Il tanto atteso meeting tra XI Jinping e Trump si è concluso con una tregua. Entrambe le parti si sono impegnate a congelare le tariffe per almeno 90 giorni , periodo durante il quale le negoziazioni continueranno con l’obiettivo di trovare un accordo che coinvolga, per parte cinese, riforme strutturali per quanto concerne la tutela della proprietà intellettuale, l’accesso al mercato interno per le aziende straniere e il furto di tecnologia. Mentre l’incontro è stato definito un successo da ambo le parti, la versione cinese non presenta alcun accenno alla deadline dei 90 giorni. Piuttosto l’agenzia di stampa statale Xinhua ha utilizzato i social media per esaltare la risolutezza di Pechino che ha “tenuto duro nel proteggere i suoi interessi principali” rispondendo in modo “forte e potente”. “Possiamo vedere che la parte cinese non ha perso il suo pensiero razionale a causa del bullismo [americano], né è stata presa dal panico di fronte alla guerra commerciale senza precedenti”. Ma – retorica a parte – le aspettative per un futuro accordo sono piuttosto basse. Per la Xinhua “la strada da percorrere è ancora lunga”.

Le grandi case automobilistiche forniscono a Pechino dati in tempo reale

Il matrimonio d’amore tra i colossi cinesi dell’hi-tech e il partito comunista è cosa nota. Ma cosa succede se anche Tesla, Volkswagen, BMW, Daimler, Ford, General Motors, Nissan, Mitsubishi e un altro centinaio di aziende automobilistiche forniscono dati al governo cinese? E’ in effetti quello che sta avvenendo a tutti i produttori di veicoli a energia alternativa ai quali la legge cinese richiede di trasmettere costantemente dati e informazioni sulla posizione dei veicolo, generalmente, senza che il proprietario della vettura sappia nulla. Pechino sostiene la buonafede delle sue intenzioni avanzando la necessità di migliorare la sicurezza pubblica, facilitare lo sviluppo industriale e la pianificazione delle infrastrutture, e prevenire le frodi nei programmi di sussidi). Ma in una Cina sempre più sorvegliata sono in pochi a crederci. Anche perché il gigante asiatico è l’unico paese a esigere un controllo real time delle automobili.

Le ambizioni satellitari di Pechino

Il lancio dei due nuovi satelliti BeiDou-42 e BeiDou-43 – estende la portata globale del sistema di posizionamento satellitare BeiDou con cui Pechino ambisce a scalzare il ruolo del GPS. Nato inizialmente per scopi militari, BeiDou al momento è in grado soltanto di servire la Cina e le regioni circostanti, ma già entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare a coprire i paesi della Belt and Road e nel 2020 il resto del mondo. La navigazione satellitare è solo una delle sue funzioni. Come mette in risalto Trivium, BeiDou ricoprirà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’Internet of Things, di cui la Cina è già il primo mercato mondiale con una quota del 22%. Secondo la Xinhua nel 2020 il valore della navigazione satellitare oltre la Muraglia supererà i 58 miliardi di dollari di cui oltre la metà andrà a BeiDou.

Pechino: “anche i matrimoni devono attenersi al pensiero di Xi Jinping”

Anche i matrimoni devono rispecchiare i valori cinesi, perseguendo quanto stabilito dal “Pensiero di Xi Jinping per la Nuova Era”, il contributo ideologico del presidente. Il ministero degli Affari civili ha chiesto la fine delle “pratiche di nozze volgari”, come regali troppo costosi, cerimonie sontuose e richieste per un “prezzo della sposa”  (la dote spettante alla famiglia della sposa) sempre più alto. I funzionari hanno definito le pratiche correnti un riflesso del “dilagante culto del denaro”. Il problema è evidente soprattutto nelle zone rurali, dove la preponderanza maschile ha reso la ricerca di una compagna pi difficile e costosa. Negli ultimi mesi, alcuni provvedimenti a livello locale hanno tentato di regolamentare il settore ponendo dei limiti massimi al numero degli invitati ai banchetti così come al “prezzo della sposa”