Chissà se basteranno le giustificazioni a salvare il colosso dell’ottica Leica dalla debacle mediatica innescata dall’ultimo video promozionale. “The Hunt”, prodotto da F/Nazca Saatchi & Saatchi, ripercorre alcune situazioni di crisi attraverso lo sguardo di fotoreporter, indugiando per la maggior parte del tempo su una ricostruzione immaginaria dei fatti di piazza Tian’anmen, di cui la Cina si appresta a celebrare il trentennale in sordina. La pubblicità è stata prontamente rimossa dai social media cinesi, tanto che giovedì sera qualsiasi post contenente la parola chiave “Leica” – in inglese o in cinese – non poteva essere pubblicato a causa di “una violazione delle leggi e dei regolamenti pertinenti o della  Weibo Community Convention”. Intanto l’azienda ha preso le distanze dal video. Con una trentina di negozi, la Cina è il primo mercato di Leica e non sono mancate le critiche degli internauti cinesi che sull’account Weibo dell’azienda hanno previsto un duro contraccolpo per il business cinese, soprattutto considerata la collaborazione con Huawei Technologies, a cui Leica fornisce fotocamere per smartphone [fonte: Scmp]

Gli Usa battono nuovamente la Cina alla WTO

La WTO ha per la seconda volta in due mesi preso le parti degli Stati Uniti in una controversia che vede Washington accusare Pechino di aver utilizzato impropriamente il contingente tariffario su riso, grano e mais, appositamente per limitare l’accesso alle esportazioni di cereali statunitensi. Secondo la sentenza, la Cina avrebbe violato gli obblighi assunti al momento dell’ingresso nell’Organizzazione nel 2001 in termini “trasparenza, prevedibilità ed equità”, chiudendo le porte a potenziali 3,5 miliardi di importazioni americane. Avviato dall’amministrazione Obama, il caso è stato rilanciato da Lighthizer nell’ambito della guerra commerciale con Pechino. A febbraio il capo del commercio statunitense ha annunciato al Congresso che il caso delle quote, così come quello dei sussidi agricoli, potrebbero essere risolti all’interno di un accordo commerciale con la Cina [fonte: Reuters]

Mercedes-Benz sotto accusa

Nella giornata di mercoledì, la concessionaria di Xi’an Lizhixing è stata presa di mira da alcuni clienti inferociti in cerca di rimborsi, dopo che negli scorsi giorni una donna ha accusato il rivenditore non solo di averle rifilato una Mercedes-Benz con un guasto, ma di averla anche costretta ad effettuare l’acquisto richiedendo un prestito attraverso un’azienda terza su cui è stata caricata una “tassa di servizio” di oltre 2.000 dollari. Mercedes-Benz ha dichiarato di aver sospeso le operazioni di Lizhixing e di aver aperto un’indagine sulle pratiche del concessionario. Mentre, secondo il Global Times, l’incidente potrebbe penalizzare l’immagine del marchio tedesco in Cina, il contraccolpo potrebbe essere avvertito un po’ in tutto il settore. Ieri mattina la Xinhua ha fatto intendere una possibile estensione dei controlli a tutto l’automotive [fonte: Global Times]

Il patron di Foxconn alle presidenziali taiwanesi

Il presidente di Foxconn Terry Gou si candiderà alle prossime presidenziali sotto i vessilli del Guomindang, il partito nazionalista filocinese passato all’opposizione con la vittoria della progressista Tsai Ing-wen nel 2016. L’annuncio è già di per sé indicativo. Nella giornata di mercoledì, il miliardario ha incontrato i giornalisti durante una visita al tempio di Taipei dedicato a Mazu, divinità cara alla tradizione buddhista e taoista cinese. Proprio la dea, apparsagli in sogno, lo avrebbe incitato a “fare di più per Taiwan” e a preservare “la pace attraverso lo Stretto”. Gli interessi miliardari di Foxconn, primo fornitore cinese di Apple, sono già di buon auspicio per le relazioni tra le due Cine. Ma Gou non vanta solo relazioni privilegiate con la leadership di Pechino. Da quando ha annunciato un nuovo progetto nel Wisconsin, pare che anche Donald Trump – su cui Taiwan confida per respingere le minacce cinesi – abbia lodato il suo acume imprenditoriale [fonte: NYT]

In Corea del Nord decolla il solare

La cronica carenza di elettricità, coniugata all’imposizione delle sanzioni internazionali, sta spingendo la Corea del Nord a puntare sulle rinnovabili per raggiungere l’agognata autosussistenza energetica. Sono infatti sempre di più le famiglie (circa il 55% del totale), le fabbriche e le aziende a dotarsi di pannelli solari, una svolta che sta conseguentemente incrementando la varietà di elettrodomestici reperibili nei mercati privati, i sempre più diffusi jangmadang. Secondo gli esperti, la produzione interna di apparecchiature solari ha subito un’accelerata in coda alle sanzioni che vietano le importazioni di prodotti metallici. Banca centrale, scuole, fabbriche e persino i traghetti sono interamente alimentati da pannelli solari, la maggior parte dei quali importati dalla Cina. La conversione nordcoreana al fotovoltaico è stata resa possibile anche dal crollo dei prezzi dei pannelli, in discesa del 40% [fonte: Reuters]

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