In Cina e Asia — Olimpiadi: arriva la delegazione nordcoreana

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Olimpiadi, c’è anche la sorella di Kim Jong Un, previsto incontro con Moon

Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un, è arrivata a Seul per l’apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang. A guida della delegazione nordcoreana, accompagna Kim Yong Nam, presidente del parlamento — un’istituzione che ratifica solamente le decisioni del leader e dei suoi più stretti collaboratori — e capo di stato cerimoniale. Inoltre, è la prima discendente diretta del fondatore del “Regno eremita”, Kim Il Sung, a recarsi in visita ufficiale a sud del 38esimo parallelo dallo scoppio della guerra di Corea nel 1950. Domenica è previsto un incontro con il presidente sudcoreano Moon Jae In, uno degli artefici del recente riavvicinamento delle due Coree. Oltre a essere sorella del leader, la (forse) 30enne Kim è sposata con un alto funzionario ed è membro non permanente dell’ufficio politico nordcoreano, il gotha del potere della piccola repubblica asiatica. La sua presenza in Corea del Sud è un segnale importante e c’è chi specula su un possibile vertice anche con il vicepresidente Usa Mike Pence. Anche se ad oggi gli Usa sembrano voler mantenere una linea dura contro Pyongyang.

Riparte il dialogo economico Cina-Usa

Cina e Stati Uniti riprenderanno il dialogo economico interrotto lo scorso anno. Lo ha annunciato ieri in serata Yang Jiechi, consigliere di Stato cinese, in visita a Washington su invito del segretario di Stato americano Rex Tillerson. “È dimostrato dal fatto che la natura della relazione commerciale sino-statunitense è reciprocamente vantaggiosa e crea enormi benefici per entrambe le parti”, ha dichiarato Yang. La cooperazione converge “in materia di energia, infrastrutture e sull’iniziativa Belt and Road così da aprire i rispettivi mercati e gestire le differenze in modo appropriato”. Le due nazioni hanno convenuto di tenere un dialogo economico comprensivo “il prima possibile” entro quest’anno e un dialogo sulla sicurezza già nella prima metà del 2018. La dichiarazione d’intenti arriva a pochi giorni dall’imposizione da parte di Trump di tariffe commerciali sull’import di pannelli solari e lavatrici a cui Pechino ha risposto con una contestazione in sede Wto e l’avvio di indagini sulle importazioni di sorgo dagli Usa.

Pechino e Washington uniti contro il terrorismo uiguro

Nei giorni scorsi le operazioni americane in Afghanistan hanno preso di mira la provincia di Badakhshan . Come spiega Tom Gresback, portavoce dell’esercito Usa a Kabul, i bombardamenti hanno colpito i campi di addestramento, “impedendo la pianificazione e la ripresa di atti terroristici vicino al confine afghano con la Cina e il Tagikistan”. Oltre ai talebani, a impensierire è l’ East Turkestan Islamic Movement, gruppo separatista uiguro affiliato ad al-qaeda che si batte per l’indipendenza della regione autonoma dello Xinjiang. La sigla opera tra Afghanistan e Siria. Le operazioni — che hanno visto un B-52 sganciare 24 munizioni di precisione sulle postazioni ribelli — giungono mentre 11 uiguri, fuggiti da una prigione thailandese, si trovano agli arresti dopo aver tentato la fuga attraverso la Malaysia. Secondo la Reuters Pechino ne starebbe contrattando la riconsegna. Il dipartimento di Stato americano ha espresso “preoccupazione” alla notizia di una possibile deportazione. Ad oggi oltre 100 uiguri sono stati rimpatriati in Cina dall’arresto avvenuto nel 2014 in Thailandia, paese verso cui si dirigono in molti per sfuggire alle politiche repressive lanciate da Pechino contro la minoranza.

Cambogia, causa a Facebook per i troppi like sulla pagina del premier

Hun Sen è uno dei leader più longevi al mondo. E da qualche anno a questa parte ha scoperto i social network. La sua pagina Facebook è secondo un’agenzia di marketing e comunicazione una delle più attive (tra like e commenti) al mondo. La cosa sembra non andare giù al suo principale avversario politico, l’esule (vive in Francia) Sam Rainsy che ha deciso tramite i suoi avvocati di fare causa al colosso dei social network direttamente negli Stati Uniti, in un tribunale della California settentrionale. L’accusa a Hun Sen è di usare denaro pubblico per comprare annunci su Facebook e di aver violato le policy del servizio di Facebook inviando minacce di morte al suo avversario politico. Oltretutto, i commenti e i like potrebbero venire da account fasulli. Rainsy vuole vederci chiaro e chiede a Facebook di rivelare i dettagli sugli account che seguono la pagina di Hun Sen.