In Cina e Asia – La capitale del tech cinese spedisce funzionari statali in oltre 100 aziende

In Notizie Brevi by Sharon De Cet

Il governo della città di Hangzhou, hub del tech cinese, ha assegnato funzionari pubblici a oltre 100 delle più grandi società private con sede in città, tra cui Alibaba Group Holding e Zhejiang Geely Automobile Holdings. Secondo il SCMP, l’iniziativa è il risultato di un dialogo tenutosi lo scorso gennaio tra il Premier Li Keqiang ed i rappresentanti delle imprese private del paese ed è finalizzato ad ottimizzare la cooperazione tra il settore privato ed il governo nel contesto della guerra commerciale con gli Stati Uniti. I funzionari, che restano dipendenti del governo statale, fungeranno da ponte tra il settore aziendale e le autorità, nella speranza di rafforzare la fiducia tra le parti, astenendosi – almeno così dicono – dall’influenzare il regolare svolgimento delle attività. A questo scopo, il Partito selezionerà solo personalità eccezionali da inserire in azienda: ad Alibaba verrà assegnato Huang Xuefeng, un alto funzionario dell’ufficio per le risorse digitali, mentre il vicecapo dell’ufficio trasporti di Hangzhou, Lu Wei, andrà a Geely. Oltre al collocamento di funzionari del Partito, il piano prevede sussidi per le società in base al loro fatturato: le imprese con un fatturato annuo di 50 miliardi di yuan (US $ 7 miliardi) o più riceveranno una tantum di 20 milioni di yuan, mentre quelle con vendite tra 20 e 50 miliardi di yuan riceveranno un bonus da 8 milioni.Lo stesso schema di collaborazione stato-imprese è stato implementato anche nelle province dello Shanxi e dell’Anhui [fonte: SCMP]

Gli Usa sanzionano l’import cinese di petrolio iraniano

Il dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato l’imposizione di sanzioni contro sei società e cinque cittadini cinesi accusati di importare in Cina petrolio iraniano, in violazione di precedenti sanzioni americane contro l’Iran. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha detto: «Stiamo dicendo alla Cina e a tutte le nazioni: sappiate che puniremo ogni violazione [delle nostre sanzioni contro l’Iran]», reintrodotte dal governo di Donald Trump dopo il ritiro degli Stati Uniti dallo storico accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015. Tra le aziende colpite, due sussidiarie del colosso Cosco Shipping Corporation. Da tempo Washington accusa Pechino di aggirare i divieti attraverso un sistema che prevede il trasferimento di petrolio da nave a nave. [fonte: Reuters]

23 matrimoni per beneficiare di sussidi governativi

A Lishui, nella provincia cinese dello Zhejiang, undici membri della stessa famiglia sono stati accusati di aver contratto più matrimoni per beneficiare di uno schema di riconversione urbana che garantisce una compensazione di 40mq ad ogni residente la cui casa viene demolita. Per sfruttare questo provvedimento, un uomo di nome Pan ha sposato la sua ex moglie che viveva nel villaggio per poi divorziare dopo soli sei giorni, avendo però nel frattempo ottenuto la residenza e, di conseguenza, il diritto alla compensazione. Altri membri della famiglia si sono poi uniti alla truffa: dopo il divorzio dall’ex moglie, Pan ha sposato sua sorella e poi sua cognata, mentre il padre di Pan ha sposato altri parenti. Secondo il People’s Daily sono stati ben 23 i matrimoni celebrati dalla famiglia Pan in un mese. L’attività della famiglia ha insospettito il registro civile che ha avviato immediatamente un’indagine, conclusasi con l’arresto di undici membri della famiglia. Secondo i dati dell’immobiliare Fangjia.com, a Lishui i prezzi delle case sono aumentati del 31% negli ultimi due anni, in linea con il trend della Cina in rapida urbanizzazione dove i meno abbienti spesso si avvalgono di vuoti legislativi per assicurarsi un alloggio altrimenti difficilmente accessibile. [fonte: Bloomberg]

“Spariti” quasi 150 cittadini taiwanesi 

Il portavoce del Taiwan Affairs Office, l’ufficio cinese incaricato delle relazioni con Taiwan, ha confermato che il businessman Tsai Jin-shu è stato arrestato in Cina con l’accusa di “aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale”. Tsai ha presieduto la Southern Taiwan Union of Cross-strait Relations Associations, una fondazione che promuove relazioni politiche ed economiche più strette tra Taiwan e la Cina e non era più stato visto da luglio 2018, quando si era recato a Xiamen per partecipare ad una fiera. La SEF, un’organizzazione semi-ufficiale che collabora con Cina per favorire la cooperazione tra Taipei e Pechino, ha affermato che fino ad ora tutti gli sforzi di localizzare Tsai erano stati vani: l’uomo sarebbe solo uno dei 149 taiwanesi che risultano scomparsi in Cina, 67 dei quali risultano ancora irrintracciabili. Secondo quanto riferito dalle autorità, la notizia della detenzione di Tsai Jin-shu è arrivata alcuni giorni dopo la conferma che un altro taiwanese, Lee meng-chu, è stato arrestato con le stesse accuse, colpevole di aver condiviso fotografie che ritraevano truppe cinesi stanziate appena fuori i confini di Hong Kong durante le proteste. Tsai e Lee sono due dei tre cittadini taiwanesi detenuti in Cina su cui si possiedono dichiarazioni ufficiali: il primo è l’attivista taiwanese Lee Ming-che, noto per aver fomentato discussioni sulla democrazia sui social media cinesi. Lee era stato detenuto nel marzo del 2017 ed è stato recentemente condannato a cinque anni di prigione che sconterà nel carcere di Changsha, nello Hunan. La presidentessa Tsai Ing-wen ha invitato i propri cittadini alla cautela mentre si trovano in Cina continentale: che si tratti di attivisti pro-indipendenza o sostenitori di unificazione, sembra proprio che il semplice fatto di essere taiwanesi rappresenti per Pechino ragione sufficiente per procedere alla detenzione [fonte: SCMP]

Indonesia: migliaia di persone protestano contro il nuovo codice penale

Migliaia di civili stanno protestando per le strade di Jakarta e del sud del paese per opporsi ad un nuovo codice penale che renderebbe illegale ogni rapporto sessuale al di fuori del matrimonio e rischia di minare l’indipendenza degli organi anticorruzione indonesiani. La bozza, oltre che a rendere penalmente perseguibili le relazioni omosessuali ed extraconiugali ed imporre sanzioni per vilipendio del presidente, prevede anche una possibile pena detentiva per chiunque aiuti una donna a interrompere la gravidanza. Molti gruppi per i diritti umani vedono nel nuovo codice una violazione delle libertà fondamentali, tanto che Human Rights Watch lo reputa “disastroso, non solo per le donne e le minoranze religiose e di genere, ma per tutti gli indonesiani”. Tra le richieste dei manifestanti, c’è anche l’abrogazione di una nuova legge approvata la scorsa settimana che prevede che la Commissione per l’eliminazione della corruzione (KPK) non operi più come ente statale indipendente ma che venga posta sotto l’egida del governo. Molti manifestanti ritengono che la modifica del codice penale e l’incorporamento della KPK al governo facciano parte di un più ampio tentativo da parte dell’impopolare esecutivo di sopprimere il dissenso nella società indonesiana. Per il momento, il presidente Joko Widodo ha rinviato il voto sul codice fino all’insediamento del nuovo parlamento, previsto per l’inizio del mese prossimo [fonte: CNN]

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