Pace fatta tra il Nobel e la Cina

In by Simone

L’11 ottobre, l’Accademia di Stoccolma ha premiato Mo Yan con il Nobel per la letteratura. È il primo Nobel a un autore che la Cina mainstream considera veramente cinese. Le reazioni sui quotidiani dell’ex Impero di Mezzo sono entusiaste, meno univoche quelle sui media di Hong Kong.
Il China Daily, principale quotidiano di Pechino in lingua inglese, riporta oggi le motivazioni del premio a Mo Yan, autore capace di creare un "realismo visionario" attraverso un sapiente mix di "racconti popolari e storia". Il mondo di Mo Yan, prosegue il China Daily, "ricorda nella sua complessità la scrittura di William Faulkner – spesso la stessa contea di Gaomi di Mo Yan è paragonata allo Yoknapatawpha dello scrittore americano – e Gabriel Garcia Marquez, trovando allo stesso tempo un punto di partenza nella letteratura cinese antica e nella tradizione orale".

Il Nobel non è solo questione di prestigio, è anche una ricompensa monetaria. Poco più di un milione di dollari entreranno nelle tasche di Mo Yan. Una somma che contrasta con le umili origini dello scrittore, mai rinnegate e anzi parte integrante della sua poetica. Mo Yan è infatti nato nella contea di Gaomi, nella provincia rurale dello Shandong, 57 anni fa da una famiglia di agricoltori medio-ricchi. "Sono cresciuto in un ambiente immerso nella cultura popolare cinese", ha dichiarato ieri l’autore durante la conferenza stampa improvvisata nella sua città natale dopo aver ricevuto il riconoscimento. "Questo ha sicuramente influenzato – addirittura deciso – lo stile dei miei lavori".

Molti dei critici letterari che si sono occupati di lui, infatti, hanno riconosciuto a Mo Yan la capacità di popolare i suoi romanzi e racconti di "personaggi colorati e drammatici" inseriti nelle ambientazioni a lui più care e familiari. Storie le sue narrate "in uno stile unico, con un linguaggio tagliente, un’ immaginazione sbrigliata e una narrazione ricchissima", ricorda uno dei suoi curatori cinesi, Ye Kan, raggiunto ancora dal China Daily.

Secondo Eric Abrahmsen, critico letterario, traduttore e autore del sito Papers Republic, sito in lingua inglese interamente dedicato alla lettera del Paese di mezzo, "Mo Yan si è meritato il premio semplicemente per essere un grandissimo scrittore (…) che ha fatto molto per sviluppare il linguaggio e lo stile della letteratura cinese contemporanea, anche affrontando importanti temi storici e sociali della sua contemporaneità".

Il Global Times, edizione in lingua inglese del Quotidiano del Popolo, organo d’informazione del Pcc, dedica allo scrittore un intero speciale con articoli e approfondimenti dedicati all’"uomo senza parole" – questo infatti significa "Mo Yan", pseudonimo di Guan Moye. Dalle pagine del Global Times, il poeta e critico letterario Yang Xiaobin, aveva espresso il suo appoggio alla candidatura al Nobel di Mo Yan sottolineando come fosse "l’autore cinese più qualificato e con maggiori possibilità per vincere il Nobel".

Se i giornali vicini al Partito si uniscono alla celebrazione dello scrittore dello Shandong, primo cittadino cinese a ricevere un Nobel per la letteratura, il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, coglie l’occasione per riportare l’opinione di Wei Jingsheng, dissidente esiliato a Washington e padre dei movimenti per la democrazia cinesi."La Cina ha molti altri scrittori di talento", ha affermato Wei, rivelando la sua impressione sulla scelta dell’Accademia di Svezia: "questo premio è più un riflesso della volontà del ‘grande business‘". E la scelta di Mo Yan indubbiamente avrebbe quindi l’obiettivo di "far piacere il regime comunista" e non di premiare il valore letterario dell’autore.

Una posizione, quella dell’attivista per la democrazia in Cina, estremamente critica nei confronti dell’autore. Il quale, al di là della soddisfazione personale, però ha dichiarato molto umilmente di non volersi esprimere, mantenendo fede a quello che è il significato del suo pseudonimo. "Non voglio parlare del Nobel, perché ogni parola a proposito del premio sarebbe criticata. In molti criticano gli scrittori cinesi che avrebbero l’ansia del Premio Nobel. E io più di altri ho ricevuto molte critiche in questo senso". 

[Scritto per Lettera43; foto credits: guardian.co.uk]
 
*Marco Zappa nasce a Torino nel 1988. Fa il liceo sopra un mercato rionale, si laurea, attraversa la Pianura padana e approda a Venezia, con la scusa della specialistica. Qui scopre le polpette di Renato e che la risposta ad ogni quesito sta "de là". Va e viene dal Giappone, ritorna in Italia e si ri-laurea. Fa infine rotta verso Pechino dove viene accolto da China Files. In futuro, vorrebbe lanciarsi nel giornalismo grafico.