Maggiori controlli sui contenuti online in Cina

Anche WeChat, principale piattaforma di messaggistica cinese, ha aderito alla campagna governativa per “l’eradicazione dei contenuti pornografici e la lotta contra le pubblicazioni illegali” voluta dal governo di Pechino per contrastare contenuti proibiti e garantire un ambiente culturale online “positivo” ed “in salute”. In particolare, la campagna si rivolge ai self-media, in contrasto con i media tradizionali e caratterizzati dalla pubblicazione da privati cittadini sulle più note piattaforme. Nel 2017, sul solo WeChat erano registrati 3.5 milioni di self-media account, accusati di diffondere notizie false, così come contenuti volgari e pornografici. Dal 20 ottobre, WeChat e Weibo hanno eliminato oltre 9800 account illegali. Negli ultimi tempi, per evitare ritorsioni da parte del governo centrale, tutte le principali compagnie tecnologiche cinesi sono corse ai ripari intensificando la censura e aavviando azioni legali nei confronti degli amministratori dei self-media account più popolari.

Liu He a Washington per distendere gli animi

Il Vice Premier cinese Liu He, dopo aver cancellato la visita ufficiale a Washington lo scorso settembre, dovrebbe recarsi a breve negli Stati per incontrare la controparte americana al fine di ridurre le tensioni tra i due paesi e preparare l’incontro ufficiale tra Xi e Trump. Durante una recente telefonata, i due presidenti avrebbero deciso di incontrarsi a margine del G20 che si terrà in Argentina a fine novembre. Secondo il South China Morning Post, Pechino e Washington avrebbero raggiunto un’intesa di massima lo scorso maggio, in concomitanza della visita di Liu He, ma i negoziati sarebbero poi naufragati a causa dall’imprevedibilità di Trump, scatenando una guerra di botta e risposta a suon di tariffe. Nelle ultime settimane le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sono sfociate anche nel campo della sicurezza militare, con le accuse di Trump rivolte alla sempre più aggressiva presenza di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Durante la recente visita di Henry Kissinger nella capitale cinese, Liu He ha affermato che Cina e Stati Uniti debbano risolvere le dispute economiche mediante i principi di “mutuo rispetto, uguaglianza e mutuo beneficio”. Vedremo se Trump sarà dello stesso avviso.

In Cina gli acquisiti online si fanno attraverso pagamenti biometrici

Il Singles’ Day appena conclusosi in Cina, oltre a far registrare transazioni online pari a 30.8 miliardi di dollari, ha portato alla luce un ulteriore dato, ovvero più del 60% degli acquisiti sono avvenuti mediante pagamenti biometrici. Alipay e WeChat Pay, portafogli online di Alibaba e Tencent, da anni progettano un futuro in cui ci affideremo solamente all’utilizzo delle nostre impronte digitali e alla scansione del volto per portare a termine numerose azioni. Nel 2016, secondo un report del China’s Payment and Clearing Association (CPCA), oltre il 95% dei consumatori intervistati erano familiari con la scansione dell’impronta digitale per pagamenti online. L’anno scorso, Alipay ha lanciato il servizio di pagamento ‘smile-to-pay’, basato sul riconoscimento facciale del consumatore, che si sta diffondendo a macchia d’olio ed è già ampiamente utilizzato nelle catene di fast food e per il ritiro delle spedizioni a domicilio. Tuttavia, secondo lo stesso report di CPCA, nel 2017 oltre il 77% degli intervistati si è detto preoccupato per il timore che il governo utilizzi queste tecnologie per invadere la privacy del cittadino.

A Delhi l’aria è irrespirabile

In soli 10 giorni, due polmoni artificiali installati su un cartellone pubblicitario nel centro di Nuova Delhi sono diventati marroni a causa dell’inquinamento dell’aria che soffoca le metropoli indiane. Con l’arrivo dell’inverno Delhi, tra le città più inquinate al mondo, è stata ricoperta da una velenosa foschia grigia ed ha fatto registrare livelli di inquinamento ben al di sopra del limite di sicurezza stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le polveri sottili nell’aria PM 2.5, le più pericolose poiché in grado di depositarsi nei polmoni e di entrare nel circolo sanguineo, se respirate avranno “conseguenze disastrose per la salute dei cittadini” ha detto Arvind Kurmar, chirurgo polmonare e tra i sostenitori della campagna per la sensibilizzazione del rischio dell’inquinamento dell’aria in India. Secondo i dati raccolti dall’ambasciata americana a Delhi, il livello di PM 2.5 nell’aria della capitale negli ultimi giorni è stato pari a 250, 10 volte superiore il limite consigliato dall’OMS.