chiamati in Italia. Questo fatto può essere spiegato da vari fattori. A differenza del calcio, altri sport in Cina vantano un ottimo livello, di conseguenza non c’è così tanto interesse nel mandare i miglior giocatori all’estero quando in patria hanno strutture e allenamenti non di rado migliori dei nostri. Proprio per questa consapevolezza, le federazioni dei vari sport sono restie a privarsi dei loro miglior giocatori per paura di abbassare il livello delle loro squadre. Inoltre, non è secondaria la questione della disponibilità di capitale investito nello sport, per cui la Cina è assolutamente più appetibile rispetto all’Italia.

La pallavolo è forse lo sport che ha visto più scambi dopo il calcio. La più grande giocatrice del XX secolo, Jenny Lang Ping (郎 平) ha avuto diverse esperienze in Italia, dapprima come atleta poi da allenatrice. Fra gli italiani più famosi citiamo Carolina Costagrande e Martina Guiggi nella squadra di Canton e Cristian Savani, ex capitano della nazionale, attualmente con la divisa della squadra di Shanghai.

Passando ad uno sport completamente diverso, il 2013 è stato l’anno che ha visto per la prima volta un ciclista cinese partecipare al Giro d’Italia. Il suo nome è Ji Cheng (计成), ha 25 anni e proviene dalla città di Harbin, a nordovest della Cina. Ai microfoni dei media italiani, ha dichiarato di sentirsi in missione per il suo Paese, e che quindi ha tutta la volontà di dimostrare che è in grado di competere a livello internazionale in una delle gare più prestigiose. Insieme a lui, dalla Cina sono arrivati nove giornalisti che lo hanno seguito per tutta la durata della gara. La televisione cinese per la prima volta nella storia ha acquistato i diritti per trasmettere le tappe del Giro, e questo sarà senz’altro un bel biglietto da visita per l’Italia, in quanto i ciclisti gareggiano spesso sullo sfondo dei nostri più suggestivi paesaggi.

Per ciò che riguarda i nostri tecnici in Cina, va citata la presenza di Hermann Aigner, allenatore della nazionale di sci, Sandro Damilano, l’allenatore più vincente dell’atletica nostrana ora commissario tecnico della Cina nel settore della marcia e Renato Canova responsabile del fondo e mezzofondo dell’atletica cinese.

In conclusione, nonostante la vastità dell’argomento e la difficoltà di reperire informazioni, si è voluto mostrare come sia la Cina che l’Italia sono estremamente coinvolte in questa rete di relazioni bilaterali, risultando l’una il partner complementare dell’altra. La Cina è in grado di mettere sul piatto della bilancia proprio quegli elementi che mancano all’Italia: grossi capitali da investire nello sport e un immenso bacino di potenziali campioni. Allo stesso modo, l’Italia mette in gioco invece quei fattori che la Cina non ha: una grande tradizione sportiva pluridecorata negli sport più seguiti al mondo e tanta qualità. In seguito alla ricerca svolta, risulta evidente che l’Italia occupa un ruolo importante nei movimenti del mercato sportivo cinese.

I grandi successi che abbiamo ottenuto in varie discipline, nonostante non possiamo di certo attingere da un bacino di ‘manodopera atletica’ come quello cinese, non sono passati inosservati all’attento occhio asiatico. Fra atleti italiani chiamati a far parte dei maggiori campionati cinesi, allenatori di grande esperienza posti alla guida delle più rinomate squadre del ‘Paese di Mezzo’, non è più un segreto che la Cina si affidi anche all’Italia per aumentare la qualità delle proprie risorse sportive, sia in termini di investimenti sia in termini di tipologie di allenamento.

Alla Cina non basta chiamare in soccorso gli stranieri che hanno ottenuto più successi rispetto ai propri, ma va alla ricerca del meglio in circolazione e lo ottiene grazie alle cifre che mette a disposizione e che pochi altri paesi sono in grado di offrire attualmente. Dall’altra parte, l’Italia accoglie di buon grado l’interesse manifestato dalla Cina, che oltre ad apportare nuovi atleti è in grado di sobbarcarsi grandi investimenti economici.

Il nostro paese, specialmente in un clima di recessione economica come quello che si respira in tutta Europa, non può più prescindere dal mercato cinese. Con ogni probabilità, nei prossimi anni si sentirà ancora più spesso parlare di collaborazioni sportive italo – cinesi, sarà interessante vedere se queste avranno caratteristiche diverse rispetto a quelle analizzate in questo elaborato.

*Veronica Pesaresi veropesaresi[@]gmail.com laureata con lode alla laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, attualmente studentessa di lingua cinese alla Nanjing Normal University. Si interessa di sport e di eventi sportivi, in generale di tutto ciò che lega l’Italia alla Cina.

**Questa tesi è stata discussa presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”, sede di Pesaro. Relatore: prof.sa Agnese Formica, correlatore: prof.sa Alessandra Brezzi.