Un nuovo caso di estradizione tormenta la leadership cinese. Hong Kong stavolta non centra nulla. Negli scorsi giorni le autorità svedesi hanno prima rilasciato e poi riarrestato su richiesta degli Stati uniti uno dei fuggitivi più ricercati da Pechino. Si tratta di Qiao Jianjun, ex direttore di un impianto per lo stoccaggio del grano accusato dal governo cinese di appropriazione indebita. Le autorità di Stoccolma avevano deciso di respingere la richiesta di estradizione avanzata dalla Cina in virtù della United Nations Convention Against Corruption a causa della pessima reputazione di cui gode il sistema giudiziario cinese. Qiao è stato tuttavia riammanettato su ordine del governo statunitense, che dal 2015 lo vuole dietro le sbarre per riciclaggio di denaro. Ora l’ex funzionario si trova nel mezzo di un nuovo braccio di ferro tra Pechino e Washington. Quello di Qiao era stato descritto dalle autorità comuniste – certe di ottenerne la consegna – come un caso esemplare in grado di restituire lustro allo stato di diritto “con caratteristiche cinesi” [fonte: Scmp]

Caso Huawei: FedEx fa causa la governo americano

FedEx Corp, società di trasporto specializzata nelle spedizioni, ha citato in giudizio il governo americano dopo che l’inclusione di Huawei nella blacklist del dipartimento del Commercio ha compromesso i rapporti con l’azienda cinese. FedEx è stata messa sotto indagine dalle autorità cinesi dopo che Huawei ha lamentato il mancato recapito di alcune consegne. L’azienda di Memphis si è giustificata definendo la svista un “errore operativo” e specificando che consegnerà tutti i prodotti Huawei purch a indirizzi diversi da quelli menzionati dall’Entity List del Commercio. Il governo cinese ha già avviato un’indagine per appurare le responsabilità della compagnia americana. Non solo. Pechino sta preparando una propria lista delle aziende ritenute “inaffidabili” e secondo la stampa cinese FedEx è già nel mirino [fonte: Reuters]

Trump vuole scaricare Tokyo

Donald Trump starebbe pensando di ritirare gli Stati uniti dal trattato di mutua cooperazione e sicurezza, che dalla fine della seconda guerra mondiale costituisce lo zoccolo duro dell’alleanza tra Washington e il suo più importante partner asiatico. Secondo il presidente americano, l’accordo sarebbe troppo svantaggioso per gli Stati Uniti, obbligati a intervenire a fianco del Giappone se mai dovesse essere attaccato ma impossibilitato a rivendicare lo stesso trattamento se si dovesse trovare a sua volta in difficoltà. Le confermata la decisione metterebbe Washington in una posizione di netto svantaggio in Asia. Infatti, il trattato permette a Washington di mantenere basi militari nell’arcipelago sempre più strategiche per contenere l’ascesa cinese nella regione. Da tempo l’inquilino della Casa Bianca lamenta lo scarso contributo degli alleati in termini di spesa militari; una postura che solo nell’ultimo anno ha assicurato all’industria bellica americana nuove vendite a Taiwan e Giappone [fonte: Bloomberg]

Un Willy il Coyote nordcoreano per avvertire gli Usa

Apparentemente sembra la versione low cost di Willy il Coyote e Beep Beep. Ma l’ultimo cartone animato made in North Korea potrebbe avere significati reconditi molto meno bonari. Si chiama Bunny Brothers and the Wolf e racconta la storia di due coniglietti perseguitati da un lupo malvagio che, proprio come Willy il Coyote, vede andare in fumo ogni tentativo di assalto grazie all’ingegno dei piccoli roditori. Secondo BBC Monitoring, i clip sono stati prodotti dallo studio di animazione April 26 Animation Studio – visitato recentemente da Kim Jong-un – con il supporto del Dipartimento di propaganda e agitazione. Infatti, mentre la storia sembra avere finalità ludiche gli esperti vi riscontrano un messaggio politico nemmeno troppo velato: basta pensare che persino nei discorsi di Kim Jong-il gli imperialisti americani venivano descritti come lupi “predatori, bestie rapaci per natura” [fonte: PRI]

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