L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 30 ottobre.

L’8 novembre prossimo il Myanmar è chiamato alle urne per le elezioni parlamentari generali. Cinque anni fa, nel 2015, nel Paese si tennero le prime elezioni democratiche, dopo decenni di dittatura militare, che videro il trionfo della National League for Democracy (NLD) di Aung San Suu Kyi, premio Nobel e icona pro-democrazia.

Nonostante la schiacciante vittoria del 2015, la NLD non è stata in grado di apportare cambiamenti significativi al sistema politico birmano e non è riuscita nel suo intento di emendare la Costituzione. Per modificare la carta costituzionale serve infatti una maggioranza qualificata del 75% dei parlamentari, e considerando che al momento ai militari è garantito il 25% dei seggi e tre ministeri chiave (Esteri, Interni, Difesa), il governo di Suu Kyi non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi di riforma.

Non solo, per negare a Suu Kyi la Presidenza, i militari hanno incluso una disposizione nella Costituzione secondo cui il Presidente non può avere un coniuge o figli in possesso di cittadinanza straniera. E, sfortunatamente, questo è proprio il caso della leader della National League for Democracy. In questi anni Suu Kyi ha parzialmente aggirato l’ostacolo creando il ruolo del Consigliere di Stato, che ha ricoperto finora, ma rimane esclusa per lei la possibilità di accedere alla Presidenza del Myanmar.

Quasi certamente le prossime elezioni, che si svolgeranno nel contesto delle restrizioni imposte a causa del Covid-19, vedranno nuovamente la vittoria della NLD di Aung San Suu Kyi che, tuttavia, potrebbe perdere la maggioranza assoluta di cui dispone attualmente per governare da sola. Secondo i sondaggi pre-elettorali i partiti più piccoli, che rappresentano minoranze specifiche, dovrebbero ottenere molti più seggi e costringere la NLD ad un governo di coalizione. Anche se Aung San Suu Kyi e il suo partito rimangono ancora molto popolari tra la maggioranza buddista Bamar, il gruppo etnico dominante, molti analisti concordano nel ritenere che il loro consenso si è ridotto tra i tanti e diversi gruppi etnici minori sparsi per il Paese e che costituiscono oltre il 40% della popolazione. È bene evidenziare infatti che Il Myanmar risente, forse più delle altre nazioni del Sud-Est asiatico, delle diverse convergenze geografiche e culturali che caratterizzano il tessuto sociale del Paese. Elementi questi che hanno condizionato la formazione dell’unità nazionale, particolarmente difficoltosa, sia sotto il profilo etnico che politico e sociale.

Sulle elezioni dell’8 novembre incombe inoltre lo spettro della crescente diffusione del nuovo coronavirus, che potrebbe avere effetti imprevedibili sui risultati. Secondo alcuni osservatori, le restrizioni ai raduni andranno probabilmente a vantaggio dei grandi partiti come l’NLD e il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione (USDP) sostenuto dai militari. Tuttavia, molto dipenderà da come il Myanmar gestirà la diffusione del virus nelle settimane a venire. Sicuramente però, il combinato di rigide disposizioni anti-Covid, conflitti etnici e scarso monitoraggio da parte degli osservatori internazionali fanno sorgere dubbi sulla regolarità del processo elettorale in Myanmar.

L’attuale opposizione e gli stessi militari chiedono addirittura il rinvio delle elezioni, ma Suu Kyi teme che accogliere tale richiesta verrebbe percepito come un segno di debolezza, un’evidenza della sconfitta nei confronti della pandemia. Inoltre, parte della popolazione non può accedere alle votazioni. A soffrire di tale condizione sono in particolare i Rohingya, popolo musulmano che vive nel Nord del Paese, a cui si aggiungono migliaia di cittadini che risiedono in zone di conflitto, che difficilmente riusciranno a recarsi ai seggi elettorali. Una situazione complessa che presuppone comunque la vittoria della NDL, sia per la sua storia pregressa che per il ricorso privilegiato ai media nazionali.

Quali, dunque, le prospettive per il Myanmar all’indomani delle elezioni? Le ostilità tra gruppi etnici non sono affatto concluse e una possibile strada da percorrere per garantire maggiore stabilità al Paese potrebbe essere quella del decentramento amministrativo, in aggiunta ad un rafforzamento della tutela delle minoranze e delle specificità culturali dei popoli residenti nel territorio nazionale. Tra pandemia globale e tensioni interne non mancano le sfide e le difficoltà, dunque queste elezioni svolgeranno un ruolo cruciale nel determinare il prossimo futuro del Myanmar.

A cura di Emilia Leban

Manila prova a rilanciare il proprio mercato azionario

Il mercato finanziario filippino è, da tanti punti di vista, uno dei meno performanti del continente, il fatturato medio giornaliero alla fine di agosto è sceso a 119 milioni di dollari e l’indice di riferimento della Borsa delle Filippine è calato del 24,5% quest’anno, una delle cadute più brusche in tutto il Sud-Est asiatico. Solo pochi giorni fa, però, Converge ICT Solutions ha dato un segnale di inversione dell’andamento generale, raccogliendo più di 600 milioni di dollari alla Borsa delle Filippine e registrando la seconda più importante offerta pubblica iniziale del Paese, spinta dal boom che i suoi servizi di fibra hanno avuto dall’inizio della pandemia. Negli ultimi mesi anche diversi vicini hanno migliorato il proprio andamento borsistico, la Borsa dell’Indonesia ha registrato circa 40 quotazioni, mentre Borsa malese e quella thailandese ne hanno quotate rispettivamente 13 e 9. Le due Borse del Vietnam, con un’economia più piccola delle Filippine, quest’anno ne hanno quotate 11, raggiungendo quasi le 15 delle Filippine da quando Rodrigo Duterte è diventato presidente nel 2016. Quindi, pur avendo una delle più antiche Borse valori dell’Asia, la lista delle Filippine con 271 società quotate è rimasta una delle più sfornite della regione. Sia il governo che PSE (Philippine Stock Exchange) ritengono che sia giunto il momento di colmare questo gap e recuperare i ritardi con strategie mirate. Verranno ad esempio modificate le regole di quotazione rendendole più agili e semplici, soprattutto per le PMI che, pur non avendo talvolta tutti i requisiti richiesti, necessitano di raccogliere fondi per la ripresa dopo i duri colpi della pandemia. L’Amministratore Delegato di PSE Ramon Monzon ha affermato che le regole proposte, recentemente anche sottoposte a consultazione pubblica, contribuirebbero a rivitalizzare e sostenere l’economia filippina, scivolata ormai nella prima recessione degli ultimi 30 anni. Intanto, nel Paese si registra un aumento dell’afflusso di valuta estera proveniente dai prestiti del governo e un calo della spesa per le importazioni.

Strategie politiche interne ed estere della Cambogia

Non sono sicuramente tempi ordinari per i governi di tutto il mondo, chiamati ad affrontare sfide inedite e una dura crisi provocata dalla pandemia. Lo stesso vale naturalmente per il governo cambogiano e per il suo longevo Primo Ministro Hun Sen, impensierito anche dai movimenti di protesta della vicina Thailandia. L’economia della Cambogia si contrarrà quest’anno per la prima volta dopo decenni, causa il crollo del settore manifatturiero e di quello turistico, e, salvo nuove poderose misure di sostegno alle attività economiche, la ripresa nel 2021 sarà tutt’altro che rapida. Per favorire la crescita il governo di Phnom Penh ha recentemente firmato un Accordo di libero scambio con la Cina, suo storico alleato in Asia, finalizzato a ridurre le tariffe ed aumentare l’accesso al commercio bilaterale. La decisione è arrivata nel pieno delle tensioni tra Pechino e Washington nel Sud-Est asiatico e ha posto la Cambogia al centro di tale disputa sia a livello economico-commerciale che diplomatico. Se infatti da un lato il governo cambogiano ha ricevuto sostegno finanziario dagli Stati Uniti negli ultimi mesi, il Primo Ministro Hun Sen non ha perso occasione per far innervosire il governo americano e alimentare le tensioni con la Cina. L’estate scorsa, ad esempio, il Centro studi strategici e internazionali americano aveva rilevato la distruzione di una base militare statunitense in Cambogia, a cui erano seguite accuse dal Pentagono al governo cambogiano di avere accordi “segreti” con Pechino per ospitare in futuro risorse militari e personale cinese. Le accuse sono state costantemente negate da Phnom Penh ma diversi osservatori internazionali continuano a sostenere che la demolizione della base di Ream nasconda la volontà della Cambogia di consegnare la base alla Cina, per l’uso da parte della People’s Liberation Army Navy. Questi sviluppi hanno aumentato le tensioni interne al Sud-Est asiatico, con l’ex diplomatico singaporiano Bilahari Kausikan che parla addirittura di “espulsione della Cambogia dall’ASEAN”.

NOTIZIE BREVI

Geopolitica

L’Indonesia nel mezzo delle tensioni Cina-Stati Uniti

Molti stati dell’ ASEAN si trovano nel mezzo dello scontro politico-economico tra Pechino e Washington, Giacarta invece sembra mantenersi neurale e potrebbe per questo indicare la via agli Paesi della regione.

Asia Times

Politica

Ancora proteste in Indonesia

Non cessano le manifestazioni in Indonesia contro la discussa legge di riforma del mercato del lavoro, fortemente voluta dal Presidente Joko Widodo per modernizzare il Paese.

Nikkei Asian review

Politica

Elezioni generali in Myanmar

Il Paese ha registrato molti casi di infezioni nelle ultime settimane ma, nonostante ciò, le elezioni dell’8 novembre non verranno rinviate e, per ora, il partito della Consigliera Aung San Suu Kyi sembra favorito.

World Politics Review

Energia

Settore energetico indonesiano

Alcune grandi compagnie internazionali del settore stanno abbandonando l’Indonesia soprattutto viste le lentezze burocratiche e dei processi autorizzativi.

Energia Oltre

Ambiente

Inondazioni nel Sud-Est asiatico

Lo straripamento del Mekong ha provocato alluvioni in Cambogia e in molti Paesi del Sud-Est asiatico, causando ingenti danni e migliaia di morti. Servono analisi delle cause e soluzioni valide.

Nikkei Asian Review

Politica

Sviluppi nella politica indonesiana

L’ex comandante delle forze armate indonesiane Gatot Nurmantyo sembra studiare mosse politiche per indebolire il governo di Joko Widodo e prenderne il posto concorrendo alle elezioni presidenziali del 2024.

Asia Times

Politica

Tempi difficili per le monarchie del Sud-Est asiatico

Le Corone di Malesia e Thailandia non sono mai state messe alla prova così duramente prima d’ora tra pandemia, crisi economica e sanitaria, proteste della popolazione e fragili equilibri politici.

The Australian

Geopolitica

Relazioni Italia-ASEAN

L’Ambasciatore Michelangelo Pipan, Vicepresidente dell’Associazione Italia-ASEAN interviene al “Festival della Diplomazia” dialogando con il Sottosegretario agli Affari Esteri Manlio di Stefano sui rapporti tra Italia e Paesi del Sud-Est asiatico.

Diplomacy 2020

Business

Hitachi Zosen punta all’espansione nel Sud-Est asiatico

Per combattere la concorrenza delle aziende cinesi, il celebre produttore giapponese di macchinari pesanti cerca di aumentare il suo giro d’affari nella regione, ampliano i suoi servizi a distanza e puntando sulla tecnologia.

Nikkei Asian Review

Politica

Il governo di Muhyiddin davvero al sicuro?

Nonostante al Primo Ministro malese sia stato rinnovato il sostegno da parte dei partiti della coalizione, secondo molti analisti la posizione del premier resta critica e la durata del suo esecutivo per nulla scontata.

Nikkei Asian Review

Economia

Sostenere la crescita con investimenti pubblici

Il governo vietnamita ha proposto un piano di aumento degli investimenti pubblici per sostenere la crescita e aprire a nuove opportunità per il settore privato nei prossimi anni.

Vietnam Investment Review

RASSEGNA EUROPEA

La strategia tedesca per l’Indo-Pacifico

Negli ultimi anni, l’importanza della regione indopacifica in termini sia economici che politici è aumentata notevolmente. Di fronte all’evolvere dello scenario, il governo tedesco sta ora definendo la rotta futura della sua politica nei confronti dei Paesi della regione.

Più della metà della popolazione mondiale vive tra l’Oceano Indiano e il Pacifico. Negli ultimi decenni, Paesi come Cina, India e Vietnam hanno assistito a una rapida crescita economica: la regione rappresenta ormai quasi il 40% del PIL mondiale, acquisendo sempre più importanza economica e geopolitica. Allo stesso tempo, la competizione strategica per l’influenza nella regione è in aumento.

Tuttavia, le mutevoli strutture di potere geopolitico nel Sud-Est asiatico hanno impatti diretti anche sulla Germania poiché le principali rotte commerciali attraversano l’Oceano Indiano, il Mar Cinese Meridionale e il Pacifico. Dunque, i conflitti e le tensioni nella regione, che influenzano negativamente la sicurezza e la stabilità locale, hanno forti ripercussioni anche in territorio europeo.

Nell’elaborare una strategia di maggiore apertura, la Germania intende contribuire attivamente alla formazione dell’ordine internazionale nell’Indopacifico. La pandemia di Covid-19 ha dimostrato ancora una volta che stiamo affrontando sfide globali che possono essere superate solo tramite la cooperazione internazionale. Sono molti i campi in cui la Germania vuole lavorare più intensamente con i Paesi della regione: trasformazione digitale e connettività; lotta al cambiamento climatico; cooperazione nel settore sicurezza; tutela dei diritti umani; scambi in ambito culturale. Tutte questioni cruciali per la competitività globale della Germania e dell’Europa.

Con le nuove linee guida di politica estera, il governo tedesco mira dunque a promuovere una strategia indopacifica europea, in vista di una più stretta cooperazione anche a livello comunitario, rafforzando in primis le relazioni economiche attraverso la conclusione di accordi di libero scambio, perseguendo così l’obiettivo di evitare dipendenze unilaterali diversificando i partenariati.

Commercio

Vietnam e Regno Unito verso un accordo di libero scambio

Dopo l’accordo con il Giappone, il Regno Unito intende rafforzare le proprie relazioni commerciali con il Vietnam nel panorama post-Brexit. L’accordo di libero scambio potrebbe favorire l’accesso di Londra anche agli altri mercati del Sud-Est asiatico.

The Diplomat

Geopolitica

La via dell’ASEAN

L’Unione Europea tenta di perseguire la propria autonomia dai due colossi mondiali, gli Stati Uniti e la Cina, avvicinandosi alle potenze emergenti dell’ASEAN. L’Indopacifico diventa, dunque, un partner economico, geopolitico e strategico di primo piano per l’UE.

Linkiesta

Diplomazia

Contrasti tra Germania e Thailandia

Berlino si oppone all’ormai nota pratica del sovrano thailandese di regnare “a distanza”, il quale ha stabilito la propria residenza sulle alpi bavaresi. Il Ministro degli Esteri tedesco ha espresso la nuova linea politica della Germania in concomitanza con l’aumentare delle proteste pro-democrazia in Thailandia.

The Diplomat

Politica

La Germania promuove la sua strategia nell’Indopacifico

Berlino, che aveva già disposto un Centro di Informazione Regionale (Regional German Information Centre) a Singapore, decide di rilanciare la strategia politica nell’Indopacifico, rafforzando i legami con i Paesi dell’ASEAN.

The Business Times

I CANALI DI ASSOCIAZIONE ITALIA ASEAN

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