TikTok e WeChat non lasceranno gli Stati Uniti. Almeno per ora. Nel mese di agosto Trump aveva preannunciato l’espulsione delle due app cinesi dagli store statunitensi citando presunti rischi per i dati personali degli utenti, che non sarebbero adeguatamente protetti e persino condivisi con le autorità cinesi. Trump ha però deciso di posticipare il veto per TikTok fino alla fine del mese dopo l’annuncio di un possibile accordo tra la casa madre ByteDance e Oracle che darebbe all’azienda americana il controllo sui codici sorgente. Al momento attuale, le app TikTok e WeChat sono coinvolte in procedimenti legali per difendere il diritto a operare negli Stati Uniti. TikTok ha citato in giudizio il presidente Trump ed il dipartimento del Commercio chiedendo il ritiro dell’ordine esecutivo. In un tribunale californiano, WeChat ha fatto lo stesso, affidando all’udienza le sue possibilità di continuare ad operare nonostante il divieto, poiché il veto presidenziale non sarà ritardato come nel caso di TikTok. Mentre le sorti di Tiktok sono ancora incerte, WeChat tira un sospiro di sollievo. Nel pomeriggio di ieri infatti, in un tribunale di San Francisco il magistrato Laurel Beeler ha emesso un’ingiunzione preliminare su richiesta di un gruppo di utenti statunitensi, sostenendo che il blocco dell’app violerebbe i diritti di libertà di parola di milioni di americani di origini cinesi che si affidano ad essa per la comunicazione. L’app, che avrebbe dovuto scomparire dagli store americani ieri, è dunque per il momento ancora disponibile, con 19 milioni di utenti negli Stati Uniti ed 1 miliardo in tutto il mondo. [fonte Bloomberg, SCMP, Bloomberg]

Cina: una database per bandire dall’insegnamento i colpevoli di reati sessuali

Un avviso ufficiale del governo cinese pubblicato venerdì scorso ha annunciato l’istituzione di un nuovo sistema nazionale di condivisione delle informazioni relative ai crimini sessuali che vieterà agli autori di violenze di ottenere qualifiche per l’insegnamento. La nuova base di dati è frutto di due anni di sperimentazione in diverse province cinesi e permetterà alle istituzioni scolastiche di non assumere un candidato che sia stato condannato per crimini sessuali o che sia noto alla polizia per molestie sessuali, escludendo però coloro la cui pena è stata inferiore a 5 anni di reclusione se l’autore del reato all’epoca dei fatti era minorenne. La nuova legge è stata accolta con favore dagli attivisti per i diritti delle donne e dei minori in Cina, paese che da alcuni anni vede crescere esponenzialmente i casi di abusi sessuali su minori. Nel solo 2019, i pubblici ministeri hanno trattato in tribunale più di 19.000 casi di violenze sessuali su minori, un dato che rappresenta un aumento del 44% rispetto al 2018. [fonte Caixin]

Taiwan: la visita del sottosegretario di stato americano fa infuriare la Cina

Washington e Taipei sono sempre più vicini. A testimoniarlo vi è la visita del sottosegretario di Stato americano per gli affari economici Keith Krach, che ha trascorso tre giorni a Taiwan tra giovedì e sabato scorso. La visita è stata la prima di questo livello sin dal 1979, quando gli americani, riconoscendo la legittimità della Repubblica Popolare Cinese, avevano esplicitamente aderito al principio di “una sola Cina” e reciso i legami con il regime di Chiang Kaï-shek in esilio a Taiwan. Sull’isola, il sottosegretario Krach ha partecipato ad una cerimonia in memoria dell’ex presidente Lee Teng-hui, morto il 30 luglio scorso, approfittando inoltre del suo soggiorno per incontrare la presidentessa Tsai Ing-wen, nonché il primo ministro Su Tseng-chang ed il ministro degli esteri Joseph Wu in un meeting informale a porte chiuse. Le autorità di Pechino hanno commentato gli incontri definendoli delle vere e proprie “provocazioni” che hanno danneggiato “le relazioni sino-americane e la stabilità nello Stretto di Taiwan”. Come dimostrazione della furia di Pechino, durante il primo giorno della visita di Krach, l’Esercito Popolare di Liberazione ha iniziato una serie di manovre navali ed aeree nello stretto di Taiwan. Secondo le autorità di Taipei, alcuni aerei cinesi di rilevamento subacqueo Y-8 sarebbero persino entrati brevemente nella Taiwan Air Identification Zone, a sud-ovest dell’isola, prima di essere inseguiti dall’aviazione taiwanese. Per accentuare il gioco di forza, sempre in concomitanza con la visita americana, le forze aeree cinesi avrebbero rilasciato un montaggio in cui una base militare – simile a quella statunitense di Guam – viene attaccata da alcuni bombardieri H-6, spesso utilizzati da Pechino nelle acque contese.Interrogata riguardo alle recenti dimostrazioni militari cinesi, Tsai Ing Wen ha dichiarato le attività della Cina sono una minaccia non solamente per Taiwan, ma per tutti gli altri paesi della regione. Mentre le tensioni tra Pechino e Washington continuano a salire, ci sono ulteriori segnali di crescente intesa tra gli USA e Taiwan: Tsai ha accettato di revocare i divieti di importazione sulla carne bovina statunitense contenente un controverso additivo – la ractopamina – e, domenica scorsa, il ministro dell’economia taiwanese Wang Mei-hua ha dichiarato che, dopo i colloqui preliminari con Krach, l’isola prevede di instaurare un dialogo economico formale con gli USA. L’obiettivo di Taipei? Un potenziale trattato di libero scambio. [fonte SCMP, AFP, Reuters]

Il Canada interrompe i dialoghi di libero scambio con la Cina

“Non vedo le condizioni per il proseguimento delle discussioni in questo momento.”  È con questa frase che il ministro degli Esteri canadese, François-Philippe Champagne, ha messo fine ai colloqui sull’ipotesi di un trattato di libero scambio tra Canada e Cina, avviati da ormai quattro anni. Le relazioni sino-canadesi si sono raffreddate già da tempo, da quando il primo ministro Justin Trudeau era stato accusato di essere stato troppo accondiscendente nei confronti della Cina in cambio di maggiori scambi economici. Tuttavia, è stato dall’arresto a Vancouver del direttore finanziario di Huawei, Meng Wanzhou, che il rapporto tra Ottawa e Pechino ha cominciato un inesorabile declino, ulteriormente aggravato dall’incarcerazione in Cina dell’ex-diplomatico canadese Michael Kovrig e del businessman Michael Spavor, entrambi accusati di spionaggio e tutt’ora detenuti dalle autorità cinesi. La fine del dialogo sul libero scambio sembra dunque aver cancellato dall’agenda del governo Trudeau ogni intenzione conviviale verso Pechino, criticata da Champagne per la sua “diplomazia assertiva e coercitiva”. [fonte Reuters]