Otto persone residenti in America sono state accusate nella giornata di mercoledì di complotto nei confronti di cittadini cinesi emigrati negli Stati Uniti, primo caso del genere scoperchiato dalle autorità americane. Tra loro figura un investigatore privato americano assunto per spiare una famiglia nel quadro delle operazioni “Fox Hunt” e “Skynet” avvenute tra il 2016 e il 2019 con l’obiettivo di rimpatriare alcuni cittadini cinesi negli Usa sospettati di vari crimini. Il gruppo avrebbe portato avanti per anni una campagna di intimidazioni nei confronti di individui di nazionalità cinese e delle loro famiglie per indurli a rientrare in Cina. Le molestie includevano minacce scritte e registrate ricevute per posta o tramite i social media. Tra le vittime di questa operazione risultano cittadini cinesi accusati in patria di appropriazione indebita, abuso di potere e accettazione di tangenti: accuse che avallano la teoria che gli otto individui lavorassero illegalmente come agenti per conto del governo cinese. Ad oggi non esiste ancora un trattato per l’estradizione dei cittadini che commettono reati tra Cina e Stati Uniti, e il governo americano richiede che chiunque agisca per conto di un paese straniero deve informare le autorità: gli arresti di ieri fanno pensare, invece, a una rete di agenti non registrati presente da anni nel paese. [Fonte: Reuters]

La stampa cinese mette in dubbio l’origine del focolaio di Wuhan

Il focolaio di Kashgar è ormai sotto controllo. E’ questo il messaggio del vicedirettore del centro regionale per il controllo e la prevenzione delle malatti, Wang Xijiang, che ieri ha confermato il rilevamento di 183 positivi, di cui 161 asintomatici. 4,7 milioni di persone sono state sottoposte a tampone dopo che lo scorso weekend una 17enne della contea di Shufu era risultata positiva ma senza sintomi. I controlli avevano in seguito rivelato una stretta connessione tra con altri casi registrati nella fabbrica in cui lavorano i genitori. La Shuchang Garment Co., un impianto per la produzione di abbigliamento, tende e biancheria, utilizzato dal governo per sollevare la popolazione locale dallo stato di povertà. La precisazione dei media statali sembra voler zittire le indiscrezioni sulla presunta trasmissione della malattia nei centri per la rieducazione delle minoranze musulmane.  Intanto un nuovo studio ripreso dalla stampa nazionalista sembra avanzare una nuova teoria sull’origine della pandemia. Confermando la trasmissibilità del virus attraverso i prodotti ittici surgelati (come avvenuto a Pechino e Qingdao), secondo l’epidemiologo Wu Zunyou, non si può escludere che anche il focolaio di Wuhan sia da attribuire proprio al contatto con pesce contaminato anziché al consumo di animali selvatici. Tesi che, tuttavia, l’esperto ammette va sostenuta con prove scientifiche.  [fonte SCMP, GT]

La Cina alleggerisce il debito dello Zambia

Il ministero della finanza dello Zambia ha annunciato di aver raggiunto una proroga sul pagamento del debito contratto con la China Development Bank. La proposta è stata lanciata prima che venissero consultati gli obbligazionisti privati chiave, ora soggetti a una forte pressione da parte delle autorità per non rischiare l’inadempimento. L’istituto cinese avrebbe già negoziato il posticipo del pagamento degli interessi per sei mesi, ma ancora non è nota l’entità del prestito in questione: già nel 2019 il governo dello Zambia aveva dichiarato un debito di almeno 391 milioni di dollari nei confronti della Cina. Il debito estero totale del paese africano negli ultimi anni è cresciuto fino a quasi 12 miliardi di dollari e il prestito contratto nei confronti della China Development Bank è solo una percentuale del debito totale nei confronti degli investitori cinesi, ha affermato Kevin Daly, direttore degli investimenti di Aberdeen Standard Investments. L’accordo rappresenta un passo nella giusta direzione per salvare lo Zambia dal default, ma sarà decisivo l’intervento degli altri attori privati coinvolti prima di avere una proiezione chiara della situazione finanziaria del paese. [fonte Bloomberg]

L’Ipo di Ant fa volare la borsa di Shanghai

L’offerta pubblica iniziale di Ant Group catapulterà la borsa di Shanghai in cima alla classifica mondiale. L’IPO si preannuncia stellare. L’obiettivo è vendere 1,67 miliardi di titoli per un valore di 17,2 miliardi di dollari sulla piazza cinese  e altrettanti a Hong Kong. Cifre che non solo batterebbero il record attuale detenuto da Aramco (29,4 miliardi) , ma che- secondo dati di  Refinitiv-  porteranno il totale annuo delle quotazioni primarie e secondarie sulla borsa cinese a 52,8 miliardi di dollari, la cifra più elevata dal 2007 a oggi, pari a un aumento del 200% rispetto al 2019 e ben al di sopra dei 38 miliardi di dollari raccolti nel 2020 al Nasdaq di New York.  Le negoziazioni nelle due borse inizieranno il 5 novembre. Grazie alla precoce ripresa economica , il  CSI 300 si è affermato tra i listini più performanti. Ma l’enfasi del governo sulle “nuove industrie strategiche” ha contribuito non poco. A luglio il colosso dei semiconduttori aveva debuttato sullo STAR market con l’Ipo più ricca degli ultimi dieci anni.[fonte FT]

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