In Cina e Asia – L’archeologia minaccia l’espansione cinese nel Pireo

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Le ambizioni cinesi nel Pireo sono a rischio e stavolta non centrano nulla le preoccupazioni dell’Unione Europea sull’ingresso cinese nella infrastrutture strategiche. Mercoledì scorso, il Consiglio Archeologico Centrale Greco ha respinto all’unanimità il piano di espansione di Cosco nel Pireo, una mossa volta a trasformare metà della città in sito archeologico. Il colosso cinese pertanto non avrà più la possibilità di costruire un centro commerciale vicino a un nuovo terminal per navi da crociera. Nuove restrizioni mettono a rischio anche la realizzazione di un hotel a cinque stelle nell’area di Porto Leone, nella sezione sud dello scalo marittimo, in cui si trova il terminal crociere. Cosco si era impegnato anche a costruire un centro logistico nella vicina Keratsini e a espandere gli ormeggi per ospitare nuove navi, prima che lo scorso febbraio il governo Tsipras bloccasse alcune parti del “piano generale” adducendo preoccupazioni ambientali e motivazioni “estetiche”. Mentre, secondo la stampa locale, le restrizioni rientrano in una strategia elettorale per ravvivare il consenso nei confronti dell’amministrazione in carica, stando a Yu Jie, research fellow del think tank Chatham House, la battuta d’arresto conferma semplicemente la scarsa sensibilità delle aziende statali cinesi per la cornice culturale in cui si trovano a operare. Il progetto in ostaggio vale 1,5 miliardi di dollari [fonte: Scmp]

Pechino rilancia l’urbanizzazione

Quest’anno il piano per un’urbanizzazione sostenibile acquisterà nuovo impulso grazie a un allentamento delle barriere per i non residenti nelle città più piccole e a un aumento della spesa per le infrastrutture. Secondo quanto annunciato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC), il tasso di urbanizzazione per il 2019 dovrà aumentare almeno dell’1% per soddisfare l’obiettivo a lungo termine di trasferire 100 milioni di persone nelle città entro il 2020. Nelle città da 1 a 3 milioni di abitanti, la NDRC eliminerà le restrizioni sui permessi di residenza delle famiglie (hukou) per i forestieri, compresi lavoratori migranti e laureati. Per le città da 3 a 5 milioni di abitanti, che includono molti capoluoghi di provincia, tali restrizioni saranno “completamente rilassate”, sebbene non siano disponibili dettagli in proposito. La NDRC ha aggiunto che le banche saranno invitate a finanziare progetti urbani, mentre verranno lanciati fondi comuni di investimento immobiliare per promuovere il mercato degli affitti [fonte: Global Times]

Smartwatch per controllare i dipendenti

“Jiayou!”. E’ l’incitamento con cui uno smartwatch dotato di GPS esorta i dipendenti di una società di servizi igienico-sanitari di Nanjing ogni qualvolta il dispositivo rileva un rallentamento nel ritmo di lavoro. Lo stazionamento nello stesso punto per oltre 20 minuti innesca un primo ammonimento virtuale, che se inascoltato viene seguito da un controllo in loco del caposquadra grazie al localizzatore GPS. Mentre la Cina non è il primo paese ad adottare lo smartwatch (in India è stato introdotto lo scorso anno), le reazioni sul web cinese sono state prevalentemente di sdegno. Qualcuno ha definito i dispositivi “le nuove catene dei lavoratori”, mentre qualcun’altro ha fatto notare come gli addetti alle pulizie tendano ad essere più anziani e guadagnare salari molto al di sotto della media delle grandi città cinesi. A ciò si aggiunge un tasso di mortalità più elevato rispetto a molti altri lavoratori a causa dei frquenti incidenti. L’utilizzo della tecnologia per potenziare il rendimento non è una prerogativa esclusiva del mondo del lavoro. Recentemente, una scuola elementare di Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang, ha introdotto fasce per leggere le onde cerebrali in grado di rilevare il livello di attenzione in classe degli studenti [fonte: Abacus, Supchina]

Centinaia di cinesi impossibilitati a proseguire gli studi negli Usa

Sono diverse centinaia gli studenti cinesi iscritti a corsi di studio accademici post-laurea nelle università americane impossibilitati a terminare il percorso formativo a causa di un’inasprimento delle politiche sui visti per gli stranieri specializzati in materie scientifiche e tecnologiche. Nel maggio 2018, l’Associated Press aveva rivelato l’intenzione del Dipartimento di Stato americano di ridurre la validità dei visti per gli studenti cinesi iscritti a master o dottorati in robotica, aviazione o manifattura high-end, tutte materie centrali per il controverso piano “made in China 2025” volto a rendere la Cina una superpotenza tecnologica. Secondo quanto denunciato su alcuni gruppi WeChat, molti degli studenti tornati in Cina per la pausa invernale alla fine dello scorso anno non hanno ancora ricevuto il visto, nonostante si trovino a pagare affitto e tasse scolastiche. I contraccolpi sono a doppio senso. Bill Priestap, vicedirettore della divisione di controspionaggio dell’FBI, nel 2017 ha affermato che gli accademici internazionali iscritti alle università statunitensi avevano contribuito all’economia del paese con 36,9 miliardi di dollari creando oltre 450.000 posti di lavoro. Secondo le statistiche del Dipartimento di sicurezza nazionale, la Cina rappresenta la principale fonte di studenti stranieri con 377.000 iscritti su 1,2 milioni [fonte: Sixth Tone]

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