È di questo lunedì la notizia dell’arresto della giornalista australiana Cheng Lei, che si troverebbe ora in custodia cautelare a Pechino. La donna, con un passato di meriti nel campo della finanza e del business, ha origini cinesi ma è arrivata in Cina solo nel 2001 per lavoro e, dopo essere stata per anni corrispondente per l’americana CNBC, nel 2012 aveva iniziato la sua carriera da giornalista per la televisione di stato CCTV. Da quel momento era diventata una figura molto conosciuta nel panorama dell’informazione, partecipando come conduttrice e speaker a eventi di alto livello come gli Australia China Business Awards and l’Apec Women Leadership Forum. A Canberra la notizia della detenzione era già arrivata il 14 di agosto, mentre le ultime tracce ufficiali di Chen Lei risalgono a un ultimo post pubblicato lo scorso 12 agosto su WeChat. Questo è il secondo arresto di un cittadino australiano avvenuto su suolo cinese, dopo che anche lo scrittore e blogger Yang Hengjun è stato imprigionato lo scorso gennaio con l’accusa di spionaggio. Questo secondo arresto sembra confermare una serie di azioni politiche intraprese da Cina e Australia che stanno lentamente deteriorando il legame tra i due paesi, con Canberra che apre a nuove indagini sui cittadini cinesi all’interno delle università, mentre Pechino procede con le accuse di spionaggio verso i reporter australiani e avanza controlli e sanzioni sulle importazioni provenienti da quello che continua a essere il suo principale partner economico. [SCMP, SCMP]

Riconoscimento facciale e prenotazioni: le università cinesi si preparano a riaprire

Mentre il numero di nuovi casi di Covid-19 in Cina sembra ridursi di giorno in giorno, la popolazione universitaria più grande del pianeta (oltre 20 milioni di persone) si appresta a cominciare il nuovo anno accademico. Come? Gli ultimi avvisi pervenuti agli studenti riguarderebbero rigide normative di controllo e monitoraggio della pandemia all’interno dei campus. Ad oggi le specifiche modalità di accesso alle strutture universitarie sembrano piuttosto vaghe, sollevando così crescenti critiche nei confronti del rafforzamento delle misure di sicurezza che rischia di limitare le attività degli studenti. L’agenzia Reuters ha riportato recentemente alcuni dei protocolli e delle tecnologie che le università hanno iniziato ad applicare all’interno delle strutture scolastiche, tra cui primeggiano le misure di sorveglianza in tempo reale: le telecamere si sono moltiplicate nei dormitori degli studenti e alcune università hanno già iniziato a installare telecamere sensibili al rilevamento della temperatura corporea e all’uso delle mascherine, come nel caso della University of Science and Technology del Liaoning. Altre università, come la Tianjin Normal Universities, hanno investito somme altrettanto importanti per attivare un sistema di raccolta e monitoraggio dei dati relativi agli studenti, alle loro famiglie, ai luoghi che gli studenti frequentano al di fuori del campus. Studenti e insegnanti hanno raccontato di ricevere quotidiane richieste di report del proprio stato di salute alle quali rispondere tassativamente, pena la segnalazione al personale universitario. I nuovi regolamenti porteranno evidenti modifiche delle attività quotidiane, tra cui la necessità di prenotare i turni per la doccia: ma saranno davvero applicate rigidamente queste normative? Alcuni studenti hanno rivelato che i controlli agli ingressi del campus siano meno rigidi, mentre altri hanno lasciato intendere che in caso di necessità c’è chi riesce ad accedere alle docce comuni senza particolari sanzioni. Al momento però sono pochi gli studenti ad aver vissuto continuativamente nei campus durante il picco della pandemia, ulteriori sviluppi saranno evidenti solo al rientro in massa per il nuovo semestre. [Reuters]

La Cina punta a superare gli Stati Uniti nella corsa all’energia nucleare entro il 2030

Secondo la World Nuclear Association, la Cina avrebbe già ottenuto il primato mondiale per la produzione di energia nucleare durante la primavera di quest’anno, arrivando a una capacità totale di 108,700 megawatt contro i 105,120 degli Stati Uniti, una cifra che unisce la effettiva produzione di energia nucleare con le proiezioni della capacità complessiva degli impianti in costruzione e in fase di avvio. Questa ultima analisi riflette un trend che va in diretto contrasto con le crescenti preoccupazioni post-Fukushima di Stati Uniti, Giappone e Unione Europea nei confronti delle infrastrutture energetiche legate al nucleare, che hanno portato negli ultimi anni alla chiusura del reattore di Three Mile Island in Pennsylvania o alla chiusura di 24 reattori su 50 in Giappone. Al contrario, a partire dal 2011 la Cina ha inaugurato 30 nuovi reattori nucleari in diverse parti del paese e, insieme alla Russia, sta avanzando velocemente nel settore delle attrezzature e nella cooperazione allo sviluppo di tecnologie per il nucleare: una scelta che sta incrementando notevolmente la leadership dei due paesi sul mercato energetico globale. [Nikkei]

Nasce in Giappone la prima “macchina volante”

Venerdì 28 agosto l’azienda giapponese SkyDrive ha annunciato la buona riuscita dei test per la prima automobile in grado di volare. Il pilota che guidava il modello SD-03 è riuscito ad effettuare un volo di quattro minuti all’altezza di circa 3 metri da terra e ha compiuto il primo tentativo andato a buon fine dopo sei anni di ricerche da parte dell’azienda, che inizialmente era nata nel 2012 sotto la spinta entusiasta di alcuni volontari. L’ultimo modello brevettato aveva subito delle significative modifiche strutturali: la “macchina volante” ha per ora un solo posto, è completamente alimentata a energia elettrica e presenta otto motori e quattro eliche per lato. La riuscita di questo ultimo esperimento ha riacceso il dibattito sulla mobilità del futuro: gli analisti hanno infatti affermato che le proiezioni di mercato dei cosiddetti “taxi volanti” potrebbero portare già nel 2040 a un settore dal valore stimato dai 1,4 mille miliardi di dollari fino ai 2,9 mille miliardi di dollari. Poiché si prevede che la nuova tecnologia verrà applicata alla guida automatica, i maggiori ostacoli saranno ora non solo la sostenibilità ambientale, la durata e la potenza del veicolo, ma anche la sicurezza stessa degli utenti all’interno dell’abitacolo. Derya Aksaray, dottoressa in Ingegneria Aerospaziale e Meccanica dell’Università del Minnesota ha affermato che, se il progetto avrà successo e sarà in grado di superare la costosa fase di ingresso nel mercato, assisteremo in pochi decenni a una nuova rivoluzione dei trasporti in grado di cambiare completamente i parametri geografici della mobilità umana dai tempi dell’invenzione dell’aereo. [NYT]

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