Difficile dire quando sia nato in Asia il primo mototaxi. Certo ormai il fenomeno è diffuso e in Paesi come l’Indonesia il mototaxi – ojek in lingua locale – si avvia ormai a sostituire il becak, la bicicletta a pedali o, se dovete spedire un pacco o ordinare del cibo, anche il più comodo bemo o la diffusissima bajaj, motocarrozzetta con un motore clone della Vespa che un po’ ovunque ha ormai assunto il nomignolo di tuk tuk. Con l’ojek ci si siede dietro di lui e per una piccola somma si attraversa la città: un fenomeno ormai diffuso in tutto il Sudest asiatico, dal Vietnam alla Thailandia, dal Laos all’Indonesia appunto. E non solo nei grandi centri urbani.

A volte un ojek vi salva la vita: si trova magari ad aspettare vicino alla fermata di un autobus che non passa o in un crocevia da cui, quel giorno, non transitano più mezzi di trasporto pubblico. Il problema però è se l’ojek non si trova nei paraggi…

Se è difficile stabilire quando è nato in Indonesia il primo mototaxi si sa con certezza quando è nata la prima app per servirsene e risolvere dunque il problema della distanza. O perlomeno l’app locale che in meno di dieci anni ha fruttato al suo inventore, l’indonesiano Nadiem Makarim, una valutazione stratosferica da oltre dieci miliari di dollari. Facendone il capo di una decacorn, ovvero una start-up che vale appunto oltre 10 miliardi di verdoni (o dieci unicorni). La GoJek Super App, che secondo l’azienda ha una rete di oltre due milioni di autisti diffusi in tutto l’arcipelago, è la seconda in Asia dopo la rivale Grab, già MyTeksi e GrabTaxi, un vero colosso regionale: società di servizi di consegna e pagamenti digitali con sede a Singapore ha aperto persino un ufficio a Seattle… ma il suo piatto forte è l’Asia di Sudest dove copre 168 città in otto Paesi (Singapore, Malaysia, Indonesia, Filippine, Vietnam, Thailandia, Myanmar, Cambogia) e, secondo la compagnia, nel 2018 son stati coperti 920 milioni di chilometri di strada.

In realtà anche Nadiem ha origini di Singapore, fucina di start up o sede delle più importanti (come nel caso di Grab, creata in Malaysia). Nasce nella «Città del leone» nel 1984 ma è indonesiano, tanto da non aver esitato a giocare la carta nazionalista anche nel suo business. Divenne virale un video postato su Youtube – che gli valse anche problemi – in cui invitata gli autisti di ojek a mollare le loro compagnie per venire da lui: «Qualunque sia la decisione, sei un eroe della strada a Giacarta, non dimenticarlo. Tuttavia, se hai il desiderio di difendere il Paese, se ti arde dentro spirito del ‘45, unisciti al lavoro dei ragazzi della nazione». Era il 22 aprile del 2016 e lo spirito del ‘45 è quello dell’anno dell’indipendenza dagli Olandesi, un motivo di orgoglio per ogni buon indonesiano. E forse anche uno dei motivi per cui – a sorpresa – è stato nominato il 23 ottobre ministro dell’istruzione e della cultura.

Con l’app GoJek si può fare praticamente tutto: prenotare un ojek ovviamente, ordinare nasi goreng al più vicino ristorante, spedire pacchi. L’app è molto diffusa anche tra gli stranieri e si può prenotare, chiamare, pagare tutto via telefono. L’intuizione ha premiato Makarim nel 2016, oltre che con un mare di rupie, con il riconoscimento di Asian of the Year che ogni anno viene attribuito dal quotidiano di Singapore The Straits Times. Un po’ come l’uomo dell’anno di Time magazine e una vittoria per Giacarta perché Nadiem è il primo indonesiano ad aver ricevuto il premio da che è stato istituito nel 2012. Viene assegnato a un individuo o a un gruppo che hanno contribuito in modo significativo ad aumentare il benessere delle persone nei loro Paesi o in Asia in generale.

Nadiem afferma che il premio è arrivato nel momento in cui si sta concentrandosi sull’aumento del benessere del settore informale. E allo stesso tempo, dice, il suo modello può fornire sostegno agli indonesiani perché modifica il mercato del business tradizionale. Nel 2015 aveva detto al Jakarta Post: «Non siamo una società di ojek. Non siamo una compagnia di corrieri. Siamo solo una società di software. In realtà, i nostri clienti sono gli autisti stessi. Li colleghiamo ai clienti». Tutte luci e davvero anche un’aspirazione di welfare aziendale per proteggere gli autisti? Questo bisognerebbero chiederlo a loro, la nuova classe operaia, non solo in Asia, del trasporto via app. Anche perché il portafoglio del welfare non è toccato a Nadiem.

Di Emanuele Giordana

[Pubblicato su il manifesto]