La Sco si candida a sostituire il G7

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Mentre il G7 a Charlevoix agonizzava, al summit di Qingdao Xi parlava da leader globale dell’anti-protezionismo. L’allargamento a Pakistan e India è un salto di qualità cruciale per il gruppo di Shanghai, ma non è senza tensioni. E Delhi dice no alla Nuova via della seta


Mentre in Canada la piattaforma del G7 si infrangeva in mille pezzi sotto i colpi del protezionismo sciovinista statunitense, dall’altra parte del mondo Cina e Russiaraggiungevano un traguardo significativo nella definizione di nuovi equilibri geopoliticiglobali capaci di trascendere il tradizionale centralismo dell’Occidente.

Il 9 e il 10 giugno a Qingdao, località costiera della Repubblica popolare cinese, si svolgeva infatti l’ultimo summit della Shanghai Cooperation Organization (Sco): si tratta di un’alleanzaeurasiatica che dal 2001, sotto l’egida della leadership cinese e russa, fino alla scorsa settimana riuniva sotto il comune ombrello della cooperazione in ambito politico, economico e di sicurezza, Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan.

Dal 9 giugno, oltre ai Paesi osservatori Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia, la Sco annovera tra gli Stati membri effettivi anche India e Pakistan, aggiungendo in un sol colpo un altro miliardo e mezzo di persone attivamente rappresentate al meeting e facendo del gruppo di Shanghai un organo che rappresenta più della metà della popolazione del pianeta Terra.

L’allargamento del gruppo a India e Pakistan, già formalizzato durante il meeting di Astanadello scorso anno, segna un risultato ragguardevole in termini di influenza e maturità del meccanismo della Sco, candidato ora a diventare davvero la sede dove possono essere prese le grandi decisioni del futuro se i Paesi industrializzati del G7 non sapranno iniettare nuova linfa e nuove idee in un gruppo apparso in Canada mai così disgiunto.

Tutt’altra storia andava in scena a Qingdao, dove per la stessa natura della Sco il timone del gruppo è sempre stato chiaramente saldo nelle mani di Pechino e Mosca e progressivamente, rispecchiando l’irresistibile ascesa egemone cinese, sempre più affidato al carisma del presidente Xi Jinping.

Xi, da Qingdao, ha pronunciato parole che l’opinione pubblica occidentale, qualche anno fa, si sarebbe aspettata di sentir uscire dalla bocca dei propri rappresentanti al G7: mettendo in guardia dalle nuove forme che stanno assumendo «l’unilateralismo, il protezionismo commerciale e le risposte anti-globalizzazione», per Xi la comunità internazionale dovrebbe «respingere questa mentalità da Guerra Fredda e blocchi contrapposti, opporsi alla pratica di cercare la sicurezza assoluta per se stessi a discapito di tutti gli altri, ponendosi invece come obiettivo la sicurezza per tutti». Le parole d’ordine, per Xi, sono sempre “cooperazione, armonia e mutuo beneficio”, caratteristiche che Pechino affibbia formalmente a ogni iniziativa propria di respiro internazionale e che dovrebbero ispirare, nello “spirito di Shanghai”, anche i membri della Sco.

Faccenda piuttosto complicata per India e Pakistan, sostanzialmente su fronti opposti in tutto da una settantina d’anni e ancora oggi invischiate in un conflitto a bassa intensità lungo il confine kashmiro su cui si spende molta della rispettiva propaganda interna.

Per il ministro degli esteri cinese Wang Yi,, New Delhi e Islamabad potrebbero trovare nella Sco una piattaforma dove risolvere le proprie faide: «Sappiamo che ci sono dei conflitti storici irrisolti tra Pakistan e India. Ma credo che con la partecipazione alla Sco, forse possiamo fornire una piattaforma e opportunità migliori per la costruzione di relazioni tra di loro».

Al netto dell’ottimismo cinese, gli scambi di cortesie tra il premier indiano Narendra Modi e il presidente pachistano Mamnoon Hussain durante la due giorni di Qingdao si sono limitati a due fugaci strette di mano, mentre dal documento finale del meeting si può già iniziare a pesare meglio l’effetto che la Sco potrebbe avere sui rapporti indo-pachistani.

Un grande passo in avanti, dall’alto valore simbolico, è rappresentato dall’adesione di New Delhi e Islamabad alle esercitazioni militari congiunte che gli eserciti degli Stati membri della Sco terranno tra agosto e settembre in Russia.

Più complesso unire Pakistan e India nella lotta al terrorismo internazionale, uno dei valori fondanti della Sco: da un lato, New Delhi da anni accusa Islamabad di sovvenzionare, ospitare e addestrare terroristi islamici poi fatti infiltrare oltreconfine per destabilizzare il Paese; dall’altro, Islamabad da sempre rimanda le accuse al mittente — anche, a onor del vero, in presenza di prove talvolta schiaccianti — e anzi magnifica le battaglie condotte dal proprio esercito per debellare il terrorismo islamico transnazionale.

In un equilibrismo diplomatico, la formula adottata nel documento finale del meeting di Qingdao riafferma la condanna al terrorismo transnazionale e incoraggia a aumentare gli sforzi per “l’individuazione e l’eliminazione di fattori e condizioni che facilitino il terrorismo e l’estremismo”. Ma, postilla chiaramente aggiunta strizzando l’occhiolino all’India, nella dichiarazione di Qingdao si legge: «Gli Stati membri notano che l’interferenza negli affari interni di altri Stati con la pretesa di combattere il terrorismo e l’estremismo sono inaccettabili, come lo è l’uso del terrorismo, dell’estremismo e dei gruppi radicali per i propri propositi».

Infine, evidenziando le profonde differenze tra New Delhi e il resto dei membri della Sco, l’India ha ribadito ufficialmente il proprio dissenso al progetto cinese della Nuova Via della Seta, in contrasto col sostegno accordato formalmente dal resto degli Stati membri.

A questo proposito, il premier Modi ha dichiarato a Qingdao: «La connettività nella regione della Sco e nei nostri Paesi vicini per l’India è una priorità. Diamo il benvenuto a progetti di connettività che siano inclusivi, sostenibili e trasparenti e rispettino la sovranità e l’integrità territoriale delle nazioni». Tutte caratteristiche che, secondo New Delhi, non si riscontrano nel disegno geostrategico della Nuova Via della Seta, in particolare per le ricadute geopolitiche del progetto in Pakistan interpretate dall’India come una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale.

di Matteo Miavaldi

[Pubblicato su Eastwest]