Per ovviare un simile problema è utile rivolgersi ai traduttori e agli interpreti. Ne abbiamo parlato con due rappresentanti della categoria, Ilaria Tipà e Lorenza Marini.

Ilaria è un’interprete di cinese simultanea. Fin dal liceo sapeva che avrebbe voluto fare l’interprete ma l’incontro con la lingua cinese è avvenuta in un secondo momento, nel periodo universitario e quasi per caso. Triennale a Roma Tre, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, corso in lingue e comunicazione internazionale e specialistica in Interpretariato di Conferenza nell’allora Luspio, oggi Unint. In seguito, oltre allo studio, iniziano i programmi brevi oltre muraglia e le prime esperienze lavorative. “L’inizio non è mai facile. Volevo lavorare come interprete di conferenza freelance e fare simultanea dal cinese all’italiano. Mi sono data due anni di tempo. Se in questo periodo non fossi riuscita nel mio intento sarei tornata in Cina e avrei cercato un’occupazione in qualche grande azienda. Ce l’ho fatta e tornata in Italia, sono riuscita a inserirmi sul mercato e a diventare la prima italiana ad essere specializzata nell’interpretazione simultanea cinese-italiano”.

Lorenza ha studiato cinese all’Università Cà Foscari di Venezia dove ha conseguito la laurea in lingue e civiltà orientali. Parallelamente iniziano i primi contatti diretti con la Cina, fra cui un soggiorno di un anno per motivi di studio. Pochi anni dopo, nel 2004, le prime esperienze lavorative a Pechino. Nel 2007 il ritorno in Italia. Qui Lorenza svolge la professione di interprete simultanea in cabina e accompagnatrice di tour di cinesi in giro per l’Europa e italiani in Asia, in collaborazione con Quality Group e Touring Club Italiano. “Ora amo il mio lavoro di interprete ma non è sempre stato così. All’inizio era un incubo. Notti intere a studiare e memorizzare i termini tecnici, poi il peggio è passato e ho sentito la lingua cinese sempre più mia”.

La difficoltà principale per chi si affaccia a questo particolare settore professionale è rappresentata dalla difficoltà nel farsi largo tra tanti “simultaneisti” madrelingua cinesi. La maggior parte di loro non possiede una formazione formale da interpreti e tendono a chiudere le porte a una figura straniera. “Uno dei limiti – spiega Lorenza – è che ogni lavoro è una sfida perché un giorno traduci di scarpe, e magari il giorno dopo di motori o parli del settore medico, finanziario, elettronico… Non si smette mai di imparare nuovi vocaboli”. Un’altra insidia è rappresentata dall’alto numero di dialetti parlati in Cina. Il più diffuso è il mandarino, ma alcune persone hanno accenti forti e si fatica a capirli. Due sono invece le difficoltà incontrate da Ilaria: i cinesi che conoscono la lingua in cui si sta traducendo e “spesso si ergono a controllori del nostro lavoro anche con interventi non sempre necessari”, e la capacità di inserirsi nel mondo Cina a 360°.

Mentre le attività che ruotano attorno alla traduzione scritta sono rimaste costanti, negli anni è cambiato qualcosa nel mercato dell’interpretariato. La necessità di interpreti formati e professionali è sempre più alta, allo stesso passo dell’intraprendenza delle aziende italiane nel concludere affari in Cina. Il guaio è che figure simili scarseggiano e a riempire la loro mancanza ci hanno pensato sedicenti interpreti, persone che si sono ritrovate a fare un lavoro per cui non sono preparati. “Le richieste per le traduzioni sono rimaste piuttosto invariate – conferma Ilaria – Si tratta quasi sempre di testi tecnici come manuali, visure o statuti aziendali. Forse l’unico trend recente è l’outsourcing delle traduzioni verso il cinese ad agenzie che operano direttamente dalla Cina con tariffe molto inferiori a quelle pensabili per un traduttore che opera in Italia”.

La Cina non si ferma mai, è sempre in trasformazione. L’esperienza personale di Lorenza ci aiuta meglio a capire di cosa stiamo parlando. “Nei settori più tecnici l’esperienza paga e la concorrenza non si fa ancora sentire. A conoscere il cinese ad alto livello siamo in poche. Le mie prossime concorrenti sono i cinesi nati in Italia che esercitano la professione anche da più anni di me. Non tutte le persone bilingue possono però improvvisarsi interpreti”.

Ilaria è stata molte volte in Cina, dove ha accompagnato delegazioni ufficiali e aziendali. “Quel che serve per fare un buon lavoro come interprete – aggiunge – è avere una preparazione che vada oltre la sola competenza linguistica”. Conoscere la cultura cinese aiuta a comprendere la forma mentis e i modi di ragionare dello stesso popolo cinese.

Quali sono le competenze più richieste per operare come interpreti e traduttori? Sicuramente un altissimo livello di conoscenza della lingua cinese, pilastro fondamentale senza il quale ha poco senso intraprendere un percorso simile. “È utile avere anche un’infarinatura sulla cultura generale cinese, sia storica che contemporanea. Non ci si improvvisa interpreti. O meglio, lo si può fare ma non in una conferenza di alto livello o in un convegno tecnico. In quel caso bisogna conoscere le tecniche di interpretazione, dalla presa di appunti alla gestione per la simultanea”. 

In vista del futuro si prevedono ulteriori cambiamenti all’interno di questa professione. Dato il buco di mercato del settore, presto la concorrenza potrebbe aumentare vistosamente. “L’evoluzione che prevedo è che ci possano essere un numero sempre maggiore di interpreti italiani, o madrelingua cinesi, con una formazione professionale elevata”. Attenzione inoltre ai nuovi sistemi tecnologici di traduzione simultanea. Nel futuro sempre più persone penseranno che questi apparecchi potranno sostituire gli interpreti. “Niente di più falso – giura Lorenza – non sarà mai così perché nel cinese, come in tutte le altre lingue, è importante il contesto. In più le emozioni che le parole trasmettono possono essere colte solo da noi umani”.

Alla luce di ciò, le opportunità per i giovani che vogliono entrare nel mondo delle traduzioni/interpretariato non mancano di certo. “Lo scenario è favorevole. La buona notizia è la scarsità di persone che mettono insieme le competenze sopra elencate, aggiunta alla crescente domanda delle imprese del mondo istituzionale. Il primo consiglio che posso dare a chi vorrebbe fare questo lavoro è essere testardi e curiosi. E mai darsi per vinti. Il secondo è quello di formarsi continuamente. Il terzo è chiedersi se quella dell’interpretariato sia la strada giusta per loro. È un lavoro che richiede sacrifici, impegno, dedizione e una buona capacità di resistere a situazioni stressanti, senza dar a vedere che lo si è”.

Per Lorenza, invece, sarà sempre più richiesta l’interpretazione simultanea, per intenderci dove la traduzione avviene in tempo reale. Visto poi l’aumento dei turisti cinesi in Europa, e in particolare in Italia, c’è sempre bisogno anche della figura della tour leader e della personal shopper. “Io dico ai giovani: se volete andare in Cina e sapete il cinese non lavorate come interpreti perché lì è ancora un settore sotto pagato. In Europa se ne sta invece riconoscendo un ruolo chiave. In Cina conviene di più entrare in una multinazionale: tradurrete molto ma avrete grandi potenzialità di carriera. Se volete restare in Italia la scelta dell’interprete è geniale, perché in poche ore si può guadagnare molto bene. Per una giornata di cabina si arriva a guadagnare anche 1000€ netti al giorno. “La sola nota dolente del mio lavoro – conclude Lorenza – è la partita Iva e la mole immensa di tasse che ogni freelance deve pagare”.