In Cina e Asia – Tra Cina e Usa è “scontro di civiltà”

In Notizie Brevi by Redazione

Uno scontro tra civiltà. Così ha descritto le relazioni tra Cina e Stati Uniti Kiron Skinner, la direttrice della Pianificazione politica presso il Dipartimento di Stato durante un forum sulla Difesa tenutosi lunedì a Washington. Con toni piuttosto razzisti,  Skinner ha definito la Cina come la prima potenza “non caucasica” a rivaleggiare con gli States dal momento che l’Unione Sovietica poggiava le basi sul marxismo, ideologia nata in Germania e pertanto appartenente alla “famiglia occidentale”. Non contenta dello strafalcione storico, Skinner ha inoltre aggiunto che la politica cinese portata avanti dal Dipartimento di Stato è “qualcosa come la lettera X”, chiaro riferimento a un articolo scritto dal defunto diplomatico americano George F. Kennan durante la Guerra Fredda che propugnava il contenimento dell’Unione Sovietica. Da quando Trump ha assunto la presidenza, Washington ha inserito la Cina in cima alle priorità tanto della National Defense Strategy quanto della National Security Strategy. Ma dopo le affermazioni di Skinner c’è anche chi paventa il ritorno alla retorica del “pericolo giallo”. In tutta risposta Pechino ha pubblicato un artiColo di Xi Jinping sull’importanza dell'”apprendimento reciproco tra civiltà” [fonte: Inkstone, Xinhua]

Pentagono preoccupato dall’attivismo cinese nell’Artide

A pochi giorni dal meeting del Consiglio Artico, giovedì il Pentagono ha consegnato al Congresso un rapporto in cui l’attivismo cinese nella regione viene descritto come il preambolo di “una presenza militare rafforzata che include il dispiegamento di sottomarini come deterrente contro attacchi nucleari”. Nel mese di luglio, Pechino ha pubblicato il primo libro bianco sulla “Via della seta polare”, concetto che sintetizza la volontà di sfruttare le nuove rotte commerciali marittime create dallo scioglimento dei ghiacci. Il report cita nello specifico le preoccupazioni diffuse per l’interessamento cinese nei confronti della Groenlandia, dove Pechino vorrebbe stabilire stazioni di ricerca, espandere le infrastrutture aeroportuali e sviluppare attività estrattive. Ma per Washington l’insolito protagonismo della Cina – che è soltanto membro osservatore del Consiglio – va letto alla luce della vertiginosa espansione della marina cinese, che oggi conta quattro sottomarini con missili balistici a propulsione nucleare, sei sottomarini d’attacco a propulsione nucleare e 50 sottomarini convenzionali d’attacco. Ma per ora il vero vantaggio cinese non va probabilmente cercato nella sua capacità deterrente nucleare, bensì nell’entusiasmo con cui il governo comunista si è fatto promotore della lotta contro il riscaldamento globale. Mentre Washington frena per includere ogni riferimento ai cambiamenti climatici nella bozza del comunicato congiunto [fonte: Reuters]

Washington sfida la leadership cinese nella produzione di veicoli elettrici

Gli Stati Uniti hanno al vaglio una nuova legge tesa a facilitare lo sviluppo di miniere di litio, grafite e altri minerali utilizzati nella produzione di veicoli elettrici. Il piano, che si prefigge di strappare a Pechino la leadership nell’industira NEV, è stato introdotto ieri dalla senatrice repubblicana Lisa Murkowski, presidente dell’Energy and Natural Resources Committee e dal senatore Joe Manchin, democratico della Virginia dell’ovest. Mentre Tesla Inc, Volkswagen AG & Co. stanno espandendo le proprie operazioni negli Stati Uniti, la modesta attività mineraria in patria le costringe a fare affidamento sulle importazioni di materie prime. “Dal punto di vista della sicurezza nazionale, quando sei vulnerabile – come lo sono gli Stati Uniti e molti dei nostri amici e alleati – nei confronti di una risorsa di cui hai bisogno, questa è una debolezza”, ha spiegato Murkowski. Nel 2018, in tutti gli Stati Uniti il litio è stato estratto solo in un sito nel Nevada nordoccidentale [fonte: Reuters]

WeChat censura petizioni in favore della “vittima” del CEO di JD

WeChat ha censurato alcuni account che si erano espressi in difesa di Jingyao Liu, la ragazza che ha denunciato per stupro il CEO del colosso dell’e-commerce JD  Richard Liu. Sebbene l’imprenditore sia stato prosciolto dalle autorità del Minnesota – dove sarebbe accaduto il fattaccio – la storia ha avuto una notevole risonanza anche in Cina, dove il popolo del web ha sostenuto due iniziative petizioni indipendenti, una attraverso Google Forms (che oltre la Muraglia è bloccato) e un’altra via WeChat, iniziata dallo scrittore di Shenzhen Chen Chun. Messe insieme le iniziative hanno raccolto circa 5000 adesioni, ma nel frattempo l’account di Chen è stato bloccato mentre altri sei canali pubblici WeChat sono stati chiusi dopo che avevano ripreso la petizione su  Google Form. Non è chiaro se si tratti di un caso di autocensura di Tencent o se ci sia stato un intervento dall’alto. Sebbene #metoo abbia raggiunto anche la Cina, è inusuale che il popolo del web si esprima tanto liberamente su uomini di potere come Liu. Nonostante il repulisti, giovedì si contavano ancora diversi post in sostegno della ragazza sotto l’hastag #woyebushiwanmeishouhaizhe, sebbene qualcuno abbia messo in discussione la ricostruzione dei fatti e la buona fede della presunta vittima [fonte: Scmp]

Pechino offre una scialuppa di salvataggio a Phnom Penh

A pochi giorni dalla conclusione del secondo forum sulla Belt and Road Initiative a Pechino, il Primo Ministro Cambogiano Hun Sen ha affermato che le “relazioni sino-cambogiane hanno raggiunto i massimi storici” grazie alla firma di tutta una serie di accordi per il rilancio dell’economia cambogiana. Nello specifico, i nuovi accordi includono un prestito del valore di 89 milioni di dollari a supporto dell’esercito cambogiano, la promessa da parte di Pechino di importare 400 mila tonnellate di riso, un accordo con Huawei per la fornitura di tecnologia 5G e nuovi memorandum sui regolamenti doganali. Ma ancora più importante è la promessa della Cina di aiuto qualora l’Unione europea (UE) rimuova la Cambogia dal regime commerciale preferenziale del Everything But Arms (EBA), una decisione che ridurrebbe drasticamente la competitività delle esportazioni della Cambogia rimuovendone lo status di duty-free nei mercati dell’UE. Bruxelles è il principale acquirente dell’export cambogiano e la minaccia di rimuovere Phnom Penh dall’accordo preferenziale decimerebbe gravemente una lenta crescita economica guidata dalle esportazioni. Il processo di esclusione dalla Cambogia dal EBA è iniziato a febbraio e potrebbe richiedere fino a 18 mesi per essere finalizzato. Bruxelles è ancora in tempo ad invertire il processo di esclusione ma necessita di segnali forti da Phnom Penh soprattutto in materia di diritti e democrazia [fonte: Asia Times]

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