Si apre quest’oggi a Dubrovnik, in Croazia, il vertice 16+1 che riunisce Cina e paesi dell’Europa centro-orientale, di cui 11 membri dell’Unione Europea. L’odierna edizione – che segue di pochi giorni il 21esimo summit Cina-Ue – quest’anno giunge tra le polemiche per la crescente influenza cinese nel Vecchio Continente, suggellata dall’ingresso dell’Italia nella Belt and Road. Negli ultimi anni il format è stato descritto alle nostre latitudini come il fiore all’occhiello della strategia cinese del “divide et impera”, accusa che trae sostanza dall’evidente disomogenità degli investimenti cinesi, la fetta più consistente dei quali è finita nei paesi non Ue. Secondo le ultime indiscrezioni, il vertice farà da sfondo alla richiesta formale della Grecia di entrare a far parte della coalizione. Evoluzione naturale se si considera che in cima all’agenda del giorno c’è proprio lo sviluppo della discussa linea ferroviaria Atene-Budapest. Il progetto, che dovrebbe collegare le capitali di Serbia e Macedonia estendendosi fino al Pireo, è stato ostacolato dalle preoccupazioni di Bruxelles per una possibile violazione delle norme europee sulla competizione, non solo da parte della Cina ma anche dell’Ungheria [fonte: Scmp]

Stati Uniti, Ue e Canada rispondono alla Belt and Road

La Overseas Private Investment Corporation (OPIC), un’agenzia federale degli Stati Uniti che collega creditori americani privati con governi e sviluppatori dei paesi emergenti, hanno concluso un accordo trilaterale con il Canada e l’Unione europea. La nuova alleanza – sancita dalla firma di un memorandum d’intesa presso la sede dell’OPIC a Washington – dà nuovo impulso agli sforzi messi in campo da Washington per proporre un’alternativa ai modelli di sviluppo statali, primo tra tutti il progetto cinese Belt and Road. L’intesa trilaterale segue l’avvio di una precedente partnership con Giappone e Australia, suggellata alla fine dello scorso anno nell’ambito della nuova strategia dell’Indo-Pacifico, e si prefigge di rispettare la sovranità della nazione ospitante; proteggere ambientale; creare posti di lavoro locali; essere trasparente e garantire che ogni progetto sia duraturo.” Proprio quanto gli Stati Uniti accusano Pechino di non fare [fonte: Scmp]

Studenti cinesi in missione nelle campagne

Quanti sostengono che Xi Jinping sia un “nuovo Mao” troveranno pane per il loro denti in un recente annuncio dalle sfumature retrò. La Lega della Gioventù Comunista (CYL), la principale organizzazione politica giovanile della Repubblica popolare, ha intenzione di inviare oltre 10 milioni di studenti nelle “zone rurali” entro il 2022 per “aumentare le loro capacità, diffondere civiltà e promuovere scienza e tecnologia”. Un’iniziativa che ricorda molto la campagna lanciata durante la Rivoluzione Culturale rivoltata: saranno i giovani urbani ad insegnare ai concittadini rurali non viceversa. Secondo il Global Times, l’obiettivo è quello di convogliare nelle campagne giovani talenti altrimenti attratti dalla vita nelle grandi città con la speranza che i giovani utilizzino la scienza e la tecnologia per aiutare le zone rurali “a innovare i modelli di sviluppo tradizionali”. Gli studenti effettueranno la loro rieducazione rurale come volontari durante le vacanze estive, non è chiaro sulla base di quale incentivo. Le ex basi rivoluzionarie, le aree più povere e quelle abitate dalle minoranze etniche riceveranno la massima priorità [fonte: AFP]

Scienziati cinesi impiantano gene umano nelle scimmie

Dopo lo scandalo delle gemelle geneticamente modificate, un altro esperimento eticamente discutibile spinge nuovamente la Cina nell’occhio del ciclone. Un gruppo di scienziati cinesi del Kunming Institute of Zoology e dell’Accademia cinese delle scienze – insieme a ricercatori della University of North Carolina – ha impiantato geni del cervello umano in 11 scimmie con l’intento di fornire spunti sull’evoluzione dell’intelligenza umana. Secondo lo studio apparso sulla rivista National Science Review, con l’aggiunta del gene Microcephalin (MCPH1), il cervello delle scimmie ha impiegato più tempo per svilupparsi, e gli animali hanno ottenuto risultati migliori nei test di memoria a breve termine e nei tempi di reazione rispetto alle scimmie selvatiche. Gli autori hanno difeso l’esperimento affermando che il macaco rhesus, sebbene geneticamente più vicino all’uomo rispetto ai roditori, è ancora abbastanza distante da alleviare le preoccupazioni etiche. Ma c’è già chi paventa un futuro distopico. Avete presente il film Planet of the Apes? [fonte: Scmp]

Reimpasto ai vertici di Pyongyang

L’Assemblea suprema del popolo, tenuta ieri, ha assegnato nuovi incarichi di vertice nominando Choe Ryong-hae alla presidenza del Presidium al posto di Kim Yong-nam, figura carismatica di 91 anni che ha ricoperto la carica di Capo dello Stato de facto per oltre 20 anni. Come spiega la Reuters chi detiene l’incarico ha di solito un ruolo centrale nella diplomazia del paese. Contestualmente, il premier Pak Pong-ju – cruciale per l’avvio delle riforme economiche – è stato sostituito da Kim Jae-ryong, funzionario del Partito dei Lavoratori, mentre Kim Jong-un è stato riconfermato “leader supremo” con la rielezione alla presidenza della commissione sugli Affari statali, il più alto organo decisionale della Corea del Nord.  Intanto, accogliendo il presidente sudcoreano Moon Jae-in nello Studio Ovale, Trump ha annunciato l’intenzione di dare a Kim Jong-un una terza possibilità: “Discuteremo di potenziali incontri, ulteriori incontri con la Corea del Nord”. Al vaglio anche la possibilità di non meglio precisati aiuti umanitari. Quante alle sanzioni, l’inquilino della Casa Bianca ritiene siano ad “un giusto livello”, e pertanto non verranno cambiate. Ostentando sicurezza, nella giornata di mercoledì, il leader nordcoreano aveva dichiarato al Partito dei Lavoratori che la costruzione di un’economia nazionale servirà a respingere le “forze ostili che con gli occhi iniettati di sangue ritengono erroneamente che le sanzioni possono mettere in ginocchio la Corea del Nord” [fonte: Reuters, Guardian, Nikkei]

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