L’orso russo e il dragone cinese. Partner sospettosi

In by Simone

Putin è a Pechino. Cina e Russia hanno preparato accordi commerciali per il valore di 7 miliardi di dollari e si preparano a discutere equilibri e strategie asiatiche. Al centro dei dialoghi un accordo trentennale per la fornitura di gas. Ma le loro posizioni sono distanti. I due giganti “dormono nello stesso letto, ma non fanno gli stessi sogni”. L’analisi di AGIChina24.
(In collaborazione con AGICHINA24)
Che cosa segnala il barometro delle relazioni tra l’Orso russo e il Dragone? Negli ultimi giorni Russia e Cina hanno giocato su un fronte comune nel bloccare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro la Siria e il regime di Bashar al-Assad, e nei mesi scorsi non hanno risparmiato aspre critiche congiunte all’intervento in Libia contro Muhammar Gheddafi.

Tuttavia, l’arresto in Russia di una presunta spia rischia di rovinare la visita di Vladimir Putin a Pechino: il 5 ottobre l’Fsb –l’ex Kgb- ha reso noto di aver sorpreso un cinese mentre tentava di acquisire documentazione top secret sulle tecnologie di produzione dei sistemi missilistici terra- aria S300. L’uomo – che agiva sotto la copertura di interprete delle delegazioni cinesi-  in realtà è stato arrestato il 28 ottobre dell’anno scorso, ma la notizia è stata diffusa a quasi un anno di distanza, proprio alla vigilia di un viaggio nel quale l’uomo forte di Mosca tenta di risolvere il rebus della fornitura di gas alla Cina, le cui trattative sono in stallo da anni.

Collaborazione energetica, collaborazione militare: sono i due punti centrali del dossier di Linda Jakobson (East Asia Program Director presso il Lowy Institute for International Policy di Sydney) e Paul Holtom (Director and Russia expert dell’Arms Transfers Programme del SIPRI di Stoccolma) dal titolo “China’s Energy and Security Relations with Russia: Hopes, Frustrations and Uncertainties”, pubblicato dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute).

Dopo un’indagine condotta nell’arco di oltre un anno tra Mosca e Pechino, le conclusioni dei due studiosi sono concordi: la Cina dipende sempre di meno dalla Russia tanto sul fronte dell’energia che su quello delle forniture militari, e  il rapporto con gli Stati Uniti condiziona entrambe le nazioni.

“Cina e Russia non condividono una profonda visione del mondo- si legge nel rapporto –perché anche se spesso adottano posizioni simili in opposizione a quelle statunitensi e rifiutano un mondo unipolare,  per tutt’e due il rapporto con gli Usa riveste un’importanza capitale”.

“Inoltre –aggiungono i due autori- tanto a Mosca che a Pechino si trovano funzionari in posizioni di comando che percepiscono l’altra parte come la principale minaccia strategica nel lungo periodo”.

COOPERAZIONE MILITARE
Fin dall’inizio degli anni ’90 uno dei punti centrali della collaborazione è stata la partnership militare, tanto nella sfera politica che attraverso lo scambio di addestramenti e le forniture di tecnologia. Ma se tra il 1991 e il 2010 si stima che  circa il 90% delle principali armi convenzionali importate dalla Cina erano fabbricate dalla Russia, il Dragone non ha piazzato nessuna ordinazione significativa dal 2005. Le ragioni? Secondo Holtom, che si è occupato del versante militare del dossier, variano dai livelli tecnologici ormai insoddisfacenti delle forniture russe alla competizione con altre nazioni dell’ex Unione Sovietica, fino alla relazione di Mosca con l’India, tradizionale rivale di Pechino, fino ai timori dei russi sulle copie delle loro tecnologie che i cinesi sono ormai in grado di realizzare e che rendono la Cina un concorrente diretto della Russia sul mercato internazionale delle armi.

“Una delle nostre fonti  che lavora presso l’Ambasciata russa a  Delhi ci ha raccontato che il livello di cooperazione raggiunto con l’India è molto buono a livello personale – spiega ad AgiChina24 Paul Holtom – mentre invece i russi non riescono a definire allo stesso modo la relazione con la Cina. Abbiamo parlato con molti ingegneri russi, e tutti trovano molto più facile lavorare con gli indiani che non con i cinesi. E poi c’è anche l’aspetto della sicurezza. A volte si ha l’impressione che il conflitto Russia-Cina degli anni ’60 sia ancora ben presente nella mentalità russa. Inoltre, l’India non copia la tecnologia russa per poi mettersi a esportarla verso altre nazioni”.

Uno dei casi che meglio rappresenta questa situazione, secondo Holtom, è quello dei caccia militari di quinta generazione, di cui Mosca e Pechino discutono da anni e anni senza mai giungere a una conclusione.

E inoltre, Mosca che Pechino possa ormai essere il principale concorrente da battere: “Finora ho visto  pochi casi nei quali si possa dire definitivamente che la Cina abbia conquistato quella quota di mercato che prima apparteneva alla Russia, ad esempio gli aerei militari forniti al Myanmar – dice Holtom – ma ciò che trovo più interessante è che l’ufficio presidenziale russo ha definito chiaramente la Cina come un potenziale competitor, e si parla di aerei, artiglieria e tank. Ci sono mercati in cui la competizione è impossibile, ma in nazioni in via di sviluppo, su quadranti come l’Africa, l’America Latina e anche il Sud est asiatico, la Cina sta lasciando il segno”.

COOPERAZIONE ENERGETICA
Sul versante energetico le cose non vanno meglio. Da anni l’Orso e il Dragone sono impegnati in una serrata trattativa sulle forniture di gas: Gazprom progetta da tempo di vendere a Pechino 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno per 30 anni a partire dal 2015, trasportandoli attraverso la regione dell’Altai verso il confine nordoccidentale della Cina, trattative sistematicamente fallite –l’ultima volta nel giugno scorso- per un mancato accordo sul prezzo.

“I media cinesi sono pieni di titoli sulla cooperazione con la Russia sul fronte del gas,- dice ad AgiChina 24 Linda Jakobson- ma ritengo che con il passare del tempo la posizione russa si indebolisca sempre di più. Dal punto di vista russo l’accordo si sarebbe dovuto raggiungere anni fa, e non dimentichiamo che le due pipeline di cui tanto si parla non sono state ancora fisicamente costruite, gli studi di fattibilità sono stati realizzati solamente su una delle due, e quindi si tratta ancora di gasdotti immaginari. Nello stesso tempo, la Cina è riuscita a trovare nuovi fornitori, soprattutto tra le repubbliche centroasiatiche”.

“Sono sicura che i russi sono preoccupati per il volume di scambi commerciali e investimenti che la Cina sta raggiungendo in tutta l’Asia Centrale – prosegue Jakobson – perché non c’è dubbio che la Cina abbia realizzato una penetrazione economica in queste zone, anche attraverso la massiccia realizzazione di infrastrutture. Questo, tuttavia, non significa che i vari ‘-Stan’ prenderanno posizione. Tenteranno di trarre il maggior profitto possibile tanto dalla Russia che dalla Cina”.

Pechino, inoltre, sta investendo massicciamente in fonti di gas non convenzionali, come il gas da scisti, che le permettono una maggiore indipendenza: “La Cina sta prendendo con la massima serietà gli investimenti nel campo del gas da scisti- dice il direttore dell’East Asia Program del Lowy Institute- e ci vorranno forse cinque o dieci anni prima di avere a disposizione una tecnologia avanzata, ma la Cina ci sarà. Penso che questo sia uno sviluppo positivo per l’industria nel suo complesso, perché una volta che la tecnologia sarà disponibile ci saranno delle nuove risorse da utilizzare”.

Le possibilità di un accordo sulle forniture di gas russo alla Cina durante la visita di Vladimir Putin, dunque, sono ridotte: “È possibile che si raggiunga qualche tipo di accordo sul piano politico. Personalmente sono ancora scettica, ma è possibile che si arrivi un risultato che vale quantomeno come segno di buona volontà da parte dell’omologo di Vladimir Putin, cioè Wen Jiabao”.

L’Orso russo e il Dragone cinese, insomma, sono molto più lontani di quanto non possa apparire a un’occhiata superficiale. E, parafrasando Zhou Enlai, “dormono nello stesso letto, ma non fanno gli stessi sogni”.

[Foto credits: timescontent.com]