L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 19 febbraio.

Il delicato processo di integrazione commerciale dell’Asia Orientale ha individuato il suo polo propulsore nell’ASEAN. L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico è infatti l’epicentro di una fitta rete di accordi di liberalizzazione, che ha creato le basi politiche e diplomatiche per promuovere relazioni mutuamente vantaggiose tra le economie asiatiche. Pur essendo stata definita una noodle bowl per via della confusione di aree di libero scambio non coordinate a livello regionale, la proliferazione di questi accordi ha contribuito notevolmente a fabbricare la fiducia reciproca tra i Paesi dell’area. Attraverso l’individuazione di misure di compromesso, sono state tutelate anche le economie più deboli – come ad esempio il Myanmar, da decenni impegnato in una complessa transizione democratica, recentemente frenata dal colpo di stato dei militari.

Il ricorso alla formula dei free trade agreements (FTAs) ben si concilia infatti con la preferenza di negoziazioni su base bilaterale, cui da sempre tendono le economie asiatiche, specie quelle in via di sviluppo. La conclusione di ben sette accordi di libero scambio nella regione – il primo tra i Paesi membri dell’ASEAN, gli altri tra l’Associazione e i suoi “partner di dialogo” – ha gettato le basi per la promozione della Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP). Grazie agli encomiabili sforzi dei suoi fautori, la cosiddetta ASEAN way ha di fatto realizzato le condizioni necessarie affinché i 15 Paesi firmatari della RCEP potessero dar vita a questo mega accordo commerciale nel novembre 2020.

Ma andiamo con ordine. All’indomani della creazione dell’area di libero scambio tra i Paesi membri dell’ASEAN nel 1993, sono stati promossi sei accordi con una serie di altre economie dell’Asia-Pacifico: Cina e Hong Kong, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, e India.

Quello con la Cina è stato il primo accordo commerciale con uno dei dialogue partners dell’ASEAN. Le relazioni tra Pechino e i Paesi del Sud-Est asiatico sono andata via via migliorando dopo un lungo periodo di diffidenza, a partire dagli anni Settanta e poi con rinnovato vigore dagli anni Novanta. Infatti, nel 2002 è stato promosso il Framework Agreement on Comprehensive Economic Co-operation, cui ha fatto seguito un accordo di libero scambio sui beni che prevede la progressiva liberalizzazione economica tra le parti. Data l’imponenza dell’economia cinese rispetto ai Paesi membri dell’ASEAN alcuni membri dell’Associazione godono di un trattamento speciale e differenziato, con finestre temporali per la liberalizzazione più rilassate. Secondo i dati raccolti dall’Associazione, il valore del volume totale degli scambi tra ASEAN e Cina tra il 2003 e il 2019 ha conosciuto una crescita esponenziale dall’inizio del millennio: la crescita dell’interscambio di beni è pari a +692%, essendo incrementata da circa $64 miliardi a $507 miliardi. Ma è il tasso di crescita medio annuo a lasciare di stucco: il suo valore percentuale è pari al 13%, mentre il valore del volume totale degli scambi con il resto del mondo cresceva in media del 7% annuo (da circa $871 miliardi a $2.816 miliardi tra il 2003 e il 2019). All’accordo ASEAN-Cina ha fatto seguito quello con la regione amministrativa speciale di Hong Kong, siglato nel 2017, di cui l’ASEAN è il secondo partner commerciale. Nonostante il rapporto tra ASEAN e Cina sia complesso, entrambi desiderano mantenere la stabilità regionale, sfruttando rapporti commerciali mutualmente vantaggiosi.

Quella con il Giappone è considerata una delle relazioni più rilevanti tra l’ASEAN e una delle massime economie mondiali. Per resistenza e longevità, nonostante gli alti e i bassi, il legame economico-commerciale è sempre stato molto proficuo. Il volume totale del commercio di beni era già nell’ordine dei 119 miliardi di dollari nel 2003, ed è passato a $153 miliardi nel 2005, in seguito alla stipula dell’accordo, mentre nel 2019 invece ammontava a $226 miliardi. A questo ha fatto poi seguito la Joint Declaration con la Corea del Sud del 2004, che ha lanciato una Comprehensive Cooperation Partnership, poi seguita da un accordo sul libero scambio di beni (2006), di servizi (2007) e sulla mobilità degli investimenti (2009).

Seguono infine gli ultimi due accordi: uno con Australia e Nuova Zelanda, e l’altro con l’India. Il primo riguarda un esteso orizzonte di settori. Infatti, oltre a promuovere una moderata liberalizzazione attraverso il progressivo abbattimento delle barriere commerciali, include disposizioni su una serie di altri ambiti che vanno dalle regolamentazioni sulla proprietà intellettuale e sulla competizione, alla promozione della cooperazione. Il secondo accordo è quello con l’India, che ha dato vita ad un mercato enorme che nel 2019 contava quasi due miliardi di persone, secondo la Banca Mondiale. A partire dal Framework Agreement siglato nel 2003, nel 2010 è entrato in vigore l’accordo sul libero scambio di beni, poi seguito da quello sulla liberalizzazione dei servizi. All’indomani della stipula dell’accordo, il volume totale dell’interscambio tra paesi ASEAN e India è quasi raddoppiato (+89%), passando in tre anni da circa $39 miliardi (2009) a circa $74 miliardi (2011).

Gettando le basi commerciali necessarie per creare spazi di prossimità politica, l’ASEAN ha giocato quindi un ruolo cruciale nel processo di fabbricazione dell’identità regionale dell’Asia Orientale – nonostante i suoi sviluppi siano ancora in divenire. La RCEP ne è l’epilogo positivo, anche se più che rappresentare un traguardo è l’unità elementare per costruire relazioni politico-economiche più salde e inclusive in futuro. Tali accordi di liberalizzazione nel complesso hanno dato vita ad un circolo virtuoso di interscambi anche sociali e politici all’insegna dell’ASEAN way che si innestano in un contesto di crescita positivo, nonostante la pandemia. Inoltre, seppur i recenti sviluppi in Myanmar rappresentano uno scenario imprevedibile, l’ASEAN saprà progredire nell’integrazione commerciale regionale sfruttando l’approccio inter-governativo, che le consentirà di superare le criticità attraverso la promozione del dialogo tra i Paesi.

A cura di Agnese Ranaldi

La Cambogia tra rilancio economico e lotta al coronavirus

Secondo alcuni esperti, la Regional Comprehensive Economic Partnership porterà nel breve termine pochi benefici all’economia cambogiana ma le prospettive a lungo termine sembrano più che positive. Le opportunità e i benefici commerciali ad ampio raggio della RCEP permetteranno alla Cambogia di modernizzare, efficientare e diversificare la sua struttura economica. Gli attuali motori di crescita del Paese si basano fortemente sull’agricoltura, sul turismo, l’industria manifatturiera e dell’abbigliamento e sull’edilizia e saranno proprio le facilitazioni normative e l’abbattimento delle barriere commerciali non tariffarie derivanti dall’accordo a supportare questi settori nel tempo. Ad oggi l’Unione Europea e gli Stati Uniti rimangono le mete privilegiate delle esportazioni cambogiane, rappresentandone insieme il 70% totale, rispetto ai numeri esigui dell’export verso gli altri 14 Stati firmatari della RCEP. Il Giappone, infatti, assorbe l’8% delle esportazioni cambogiane, Cina e India il 6%, Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud il 3% e gli altri 9 Paesi dell’ASEAN soltanto il 9%. La Cambogia ha nel frattempo iniziato la sua campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in quattro ospedali dopo aver ricevuto una donazione di vaccini Sinopharm dalla Cina domenica 7 febbraio. “Finalmente la Cambogia ha iniziato ufficialmente il programma di vaccinazione per il suo popolo. Questo è il risultato della fruttuosa cooperazione tra la Cambogia e la Cina, che formano un’amicizia di ferro”, ha detto Hun Sen sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Nonostante queste parole di apprezzamento e fiducia del governo cambogiano nei confronti di quello cinese, il Ministro della difesa di Phnom Penh annuncia però la sospensione delle esercitazioni militari con la Cina. Ufficialmente le ragioni sarebbero di carattere economico e di contenimento delle risorse per affrontare la pandemia ma secondo alcuni osservatori alla base ci sarebbe la volontà di non far innervosire la nuova Amministrazione Biden, a poche settimane dal suo insediamento.

L’ASEAN torna a crescere dopo un 2020 difficile

La graduale diminuzione dei casi giornalieri di Covid-19, l’inizio della campagna vaccinale e l’aumento della spesa pubblica da parte dei governi per sostenere l’economia reale contribuiranno al rilancio dell’ASEAN nel 2021. I dieci Paesi del Sud-Est asiatico segnalano previsioni promettenti per l’anno in corso, con un ritorno a una crescita relativamente sostenuta. Singapore, una delle principali piazze finanziarie del mondo, prevede un aumento del proprio PIL per il 2021 tra il 4% e il 6%, dopo un calo nel 2020 del 5,4%. La città-Stato in realtà nel 2020 è riuscita in maniera brillante a tenere sotto controllo il Covid-19, ma ha subito le conseguenze della crisi pandemica globale. Le Filippine, dal canto loro, prevedono un rimbalzo del PlL superiore al 6,5% e entro il 7,5%, dopo che nel 2020 hanno registrato un crollo del 9,5%. Buona anche la performance prevista dall’Indonesia, il più popoloso Paese musulmano del mondo, che prevede una crescita tra il 4,5% e il 5,5% dopo una contrazione lo scorso anno del 2,1%. Più limitata invece la crescita prevista dalla Thailandia, che prospetta uno sviluppo tra i 2,5 e i 3,5 punti percentuali. Il Paese sconta il crollo del turismo globale a causa del Covid-19, ma anche una pesante crisi politica. Non arrivano ancora notizie certe invece dalla Malesia, che si trova attualmente in Stato d’emergenza per il virus, e dal Myanmar, dove c’è stato il colpo di stato militare che ha rovesciato il governo civile della leader de facto Aung San Suu Kyi. La storia di maggior successo nella regione resta comunque quella del Vietnam. Hanoi ha bloccato ai suoi confini il Covid-19 nel 2020, mantenendo il suo PIL in positivo del 2,9% e per il 2021 prevede un +6,5%. Con la RCEP, inoltre, il commercio intra-asiatico continuerà ad essere un motore di crescita per l’economia globale, accelerando lo spostamento verso Oriente del baricentro della crescita mondiale.

Politica

La crisi birmana e l’Occidente al bivio

Le democrazie occidentali devono decidere se accettare il colpo di Stato dei generali. La scelta di un non intervento porterebbe il Myanmar sempre più vicino a Pechino, ma bisogna sottolineare che si tratterebbe di scelta di campo dell’Occidente, non di una strategia cinese.

Formiche

 

Economia

Relazioni commerciali India-ASEAN

Il Comitato parlamentare permanente sul commercio indiano ha in programma di rinegoziare gli accordi di libero scambio dell’India con l’ASEAN e altre potenze asiatiche per favorire le produzioni nazionali.

The Economic Times

 

Business

Sviluppi nel settore tech dell’ASEAN

Le due più importanti startup dell’Indonesia, il gigante del ride-hailing Gojek e il provider di e-commerce PT Tokopedia, stanno finalizzando i termini per la loro fusione e puntano a raggiungere un accordo già questo mese.

Bloomberg

 

Economia

Fondo sovrano indonesiano

L’Indonesia darà vita nelle prossime settimane a un nuovo fondo sovrano che avrà come obiettivo principale quello di stimolare lo sviluppo nazionale e assistere la ripresa nella fase post-pandemica.

East Asia Forum

 

Geopolitica

L’interesse dell’Unione Europea per l’Indopacifico

L’obiettivo di Bruxelles è siglare una nuova alleanza con i Paesi che circondano la Cina per allargare il proprio perimetro economico e frenare le mire di Pechino. Sono molti però gli ostacoli per un asse Europa-Asia.

Linkiesta

 

Politica

Cauto ottimismo per la ripresa nelle Filippine

Secondo alcuni sondaggi condotti nel Paese, 7 filippini su 10 sono fiduciosi sul futuro e credono che ormai il peggio della pandemia sia alle spalle, sperando nella campagna vaccinale e nella ripresa economica.

The Straits Times

 

Business

LG Display espande la produzione in Vietnam

Il colosso coreano ha in programma di migliorare ed accrescere gli impianti di produzione nel Paese, investendo 750 milioni di dollari nella città di Hai Phong, situata nel nord del Vietnam.

Nikkei Asian Review

 

Ambiente

Adattarsi al cambiamento climatico

Facendo leva sulle caratteristiche naturali della zona e sfruttando moderne tecnologie climatiche e monitoraggio dell’ambiente, alcuni viticoltori thailandesi potranno insegnare molto agli agricoltori di tutta la regione asiatica.

Channel News Asia

 

Women

In Birmania la nostra primavera

Le donne in Asia meridionale sono da tempo in prima linea nella lotta per la democrazia e i diritti civili, ma anche per la liberazione dall’occupazione coloniale. Spesso nell’anonimato internazionale ma costantemente in prima linea.

La Stampa

 

Coronavirus

Il Vietnam fronteggia un aumento dei contagi

Circa due milioni di persone residenti nella provincia di Hai Duong saranno sottoposte a restrizioni dopo che le autorità vietnamite hanno registrato un aumento dei contagi nell’area. Tempestività e capillarità premieranno ancora il Paese nella lotta al coronavirus?

Asia Times

 

Economia

Le rimesse filippine tengono alla prova del Covid

L’afflusso di denaro proveniente da lavoratori filippini all’estero registra prestazioni migliori delle aspettative generali, calando soltanto dello 0,8% secondo gli ultimi dati rilasciati dalla banca centrale delle Filippine.

Bloomberg

 

Economia

La Thailandia aderirà al CPTPP?

Il rallentamento economico causato dalla pandemia richiede una maggiore promozione del Paese per attirare nuovi investimenti e l’adesione della Thailandia al partenariato trans-pacifico andrebbe certamente in questa direzione.

The Bangkok Post

 

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