Inizio anche questa volta la Pillola con un carattere (o sinogramma). Quello in questione oggi è che si pronuncia wen e vuol dire zanzara. Esso è composto unendo due caratteri che da soli hanno un significato preciso:  chong (insetto) + wen (scrittura, lingua scritta). La zanzara è dunque un insetto che ha a che fare con la scrittura? Se osservate al microscopio le sue ali, constaterete che la risposta non può essere che affermativa. Nella loro aerea trasparenza, queste ali sono solcate da righe e tratti che sembrano fatti con il tradizionale pennello con cui si tracciavano (e si tracciano) i segni della lingua cinese. Se non temessi di plagiare la pubblicità di un caffè, mi verrebbe da esclamare: che magia!

Comunque, avranno anche delle ali delicate, stupende, pregne di significato, ma che maledette le zanzare! Per levarci dalle orecchie il loro estenuante ronzio e per dire basta ai bubboni che più li gratti e più peggiori il prurito, anche i più pacifisti e animalisti fra di noi non esitano a dare fondo alla brutalità irrazionale e selvaggia: provare a schiacciarle senza pietà facendoci persino male: schiaffoni sul muro e su noi stessi, zampironi soffocanti, repellenti che trasudano molecole dannosissime, braccialetti a ultrasuoni che silenziosamente ci tengono in stato di perenne allarme il  cervello. Ma a parte i romantici tentativi con piante di basilico o candele alla citronella, ci sono sistemi sicuri che ci liberano delle zanzare senza ricorrere alla violenza o all’autoavvelenamento?  Ci viene in aiuto un aforisma cinese attribuito ora a Laozi che la tradizione vuole fondatore del taoismo, ora a Confucio. Esso recita: è nel momento in cui vedi una zanzara posarsi sui tuoi testicoli che ti rendi conto che ci sono mezzi diversi dalla violenza per risolvere certi problemi.

Vediamoli questi mezzi diversi per eliminare le zanzare, partendo da considerazioni generali.

Ronzio e prurito a parte, alcune specie di zanzare sono altamente offensive e pericolose per la vita umana. Ad esempio, 68 delle 464 di quelle che appartengono al genere anopheles trasmettono il plasmodio, parassita responsabile della malaria o paludismo, flagello che colpisce gli umani dalla notte dei tempi; oggi, vi sono ancora zone endemiche da bonificare nelle quali si contano a decine di migliaia le vittime. Per esempio, in Africa subsahariana, nel 2018, sono morti per malaria 272.000 bambini, ossia il 67% dei decessi per malaria nel mondo. Tra le cure preventive si cita spesso la idrossiclorochina ma in più aree geografiche il plasmodio ha sviluppato la resistenza al farmaco, senza contare i nefasti effetti secondari che essa può generare, da semplici capogiri alla febbre, alle convulsioni, perdita dell’udito, effetti cardiovascolari, neurotossici, nefrotossici, epatotossici, etc. (la lista è lunga).

Oltre alle zanzare anofele, un’altra delle specie più aggressive è la zanzara-tigre (Aedes albopictus). Essa è originaria della Cina e del sud-est asiatico e, nella metà del Novecento, è arrivata in Africa e successivamente nel vicino Oriente e negli USA. In Europa è stata riconosciuta per la prima volta nel 1975, in Albania; si è poi diffusa su tutto il continente. In tutti i suoi spostamenti planetari, è assodato che la zanzara tigre da Oriente a Occidente ha viaggiato comodamente come ospite indesiderato sulle navi-cargo o passeggeri, e anche sugli aerei. Dunque, niente epiche migrazioni tra venti e bufere, come quelle dei coraggiosi e instancabili uccelli, ma oziosi e sonnacchiosi trasferimenti in umide sentine, cabine riscaldate, e su mercanzie (di preferenza, dicono gli entomologi, bambù, fiori o copertoni d’auto), punzecchiando qua e là braccia, gambe e un po’ tutto dei malcapitati umani compagni di viaggio.

Come l’anofele, ogni anno, la zanzara-tigre colpisce milioni di individui e ne uccide migliaia perché responsabile della trasmissione di malattie virali come zika (i feti di donne incinte colpite da zika sono microcefali e hanno lesioni al cervello), chikunguya (mortalità dell’uno per mille), dengue (l’epidemia 2019-2020 in Oriente e in sud America è ancora in corso), e febbre gialla (mortalità del 5% ma in fase tossica del 50%).

Per sollevarvi dalle deprimenti notizie sulle malattie mortali connesse alle zanzare anofele e alle zanzare-tigre, buone, anzi ottime notizie sul fronte della lotta “non violenta” a queste zanzare vengono proprio da dove è stato inventato il carattere wen 蚊, ossia dalla Cina.

Tra il 2011 e il 2015, un team di ricercatori cinesi e inglesi ha esaminato 17.745 casi di paludismo verificatisi in 2855 contee sulle 2862 in cui è suddivisa la Cina, e hanno verificato che quelli propriamente cinesi erano 1469 nel 2011, e soltanto 43 nel 2015; tutti gli altri casi durante l’intero periodo in cui la malattia regrediva, si erano verificati ai confini meridionali, soprattutto quelli con il Myanmar. La ragione di questa quasi eradicazione della zanzara anofele e quindi della malaria in Cina era (ed è) dovuta ai massicci investimenti statali per bonificare le regioni paludose, per mettere in atto corrette pratiche di profilassi e divulgare il più possibile informazioni sanitarie e nozioni basilari sulla malattia. L’operazione è costata 134 milioni di US$, ed è stata finanziata per il 77% dal governo cinese, e per il restante dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Un’altra battaglia zanzaresca che la Cina si accinge a vincere senza ricorrere a mezzi drastici è quella contro la zanzara-tigre. Grazie alla collaborazione fra ricercatori dell’Università Sun Yat-sen di Canton e dell’Università del Michigan, è stato messo a punto un protocollo biologico di intervento in due isole situate nel sud della Cina devastate dalle zanzare-tigre e dalle malattie a esse collegate. Il metodo per sbarazzarsi del pericoloso insetto consiste nel combinare due tecniche: popolazioni di zanzare femmine allevate in laboratorio vengono rese sterili per irradiazione e rilasciate in natura; inoltre, sempre in laboratorio, prima di liberarli si infettano i maschi con il batterio Wolbachia proveniente da altre specie di zanzare, ciò non impedisce loro l’accoppiamento con femmine non sterilizzate ma le uova risultanti non si sviluppano e non si schiudono. Il metodo è efficace anche se laborioso e costoso (allevare, cernere le zanzare secondo il sesso, procedere alle contaminazioni in laboratorio e alle liberazioni in natura): nella stagione di riproduzione 2016-2017, i ricercatori ogni settimana hanno liberato una media di 160.000 zanzare per ettaro, e il numero di punture segnalato è sceso del 97% (Nature, 17 luglio 2019). Il sistema è promettente e verrà replicato in altre aree del Paese ed esportato.

Dunque, applicando le giuste tecniche (non violente) per eliminare le zanzare, in un prossimo futuro non sarà necessario prendere a schiaffoni le pareti di casa e parti del proprio corpo o autoavvelenarsi con fumi, o con spray o con schifezze varie.

Il discorso sull’inutilità della violenza per risolvere i problemi può essere allargato a molte situazioni e a molte persone che contano. A esempio, al presidente americano Trump che usa violenza verbale e atteggiamenti derisori e machisti come unico mezzo di comunicazione: da un giorno all’altro straccia trattati internazionali, insolentisce istituzioni prestigiose, si scaglia contro giornalisti, soprattutto se donne, che pongono domande scomode o domande tout-court, consiglia di iniettarsi disinfettante per contrastare il covid-19 oppure di prendere l’idroclorochina anche se non prescritta dal medico, si vanta di essere negazionista quasi su tutto ciò che la scienza evidenzia, e come ogni prepotente ha sempre bisogno di un nemico. Di gente così ne conosciamo anche in Italia.

Ecco, visto che il nemico di oggi per Trump si chiama Cina, e che le sue reazioni sono sempre e solo istintive, è sui suoi testicoli che vorrei che si posasse una zanzara cinese. Secondo voi, Trump, in questo caso delicatissimo, imparerebbe a proprie spese che la violenza danneggia anche chi la usa? Se fosse così, fregandomene del plagio, non mi resterebbe che esclamare: che magia!

Di Isaia Iannaccone*

**Isaia Iannaccone, nato a Napoli, chimico e sinologo, vive a Bruxelles. Membro dell’International Academy of History of Science, è specialista di storia della scienza e della tecnica in Cina, e dei rapporti Europa-Cina tra i secoli XVI e XIX. È autore di numerosi articoli scientifici, di trattati accademici (“Misurare il cielo: l’antica astronomia cinese”, 1991; “Johann Schreck Terrentius: la scienza rinascimentale e lo spirito dell’Accademia dei Lincei nella Cina dei Ming”, 1998; “Storia e Civiltà della Cina: cinque lezioni”,1999), di due guide della Cina per il Touring Club Italiano e di lavori per il teatro e l’opera. Ha esordito nella narrativa con il romanzo storico “L’amico di Galileo” (2006), best seller internazionale assieme al successivo “Il sipario di giada” (2007, 2018), seguiti da “Lo studente e l’ambasciatore” (2015), “Il dio dell’I-Ching” (2017) e “Il quaderno di Verbiest” (2019)