Capodanno orientale, Capodanno occidentale: quali sono le differenze

Pensando alla Cina è quasi immediato il richiamo a determinati elementi culturali, folkloristici e mitologici, tutti espressioni di antiche credenze e tradizioni che sono state capaci di arrivare fino ai nostri giorni e di confluire negli usi e costumi di un Paese immenso. Proprio parlando di tradizioni, non si può prescindere dal considerare le celebrazioni e le festività nazionali anche perché siamo esattamente nel periodo in cui in Cina, e non solo, si festeggia il Capodanno Cinese, noto anche come Festa di Primavera 春节 (chūnjié).

Questa celebrazione è senza alcun dubbio una delle festività tradizionali più importanti in Cina, ma la Terra del Dragone non è l’unico posto in cui si festeggia: in moltissimi paesi dell’Estremo Oriente si celebra il Capodanno lunare 农历新年 (nónglì xīnnián) e ne sono un esempio la Corea, il Giappone, il Vietnam e la Mongolia. La motivazione dell’esistenza di questo Capodanno orientale dipende dal calendario.

Infatti, esistono due tipi principali di calendario a cui si può fare riferimento: il calendario solare 太阳 历 (tài yáng lì) che nasce dall’osservazione dell’apparente movimento del sole e il calendario lunare 太阴历 (tài yīn lì) che, al contrario, nasce dall’osservazione delle fasi lunari.

Fin dall’antichità in Cina venne utilizzato il calendario lunare a causa dei suoi scopi pratici legati all’agricoltura: serviva per calcolare eventi correlati al mutare delle stagioni e ai periodi di semina ed è per questa ragione che viene chiamato anche calendario agricolo 农历 (nόng lì), vecchio calendario
旧历 (jiù lì) o calendario popolare 民历 (mín lì).

Tuttavia, al calendario lunare andò man mano ad affiancarsi il calendario gregoriano (公历 gōng lì), una rivisitazione del calendario giuliano 儒略历 (rúlüè lì), basato sulla variazione dell’anno tropicale. Questo più moderno calendario è entrato in uso in Cina a partire dal 1° gennaio 1920 ed è chiamato calendario nazionale 国历 (guό lì) o nuovo calendario 新历 (xīn lì).

Proprio questa distinzione tra i due diversi calendari e la coesistenza di entrambi permette di precisare e constatare che in Cina non esiste solo il Capodanno Cinese ma si festeggia, non con la stessa importanza tradizionale, anche il Capodanno occidentale 元旦节 (Yuándàn jié).

Dunque, dal momento che nel calendario lunare i mesi iniziano in concomitanza con ogni giorno di luna nuova e la data di questa festività può variare tra il secondo e il terzo novilunio, in relazione a quando cade il solstizio d’inverno, questo periodo va generalmente da metà gennaio a metà
febbraio. Quest’anno la vigilia 除夕 (Chúxì) cade l’11 febbraio, il giorno di Capodanno il 12, mentre la fine dei festeggiamenti in concomitanza con la Festa delle Lanterne 元宵节 (Yuánxiāo jié) sarà il 26 dello stesso mese.

È proprio per questa sua collocazione temporale che il Capodanno Cinese è anche noto come Festa di Primavera, poiché anticipa l’inizio della stagione della rinascita in cui i fiori sbocciano, le giornate diventano via via sempre più lunghe e calde e si va in contro alla fine dell’inverno. I festeggiamenti, compresi in un arco temporale di quindici giorni, sono il principale momento di ritrovo famigliare, non solo si ritorna fisicamente “a casa” ma si prevedono tutta una serie di momenti quasi rituali in cui si ritrova il calore e l’affetto dei propri cari e si riscoprono le proprie radici. Quest’ultima è forse la ragione principale per cui il festeggiamento del nuovo anno è così sentito in Cina.

Questi quindici giorni e questi ricongiungimenti nei propri luoghi natali caratterizzano quel periodo noto come Chūnyùn 春运, un vero e proprio movimento di massa, una sorta di esodo dalla vita quotidiana che dura circa 40 giorni e durante il quale si registra un aumento esponenziale di viaggi
dentro e fuori il territorio nazionale, includendo anche il ritorno in patria dei cinesi d’oltremare. Il Chūnyùn (letteralmente 春 primavera e 运 movimento, “muoversi durante la primavera”) è riconosciuto proprio come la “più grande migrazione umana annuale” di tutto il mondo.

 

Di mostri, demoni e antiche credenze

A metà tra storia e leggenda, l’origine del Capodanno Cinese non è certa. Alcuni studiosi ritengono che questa festività fosse inizialmente legata ai riti divinatori, alla “scapulomanzia” e alle cerimonie sacrificali per onorare gli dèi e commemorare gli antenati, tutte pratiche già in uso durante la dinastia Shang (1675 a.C. – 1046 a.C.), ma la parola nián 年 “anno” fa la sua comparsa per la prima volta in alcuni scritti appartenenti alla dinastia Zhou (1046 a.C. – 256 a.C.), durante la quale si consolidò l’usanza di celebrare rituali in onore della natura, per garantire e tutelare i raccolti.

Appare sempre più chiaro il legame di questa festività con l’agricoltura e, d’altra parte, il “mito agricolo” al quale la si fa risalire ne è una prova. Infatti, secondo antiche credenze il mondo agricolo era spesso minacciato da spiriti maligni e una leggenda in particolare narra che, proprio in concomitanza con la vigilia del calendario lunare, un mostro chiamato Nián (dove 年 è lo stesso carattere usato per “anno”) uscisse dagli abissi con l’intento di distruggere l’intero raccolto e nutrirsi di bestiame e di persone.

Secondo questa leggenda, gli abitanti dei villaggi per diversi anni presero l’abitudine di rifugiarsi nelle montagne lasciando offerte di cibo fuori dalle abitazioni, fino a quando un uomo non decise di fronteggiare il Nián appendendo drappi e lanterne rossi fuori dalle case e iniziando a bruciare bambù per riprodurre immagini e suoni che potessero spaventare il mostro. Vedendo l’ottimo risultato di questi stratagemmi, gli altri abitanti decisero a loro volta di ingegnarsi: oltre a usare drappi e lanterne color rosso, ammassarono e impalarono le teste di vari animali davanti ai portoni delle case con l’intento di attirare il mostro, mentre nei cortili interni delle abitazioni posizionarono fuochi d’artificio da utilizzare per scacciarlo, così il mostro, spaventato, fu costretto a ritirarsi negli abissi da dove era venuto e da cui non uscì mai più.

Non è un caso che “Festeggiare il Nuovo anno” venga reso in cinese con l’espressione 过年 guònián, letteralmente “cacciare il Nián”, il fantomatico mostro che va così quasi a configurarsi come la sfortuna dell’anno precedente. Questa leggenda, in cui compaiono elementi caratteristici del Capodanno Cinese come il tipico utilizzo di decorazioni di colore rosso, lanterne e fuochi d’artificio, si lega soprattutto a una famosissima manifestazione: la Danza del Leone 舞狮 (wǔshī), una delle celebrazioni del Capodanno Cinese più note in tutto il mondo in cui si assiste ad una vera e propria sfilata che narra una storia e segue una sceneggiatura, spesso di tipo acrobatico e legata alle scuole di Kung Fu, che riprende simbolicamente il ruolo degli animali che nella leggenda sono salvatori di villaggi infestati da spiriti e disgrazie, nonché sinonimi di abbondanza e benessere. Inoltre, gli stessi rumori provocati da tamburi, piatti, ciotole e fuochi d’artificio durante questa parata vogliono riprendere proprio la famosa cacciata del mostro.

Esiste poi un’altra leggenda, anch’essa legata a un’importante tradizione: si narra che un demone dal nome Sui terrorizzasse i bambini durante la notte, provocando in loro una febbre altissima che li avrebbe condotti inevitabilmente alla pazzia e per questo motivo alcune famiglie escogitarono vari modi per spaventare il demone. Una volta, durante la vigilia di Capodanno, una coppia aveva dato al proprio figlio alcune monete con cui giocare per evitare che si addormentasse e il bambino le incartò all’interno di una busta rossa: una volta addormentato, i genitori misero la bussa rossa sotto al cuscino del bambino e quella notte, quando il demone provò ad avvicinarsi venne spaventato dal rumore dei soldi e scappò via.

Questo racconto sembra spiegare proprio la nascita dell’abitudine di scambiarsi le famosissime buste rosse 红包 (hóng bāo): regalare buste rosse Yāsuìqián 压岁钱 (letteralmente “denaro di Capodanno”) rientra nei costumi tipici del Capodanno Cinese e si tratta semplicemente di donare delle buste rosse contenenti soldi ai bambini, ai familiari, agli amici scapoli e così via. Per tradizione la quantità di soldi contenuto nelle buste deve essere pari e non deve mai corrispondere al numero 4 o ai suoi multipli: questo perché in Cina, e in Asia in generale, il numero 4 四 (sì) ha una pronuncia
molto simile a quella della parola “morte” 死 (sǐ) ed è dunque considerato di malaugurio, al contrario del numero 8 che, pur essendo multiplo di 4, è considerato un numero fortunato e di buon auspicio.

La data per il festeggiamento del Capodanno Cinese in concomitanza con il primo giorno del primo mese lunare è stata fissata per la prima volta durante la dinastia Han (206 – 220 a.C.) e nello stesso periodo iniziarono ad apparire le prime antiche tradizioni, che andarono consolidandosi e
ampliandosi durante le dinastie successive fino ai giorni nostri.

Quando crollò l’Impero cinese e venne istituita la Repubblica di Cina nel 1912, a seguito dell’abdicazione dell’ultimo giovane imperatore mancese Pu Yi nel febbraio dello stesso anno, il nuovo governo decise di abolire la festività del Capodanno cinese e di adottare unicamente il calendario gregoriano: per quasi quarant’anni il 1° gennaio segnò l’inizio ufficiale del nuovo anno in Cina come nel resto del mondo. Soltanto con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 ad opera del Partito Comunista Cinese venne reintrodotto fra le feste nazionali, assumendo pian piano l’importanza e la valenza culturale che ha tutt’oggi.

 

Il rito nella quotidianità

Il Capodanno Cinese è sì storia, miti, leggende che necessariamente vengono richiamati durante tutta la celebrazione, facendo da sfondo alla stessa festività, ma allo stesso tempo è interessante vedere nell’atto pratico come il passato e le usanze tipiche di questa festa sin dal principio si siano
evolute in quelle che la caratterizzano tutt’oggi.

Tutto il periodo che va dall’inizio del Chūnyùn 春运 fino alla Festa delle Lanterne è scandito da momenti e azioni ben precisi, infatti dal 23° giorno del 12° mese lunare fino alla Festa di Primavera è necessario rispettare alcune regole e portare a termine determinate attività
nel migliore dei modi, così da prepararsi all’avvento del nuovo anno.

In particolare, il 28° giorno del 12° mese lunare, il cosiddetto 年二八 Nián èrbā, è una data spartiacque poiché è da questo momento in poi che iniziano quei preparativi quasi necessari ad accogliere il nuovo anno. Ciò su cui ci si concentra è soprattutto la pulizia della casa, cosa che assume il significato simbolico di allontanare la sfortuna accumulata durante l’anno passato, per poter far spazio alla nuova fortuna, come ricorda anche il detto cantonese 年廿八, 洗邋遢 (Niánniànbā xǐlātà) “Il ventottesimo giorno lunare, pulire via lo sporco”.

Simbolo principale di riunione famigliare è sicuramente il cibo tanto che la sua preparazione e il momento stesso del banchetto prevedono delle regole. I giorni che precedono la festività, ad esempio, è vietato cuocere pietanze saltate in padella poiché il termine 炒 chǎo può richiamare una
“discussione” e dunque un qualcosa di negativo o, ancora, la sera della vigilia fra le varie pietanze non può certo mancare il pesce 鱼 (Yú) poiché la pronuncia di questa parola richiama in maniera omofona una serie di altri termini che rimandano all’accumulo e al desiderio di ricchezza, come
sottolinea l’espressione di auguri 年年有余(Niánnián yǒu yú) “che tu possa avere sempre più di quanto necessiti”.

Il giorno dopo la Vigilia inizia la fase topica del Capodanno, che continua a essere scandito da una moltitudine di attività differenti. Il primo giorno è dedicato completamente all’accoglienza e al benvenuto delle entità positive, di quegli spiriti benevoli del 天 tiān (cielo) e della 地 dì (terra), che devono fare il loro glorioso ingresso nel nuovo anno. Venerare il cielo e la terra e onorare gli antenati sono due degli aspetti che da sempre hanno caratterizzato la cultura e la tradizione cinese, così come il rispetto per i cari e la famiglia ed ecco perché questo giorno è dedicato completamente al far visita ai parenti e soprattutto ai nonni. Ma questo giorno segna anche l’inizio della fase goliardica di questa celebrazione, le strade si riempiono di gente in un comune clima di gioia e allegria e si aprono letteralmente le danze con alcune delle manifestazioni più note: la famosissima Danza del Leone, accompagnata dagli immancabili spettacoli pirotecnici 烟火 (yānhuǒ), che oltre ad avere lo scopo di intrattenere e divertire hanno anche la funzione simbolica di cacciare gli spiriti maligni.

Durante il secondo giorno, facendo riferimento alle usanze più tradizionali e conservatrici, le donne possono far visita ai loro genitori, poiché visitarli durante il primo giorno, sovvertendo l’ordine tradizionale del “prima i genitori del marito”, contribuirebbe all’accumulo della cattiva sorte per tutta la famiglia e andrebbe a gravare enormemente anche sulle finanze, mentre il terzo, quarto e quinto giorno sono i giorni in cui si resta nelle proprie case e ci si dedica alla commemorazione dei defunti.

Il settimo giorno si celebra il 人日 rénrì, il giorno della creazione dell’uomo che va inteso come una sorta di compleanno comune: tutti gli uomini festeggiano il loro anno in più e durante questa giornata non si può non mangiare la tradizionale insalata di pesce crudo 鱼生 yúshēng in compagnia
degli amici. Questa celebrazione è piuttosto antica: presente già durante la dinastia Han, assunse sempre maggior valore durante e dopo il periodo dei Tre Regni e della dinastia Jin ed era consuetudine indossare i rénshèng 人勝, ossia dei copricapo color oro, e recitare poesie per ingraziarsi gli spiriti che avrebbero assicurato la buona sorte sulla Terra. In passato poi non era solo il compleanno degli uomini ma di tutti gli esseri viventi, per questo motivo si evitava ogni forma di violenza: non venivano né uccisi gli animali né puniti i prigionieri.

Il nono giorno è dedicato alla preghiera e al culto dell’imperatore di Giada (il re del Cielo nel canone taoista), vengono bruciati incensi e si offrono doni all’Imperatore e al dio Zao Jun, divinità della casa e della famiglia. Si dice che in questo giorno l’Imperatore di Giada ispezionasse e valutasse tutte le azioni umane per ricompensare o punire coloro che avevano compiuto rispettivamente azioni buone o malvagie. Inoltre, caratteristico di questa giornata è il rito dell’adorazione del cielo 拜天公 (bài tiān gōng), durante il quale in tutti i templi i monaci taoisti si prostrano ai piedi delle statue, bruciano incenso e preparano cibo dal significato votivo e propiziatorio.

La Festa delle Lanterne 元宵节 (Yuánxiāo jié) si tiene il quindicesimo giorno e conclude di fatto le festività. Durante questo giorno la gente esce, passeggia, si riunisce con amici e familiari, assiste a spettacoli di vario genere ma ciò che caratterizza e dà il nome a questo giorno è l’usanza di lasciar volare le lanterne accese, sulle quali di solito vengono scritti sogni e desideri, frasi di buon auspicio e chéngyǔ 成语. Inoltre vengono tradizionalmente mangiate le famose palline di riso glutinoso note come Tāngyuán 汤圆 (letteralmente “palline rotonde in zuppa”). Sembra che al nome di questa pietanza sia legata una piccola curiosità: durante la dinastia Ming (1368-1644) questo piatto era chiamato Yuanxiao per ricordare proprio il nome della festa, ma dopo il crollo dell’Impero e durante gli anni di reggenza di Yuan Shikai proprio quest’ultimo ne fece cambiare il nome. Perché? Perché il nome originario del piatto era omofono di un’espressione che letteralmente significava “rimuovere Yuan”, cosa che un generale che tentò in seguito anche ad autoproclamarsi imperatore non poteva di certo accettare. Queste famose palline di riso, con la loro forma circolare inoltre
richiamano il concetto 团团圆圆 Tuántuán yuányuán “Felice ritrovo!”, a sottolineare l’importanza che si dà allo stare insieme durante questa festività.

di Claudia Comite e Sara Colaiaco*

*Studentesse della magistrale in Lingue e civiltà orientali presso “La Sapienza” di Roma, su Instagram e Facebook curano la pagina La Piccola Via della Seta, cui è correlato l’omonimo blog su WordPress, con il fine di contribuire ad una maggiore divulgazione e comprensione della cultura cinese