Tariffe Usa sulla Cina, rischio nuovo downgrade nel 2019

Le tensioni commerciali tra Washington e Pechino sono destinate ad approfondirsi. Il governo Usa è infatti intenzionato ad innalzare le tariffe sulle importazioni cinesi al 25 per cento a partire dal primo gennaio come annunciato in precedenza. E questo potrebbe avere conseguenze negative sull’economia cinese secondo l’agenzia di rating Moody’s, che a marzo dell’anno scorso insieme ad altre agenzie internazionali aveva degradato il credito sovrano a causa degli alti livelli di debito a livello delle amministrazioni locali. Intanto i presidenti di Cina e Stati Uniti puntano a incontrarsi e dichiarare un cessate il fuoco alla fine del mese dopo il G20 in Argentina. Pochi margini per l’ottimismo però. All’Apec di Port Moresby in Papua Nuova Guinea, il vicepresidente Usa Pence è tornato ad attaccare la Cina su una serie di argomenti, dal commercio alla proprietà intellettuale al mar cinese meridionale.

Dolce e Gabbana chiedono scusa dopo parole “razziste” sui social

Dolce e Gabbana chiedono scusa per le parole aggressive usate nei confronti della Cina — “un paese di merda”, ha scritto Gabbana in una conversazione su Instagram — ribadendo il loro più sincero dispiacere per aver frainteso la cultura cinese. Intanto però la campagna “not me” raccoglie sempre più adesioni tra le celebrità cinesi e il brand, oltre a sparire dai negozi e centri commerciali di lusso più importanti della Cina continentale e di Hong Kong, scompare anche online. Sui portali Alibaba e JD.com, non si trovano più capi e accessori D&G. La sensazione è che prima con lo spot che ritraeva una ragazza cinese che mangiava un pezzo di pizza con le bacchette e poi con le uscite social, il brand italiano abbia perso una consistente fetta di mercato, a favore dei concorrenti che cercano di espandersi Oltre muraglia, come Louis Vuitton è Gucci.

Taiwan, elezioni locali e referendum con la Cina che osserva

Utilizzo del nome Taiwan alle prossime Olimpiadi, matrimoni omosessuali, energia nucleare e cibo importato dal Giappone e potenzialmente radioattivo. Questi sono alcuni dei temi al centro dell’election day di Taiwan del prossimo 24 novembre. E già si parla di possibili interferenze cinesi sul voto. Contestato soprattutto il punto sull’utilizzo del nome Taiwan alle prossime Olimpiadi di Tokyo (finora è stato utilizzato il nome Chinese Taipei) che ha suscitato reazioni violente dalla Cina continentale e dallo stesso comitato olimpico internazionale. Le elezioni sono comunque un pesante banco di prova per il partito democratico al potere dal 2016 e su posizioni autonomiste rispetto alla Cina continentale e in aperto contrasto con Pechino.

Il governo giapponese vuole dare 25mila euro a chi si trasferisce fuori  Tokyo

La proposta sembra bizzarra ma potrebbe risolvere il problema del sovrappopolamento della capitale giapponese. Il governo giapponese vuole dare infatti un bonus di 3 milioni di yen (circa 25mila euro) a chi decide di trasferirsi fuori dalla capitale e trovare lavoro in provincia. Al momento gli abitanti della capitale e dell’area urbana che la circonda sono circa 38 milioni. La mossa del governo va però anche in un’altra direzione: favorire la rivitalizzazione delle periferie, anche attraverso sconti fiscali, ormai spopolate e abitate principalmente da persone anziane.

(Foto credit: politico.com)