In Cina e Asia – Xi nello Shaanxi per rilanciare l’economia e combattere la corruzione

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Xi Jinping ha terminato la sua terza missione fuori Pechino dall’inizio dell’epidemia: dopo aver visitato Wuhan e la provincia export-oriented del Zhejiang, stavolta il presidente si è recato nello Shaanxi. E’ stato un po’ come un ritorno a casa dal momento che, nella regione, Xi non solo è cresciuto ma ha anche cominciato il suo percorso politico ai tempi della Rivoluzione Culturale. Non è quindi un caso che sempre lo Shaanxi venga considerato – proprio insieme a Zhejiang – una delle roccaforti politiche del leader cinese. Le due province rappresentano inoltre gli interessi economici del settore privato e statale, le due locomotive della crescita cinese. Dopo aver incoraggiato le piccole e medie imprese di Ningbo, a Xi’an il presidente ha visitato una fabbrica della Shaanxi Automobile Holding Group, “la più grande azienda manifatturiera statale della Cina nord-occidentale.” Qui Xi ha ricordato come “le SOEs sono la “chiave per riprendere la produzione” ora che il virus è sotto controllo. Ma la trasferta dello Shaanxi – che ha toccato alcuni villaggi sui monti Qinling – è anche servita a rilanciare due obiettivi cari al presidente: ripulire il partito dagli elementi corrotti (che sui monti Qinling hanno continuato a prosperare sfidando il diktat di Pechino) e sollevare la popolazione dalla povertà. Una missione quest’ultima resa più ardua dalla crisi epidemica e le conseguenti incertezze economiche. Secondo dati ufficiali, nell’ultimo trimestre il reddito disponibile pro capite è diminuito del 3,9% su base annua. Mantenere la stabilità sociale è adesso la vera priorità della leadership. Ecco perché Xi vuole più che mai coesione tra le diverse anime del partito. [fonte: SCMP, CGTN]

Letture in quarantena: i consigli di Xi

Se non sapete come riempire le vostre giornate, i media statali hanno rilasciato una lista delle letture consigliate da Xi Jinping. Il corposo elenco è ripartito per generi che spaziano dai testi filosofici alle opere teatrali di Shakespeare. In cima svettano i classici marxisti-leninisti – a partire dal Manifesto del partito comunista – seguiti dal Origine e senso della storia di Karl Jaspers. In chiusura troviamo invece generi vari che includono romanzi stranieri come Oliver Twist, Il vecchio e il mare e Guerra e Pace.  La lista, pubblicata sull’account Weibo del Peeple’s Daily ha totalizzato oltre 100.000 visualizzazioni. [fonte: Global Times]

Da Pechino altri 30 milioni di aiuti all’Oms

La strategia del disimpegno internazionale adottata dall’America di Trump ha già mostrato tutti i suoi limiti, spianando la strada ad una maggiore assertività cinese. Con l’arrivo di Covid-19, l’isolamento americano torna a far gioco alla Cina. Nella giornata di ieri, Pechino ha annunciato nuovi aiuti per l’Organizzazione mondiale della sanità che da mesi chiede l’assistenza dei paesi membri per combattere insieme il virus. Il contributo del gigante asiatico sarà di 30 milioni di dollari, da sommare ai 20 milioni stanziati a inizio marzo. Comunicando i numeri, la portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito l’impegno del governo cinese nel supportare il “multilateralismo e la solidarietà globale”. Chiara allusione al recente taglio dei fondi statunitensi. Pechino è ancora lontano dall’uguagliare la generosità di Washington che nel solo 2019 ha elargito all’agenzia internazionale 400 milioni di dollari, il 15% del budget annuo complessivo. Ma quando si tratta di strappare assegni la Cina non ha rivali, sopratutto se questo può servire a riguadagnare il terreno perso nelle caotiche fasi iniziali del contagio. Anche perché Pechino può contare su un esercito di imprenditori  – come Jack Ma – ben lieti di contribuire alla causa cinese da privati cittadini (il fondatore di Alibaba ha recentemente regalato all’Oms 100 milioni di mascherine). Resta da vedere come tutto questo influenzerà l’operato dell’agenzia, già accusata di essere troppo filocinese. [fonte: SCMP]

L’Ue non è più la meta favorita degli investimenti cinesi

L’Unione europea non è più la prima meta per gli investimenti cinesi. Lo rivela un sondaggio realizzato tra il 2019 e il 2020 dall’Academy of the China Council for the Promotion of International Trade, secondo il quale solo il 24% delle aziende cinesi intervistate avrebbe indicato uno dei 28 paesi membri come la destinazione favorita per parcheggiare i propri capitali. Un vero e proprio crollo rispetto al 78,63% riportato l’anno precedente. La causa andrebbe ricercata nel trattamento “discriminatorio” riservato alle società cinesi da  quando un anno fa Bruxelles ha ridefinito le relazioni con Pechino, bollato per la prima volta come “un competitor economico” e un “rivale sistemico”. Tra le 163 aziende intervistate spiccano i nomi di Huawei e la statale China Railway Rolling Stock Corp, il più grande produttore di materiale rotabile al mondo. Due pesci grossi, insomma. Nel primo trimestre del 2020, con la complicità della Brexit, l’Ue ha perso il titolo di primo partner commerciale della Cina, conquistato dall’Asean. [fonte: China Daily]

Covid-19 e il mito del debito africano

Da quando il coronavirus ha oltrepassato i confini cinesi arrivando a contagiare i partner della nuova via della seta la domanda sollevata con insistenza dagli analisti internazionali è stata: Pechino avrà un occhio di riguardo per i paesi in difficoltà? Non è una domanda ma un vero appello quello lanciato invece dai governi africani vessati dai debiti. Da quando Pechino ha concesso il primo prestito alla Guinea nel 1960 – secondo la Banca Mondiale –  la Cina è arrivata a contare per il 17% del debito africano, che è ripartito in maniera disomogenea e vede l’Angola rappresentare ben il 30% del totale. La sempre ottima Deborah Brautigam della China Africa Research Initiative smonta alcuni luoghi comuni sulla frequenza con cui Pechino è disposto a rinegoziare i termini dei prestiti o a far valere i proprio diritti di creditore attraverso l’acquisizione di assets strategici. [fonte: The Diplomat]

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