La Cina dei sinologi. Un’introduzione a “Modello Cina”

In by Simone

A poco più di trent’anni dalle Riforme volte all’apertura economica, un volume analizza pregi, difetti e sostenibilità del Modello Cina. F. Masini e A. Spalletta raccontano a China Files la loro Cina: cosa amano, cosa odiano e com’è cambiata. E alla fine si unisce anche M. Miranda per spiegarci perché è importante leggere questo libro. Noi ve ne regaliamo un estratto (per gentile concessione della casa editrice L’Asino d’oro)
La Cina cambia a ritmi sorprendenti. Ma la maggior parte del pubblico italiano sa a malapena il nome del presidente Hu Jintao e – se pensa alla Cina – pensa che i cinesi sono troppi, che vogliono dominare il mondo, che stanno rilevando tutte le piccole attività delle città italiane e che vendono prodotti di bassa qualità a pochi euro. Abbiamo chiesto a chi ha curato il volume un racconto non accademico di cosa significa questo paese per loro. Ci hanno regalato immagini della Cina che era e di quello che è diventata in soli trent’anni. Un punto di partenza.

Per sapere se esiste, provare a capire l’importanza e cercare di immaginare il futuro del modello Cina vi rimandiamo alla lettura del libro (L’Asino d’oro edizioni, € 18). Per cominciare a ragionarci, invece, vi proponiamo un estratto del volume con cui Suisheng Zhao, docente del Center for China-US Cooperation dell’Università di Denver e redattore del Journal of Contemporany China, analizza la forza, la sostenibilità e le criticità del modello. Zhao conclude: “sebbene la crescita economica della Cina abbia finora sostenuto la legittimità del regime, sta a tutti indovinare quanto possa durare”. Buona lettura, e fateci sapere cosa ne pensate.

LA CINA, QUESTO PAESE SCONOSCIUTO
Intervista a Alessandra Spalletta* e Federico Masini**. Entrambi sinologi, rispettivamente una delle due curatrici e il prefattore del volume. Lei giovane giornalista (AgiChina24), lui docente di lingua e, fino all’anno scorso, preside della Facoltà di Studi orientali dell’Università di Roma La sapienza (che non esiste più per effetto della "riforma" Gelmini).

La prima cosa che fai quando torni in Cina?
AS: Onestamente? Vado a farmi un massaggio!
FM: Attivo il mio cellulare cinese e mi sembra così di rientrare nel mio "mondo cinese".

ll piatto preferito e perché?
AS: Jiaozi [ravioli], che domanda! Perché è l’unico piatto che riesco a mangiare decentemente usando le bacchette, e non faccio brutta figura con i commensali cinesi.
FM: Dandan mian [spaghetti al sesamo] per il sapore piccante e Gongbao jiding [pollo alle arachidi] perché trent’anni fa era uno dei pochi piatti che si trovava nei ristoranti.

Il posto preferito e perché?
AS: Pechino, perché è la città dove ho studiato il cinese e dove vivono molti cari amici. A Pechino il mio posto preferito è la casa di Luisa e Omar, che vivono in uno siheyuan incantevole nel cuore di Nanluogu Xiang. La regista Xu Jinglei ci ha girato il film Letter from an Unknown Woman nel 2004 (glisso sull’indirizzo perché ci tengo al saluto dei miei amici). Perché la vicina di casa è una vecchietta di oltre 90 anni e la densità dei suoi occhi fermano l’oblio della memoria. Come un’anfora restituita dal fondale.
FM: Dato che Haidian [un distretto di Pechino] non è più quella di un tempo, i vicoli di Sheshahai.

Il chengyu o il proverbio preferito e perché?
AS: Jiude buqu, xinde bulai 旧的不去新的不来. Letteralmente: “se non ti sbarazzi di una cosa vecchia, non potrai mai trovarne una nuova”, più liberamente: "non tutte le disgrazie vengono per nuocere". Perché la Cina mi ha insegnato a mollare gli ormeggi e a rischiare.
FM: Ouduan silian 藕断丝连 [divisi ma non separati], è la più bella descrizione del sentimento della separazione.

LA CINA CHE FU

La prima volta in Cina?
AS: 1998, 13 anni fa. Dormitorio, Beijing Shifan Daxue [la Normale di Pechino], alba del 1 agosto. L’ayi [lett: zia, in questo caso la signora delle pulizie] irrompe nella stanza armata di mocho. Sbadiglio, occhi cisposi. Fuori il cielo è giallo.
FM: Settembre 1983, 28 anni fa. Volo Areoflot Mosca-Pechino, biglietto di sola andata. Shoudu jichang [l’aeroporto della capitale] ha una sola pista di atterraggio; una strada a due corsie collega l’aeroporto al secondo anello; il terzo anello è in costruzione, tutto intorno polvere. E cielo sempre azzurro.

L’immagine che ti ha colpito di più?

AS: Solo una? La prima che mi viene in mente è il mantello di biciclette che ricopriva le arterie di Pechino all’ora di punta (cioè, sempre).
FM: Il silenzio delle strade, prive di automobili, rotto solo dal suono dei campanelli delle biciclette.

Cosa ti mancava dell’Occidente?
AS: Nel 98 avevo 21 anni. Mi mancavano, nell’ordine: la toilette in condizioni igieniche; cappuccino, cornetto e quotidiano al mattino in piazza; il sole.
FM: Mi verrebbe da dire nulla, ma forse direi il cibo. Dopo alcuni mesi la fame si faceva sentire, mangiando solo riso e baicai [verza] era veramente dura. Poi a Wudaokou [il quartiere universitario] aprì una bottega che vendeva jiaozi [ravioli] e baozi [panini al vapore] e si andava sempre a mangiarli pagando con i mianpiao [una sorta di carta annonaria].

Cosa pensavi che l’Occidente dovesse imparare dalla Cina?
AS: La lingua cinese. Ho sempre sostenuto la superiorità del sistema di scrittura cinese con chi si diceva certo che prima o poi la Cina avrebbe abolito gli ideogrammi e introdotto l’alfabeto.
FM: Ad essere ateo e pragmatico.

LA CINA DI OGGI

L’ultima volta che sei stato in Cina?

AS: Luglio di quest’anno.
FM: La settimana scorsa.

L’immagine che ti ha colpito di più?
AS: Il tassista cinese lungo il tragitto aeroporto-albergo mi ha tenuto una lectio magistralis sulla corruzione della classe politica cinese. “I cinesi non sono per niente contenti di chi ci governa. Deng Xiaoping è stato tutto sommato un bravo ragazzo, ma Wen Jiaobao ci prende per i fondelli con i suoi discorsi strampalati sui diritti delle persone. Ma chi vuol prendere in giro?”. Alla mia domanda: “Ma secondo lei la Cina è pronta per la democrazia”, la sua risposta è stata: “E cos’è la democrazia?”. La mia domanda era probabilmente formulata male.
FM: Il traffico, come al solito.

Cosa deve ancora imparare la Cina dall’Occidente?
AS: Domanda di riserva?
FM: La tolleranza ideologica e il pluralismo delle idee.

Cosa ci deve ancora insegnare la Cina?
AS: Todo cambia. L’Occidente deve sbaraccare le rendite di posizione e rimettersi in carreggiata. Rileggere Alexis de Tocqueville non farebbe male a nessuno.
FM: Ci può insegnare a pensare sempre a chi viene dopo di noi, fornendo opportunità a chi è più giovane (soprattutto, studio, formazione e lavoro).

SU MODELLO CINA
Interviene anche Marina Miranda***, docente di Storia della Cina contemporanea dell’Università di Roma La sapienza e curatrice del volume.

Un motivo per cui bisogna leggere Modello Cina
AS: Per capire che non esiste nessun "modello Cina".
FM: Per comprendere come la Cina abbia un sistema politico ed economico assai complesso e che non può essere facilmente ridotto alle tipiche categorie del mondo occidentale. Questo volume non solo presenta il modello cinese in ambito politico, economico e diplomatico, come lo vedono gli occidentali, ma offre preziose traduzioni di testi in cui i cinesi stessi interpretano il loro modello. Non è quindi semplicemente un libro sulla Cina scritto da Occidentali, ma ci fa comprendere come i cinesi vedono il loro modello di Cina.
MM: Perché il dibattito internazionale che si è sviluppato negli ultimi due anni e mezzo sulla plausibilità o meno del cosiddetto “modello Cina” in Italia è stato sinora praticamente ignorato. Questo volume ne introduce gli elementi essenziali, e li rende accessibili al grande pubblico. È un dibattito su cui si confrontano posizioni molto diverse, anche all’interno della stessa Repubblica popolare. Conoscerlo è utile a smentire l’immagine di un Paese appiattito sulla linea del Partito comunista e sulla propaganda ufficiale.

*Alessandra Spalletta è coordinatrice del portale AgiChina24
**Federico Masini è professore di Lingua e traduzione cinese e prorettore alla didattica presso l’Università di Roma “Sapienza”
***Marina Miranda è professore di Storia della Cina contemporanea  presso l’Università di Roma “Sapienza”