Xi Jinping è arrivato in Corea del Nord questa mattina alle 11,30 ora locale. Primo presidente cinese a visitare il paese in 14 anni, Xi si tratterrà fino a domani con una delegazione che comprende la moglie Peng Liyuan e il ministro degli Esteri Wang Yi. L’itinerario di viaggio comprende alcune tappe storiche come una visita alla Torre dell’Amicizia, eretta a Pyongyang in ricordo degli oltre 600.000 caduti cinesi morti durante la Guerra di Corea. Alla viglia dell’arrivo, in un editoriale pubblicato sul quotidiano locale Rodong Sinmun, il presidente cinese ha esternato la volontà di sostenere il paese durante il processo di riforma a prescindere dai mutamenti del contesto internazionale, fornendo il proprio aiuto nel dialogo con paesi terzi. Retorica a parte, non è azzardato leggere la trasferta di Xi alla luce del balletto diplomatico con gli Stati Uniti. Poco dopo l’annuncio della partenza per il Nord, è giunta la conferma dell’atteso meeting tra Trump e il leader cinese a Osaka, funzionale alla ripresa dei negoziati commerciali. Considerato il ruolo imprescindibile della Cina nell’implementazione delle sanzioni internazionali contro Pyongyang, è facile immaginare quanto la rinnovata amicizia con Kim peserà in termini strategici nel dialogo con Washington. Così come darà nuovo lustro all’immagine del leader nordcoreano dopo il deludente meeting di Hanoi. E’ la prima volta che una trasferta al Nord da parte di un leader cinese viene definita dai media statali “visita di stato” [Scmp, NYT]

L’ex presidente dell’Interpol a processo

L’ex presidente dell’Interpol, Meng Hongwei, è apparso quest’oggi presso il tribunale intermedio del popolo di Tianjin n. 1 per rispondere all’accusa di corruzione. Tra il 2005 e il 2017, il funzionario avrebbe sfruttato i propri incarichi per aiutare società e persone a ottenere guadagni illeciti, oltre ad aver intascato tangenti per oltre 14 milioni di yuan (2 milioni di dollari). Secondo il People’s Daily, Meng ha ammesso tutte le accuse. Era dal 25 settembre dell’anno scorso che l’ex capo dell’Interpol era scomparso nel nulla dopo aver lasciato la sua casa di Lione. [fonte: Scmp]

La Apple pronta a spostare la produzione fuori dalla Cina

La Apple starebbe cercando per la prima volta di diversificare la propria catena produttiva. Secondo un’esclusiva del Nikkei Asian Review, il colosso di Cupertino avrebbe chiesto ai suoi fornitori di valutare gli eventuali costi di una delocalizzazione della produzione fuori dalla Cina. Si parlerebbe del 15-30% della capacità produttiva attualmente concentrata oltre la Muraglia. La guerra commerciale sembra aver influito non poco sulla decisione, i bene informati sostengono che con il rincaro dei costi e l’invecchiamento della popolazione un progressivo allontanamento dal paese sia inevitabile. Oggi circa 5 milioni di posti di lavoro dipendono dalla presenza di Apple oltre la Muraglia, mentre sono 10.000 le persone impiegate direttamente dall’azienda americana. Oltre il 90% dei prodotti Apple viene oggi assemblato nella Repubblica popolare [fonte: Nikkei]

Cina e Usa bisticciano a Gibuti

I rapporti con i vicini non sono mai facili. Se poi i vicini in questione sono Stati Uniti e Cina le semplici sgarberie tra dirimpettai rischiano di degenerare in uno scontro armato. L’esercito americano ha accusato la Cina di “azioni irresponsabili” nei confronti delle truppe statunitensi dislocate nella base americana di Gibuti. Secondo quanto riferito dal contrammiraglio Heidi Berg, direttore dell’intelligence presso l’U.S. Africa Command (AFRICOM), le forze di stanza nella vicina base cinese hanno interferito con le operazioni americane a Camp Lemonnier. Tra i comportamenti scorretti, Berg ha citato il tentativo di “controllare lo spazio aereo internazionale” impedendo agli aerei di sorvolare la base militare cinese a ovest della struttura americana; l’utilizzo di laser per accecare i piloti americani; il dispiegamento di droni per interferire con le missioni di volo degli Stati Uniti e persino tentativi di intrusione all’interno della base di Camp Lemonnier”, che ospita 4000 soldati americani ed è stata aperta nel 2001. La presenza cinese a Gibuti risale appena al 2016, ma in questi tre anni la convivenza si è dimostrata subito difficile con Pechino ad aver lamentato attività di spionaggio a bassa quota contro la sua postazione militare. Dietro le schermaglie tra i rispettivi eserciti si nasconde il controllo su una delle porzioni più strategiche del continente. Situato nel Corno d’Africa, il paese sorge di fronte allo stretto di Bab-el-Mandeb, che separa il Golfo di Aden dal Mar Rosso, dove transitano le rotte di petroliere e mercantili che dal canale di Suez accedono all’Oceano Indiano [fonte: Newsweek]

La BRI sotto la lente della World Bank

La Belt and Road potrebbe aiutare a liberare oltre 30 milioni di persone dallo stato di povertà, se implementata correttamente. A ritenerlo è la Banca Mondiale, che in un recente rapporto stima una crescita tra il 2,8 e il 9,7% per gli scambi commerciali tra i paesi coinvolti nel progetto, e tra l’1,7% e il 6,2% per le transazioni globali. Questo sempre che vengano risolte le molte criticità legate allo scarso rispetto degli standard ambientali, permeabilità alla corruzione, dubbia trasparenza e ripartizione disomogenea dei benefici economici. Secondo alcune stime il 60% dei progetti lungo la BRI sono assegnati a società cinesi [fonte: Reuters]

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