Il colosso China National Petroleum Corp è stato costretto a interrompere tutti i lavori di estrazione dello shale gas dopo che oltre mille persone hanno tentato di raggiungere gli uffici governativi della contea di Rong, Sichuan, per protestare contro le operazioni, considerate la vera causa delle scosse di terremoto registrate nella zona tra domenica e lunedì in cui sono rimaste ferite 12 persone mentre in due hanno perso la vita. Video circolati su Weibo mostrano una folla lanciarsi contro il cordone dei funzionari. Negli ultimi anni, la Cina ha cercato di espandere e sviluppare la produzione di gas di scisto nell’ambito di una conversione alle fonti energetiche pulite. Ma il processo risulta ostacolato dai costi elevati e dalla difficoltà tecniche del fracking in aree collinari e remote. Da tempo gli esperti sottolineano i rischi dovuti alla sismicità della regione. Ma il Sichuan è un boccone troppo ghiotto per potervi rinunciare: ha abbondanti riserve di gas naturale tanto da rappresentare il 42% della produzione cinese.

I rider di Meituan incrociano le braccia

Nella Cina non più fabbrica del mondo, gli scioperi non diminuiscono ma cambiano settore. Mentre un tempo era il manifatturiero la culla delle recriminazioni salariali degli operai cinesi, oggi nell’era dei consumi interni e dei servizi sono i giganti della new economy a finire nel mirino. L’ultimo a farne le spese è Meituan Dianping, la più grande azienda specializzata nelle consegne a domicilio che, dopo aver annunciato una sforbiciata in busta paga e una riduzione dei tempi di consegna, ha visto i suoi rider incrociare le braccia in tre città diverse. Secondo i media statali le rimostranze sono sfociate talvolta in scontri fisici tra gli scioperanti e i negozianti clienti della piattaforma. Anche i rider che hanno continuato a prendere ordini dalla piattaforma sono diventati vittima del sabotaggio dei colleghi. Mentre il rallentamento dell’economia colpisce l’export, la “gig economy” fatica ad assorbire gli esuberi. Nei primi sei mesi del 2018 Meituan ha riportato perdite per oltre 600 milioni di dollari. Capito l’andazzo, le autorità stanno correndo ai ripari. La scorsa settimana la municipalità di Pechino ha varato per la prima volta regole che obbligano le aziende a fornire contratti di lavoro formali per i dipendenti con l’inclusione di assicurazione sanitaria, alloggio e una migliore sicurezza sul posto di lavoro.

Profumo di Cina

In Cina esiste un detto:“ E’ meglio incontrare persone con gli stessi abiti , che persone con lo stesso profumo”. Quello che ruota intorno al mondo dei profumi è un giro di affari di miliardi, in cui i consumatori cinesi rappresentano solo l’1%. Cifra che pare ridicola, ma che se la si vede in prospettiva, con tassi di crescita che hanno sfiorato il 15% annuo negli ultimi tre anni e volumi di vendita che promettono di toccare i 7,4 miliardi di dollari entro il 2023, acquista un certo interesse. Un mercato in cui investire, quindi, il cui target sono i più giovani, che hanno creato un vocabolario per definire il carattere dei profumi in circolazione. “商业香”, sono le fragranze commerciali dei grandi brand (Chanel, Burberry,Calvin Klein) il cui successo sta calando per lasciare il passo ai “沙龙香”, le fragranze artigianali, quelle di di nicchia che vanno per la maggiore e che stanno creando un nuovo mercato.

La fasciatura dei piedi e il controllo della donna

E’ stata fino a oggi considerata una delle pratiche più seduttive della Cina imperiale. Ma la fasciatura delle piedi potrebbe aver avuto non solo funzioni estetiche, come comunemente creduto. E’ quanto suggerisce uno studio condotto dall’antropologa della Harvard University, Melissa Brown, e dal data scientist, Damian Satterthwaite-Phillips, secondo il quale l’usanza, imposta alle bambine fin dall’età di 5 anni, serviva a rende le donne più controllabili, costringendole a condurre lavori sedentari tra le mura di casa, soprattutto legati al settore tessile. La ridotta mobilità era quindi una garanzia economica sia per la loro famiglia di origine sia per quella del futuro marito. La ricerca è stata condotta intervistando migliaia di donne cinesi anziane i cui piedi, o quelli delle loro parenti femmine, erano stati fasciati prima del 1950, anno in cui la pratica è stata definitivamente messa al bando. Non a caso il divieto ha coinciso con un lo spostamento della produzione dalle case alle fabbriche.

Tutto pronto per il meeting tra Kim e Trump

Mancano ormai poche ore all’attesissimo meeting tra Trump e Kim Jong-un, in agenda per mercoledì e giovedì, e a Hanoi i preparativi procedono senza sosta. Bandiere americane e nordcoreane sventolano per le strade della città, dove i ristoranti locali offrono per l’occasione un menù fusion altamente simbolico: hamburger accompagnati dal kimchi, piatto tradizionale coreano a base di verdure fermentate con spezie. Note folkloristiche di un vertice ancora incerto tanto nei contenuti quanto nei suoi dettagli logistici.

Cosa aspettarsi?

Da quando i due leader si sono incontrati per la prima volta a Singapore lo scorso giugno, il processo di denuclearizzazione della penisola coreana è entrato in una fase di stallo. Secondo l’intelligence americana, dal vertice ad oggi, Pyongyang ha continuato a costruire missili e testate nucleari, sebbene i test siano fermi da un anno e a maggio sia stato smantellato il sito di Punggye-ri davanti ai flash della stampa mondiale. Dagli ultimi scambi con Seul, il regime del Nord sarebbe parso disposto a chiudere anche il centro di ricerca di Yongbyon, fiore all’occhiello del programma nucleare nordcoreano. Ma vuole rassicurazioni e un allentamento delle sanzioni internazionali.

I punti di frizione sono ancora molti e le aspettative degli esperti piuttosto contenute. L’incontro potrebbe concludersi con una dichiarazione di pace – necessaria a mettere formalmente fine alla Guerra di Corea – e l’apertura di uffici di collegamento nelle due capitali per facilitare la comunicazione tra le due parti. Misure tese a fugare i timori di Pyongyang circa eventuali future minacce armate, ma che potrebbero mettere in dubbio la permanenza delle truppe americane al Sud. Rimane poi da formulare una definizione più precisa e condivisa del termine “denuclearizzazione”, che alla fine dello scorso anno i media statali nordcoreani hanno intimato debba comprendere lo smantellamento dell’ombrello nucleare americano a difesa di Seul.

La parte statunitense, d’altro canto, sembra aver per il momento rinunciato a ottenere una lista precisa dell’arsenale nordcoreano. Sono passati i tempi in cui Washington vagheggiava il compimento della denuclearizzazione entro la fine del primo mandato Trump. Adesso è lo stesso presidente americano a temporeggiare, arrivando persino ad auspicare – se ci saranno le condizioni – un allentamento delle sanzioni per permettere al Regno Eremita di perseguire le riforme economiche annunciate da Kim lo scorso anno nell’ambito di una “nuova linea strategica”. Non a caso la permanenza del giovane statista in Vietnam si vocifera includerà una visita alla città industriale di Haiphong e a un impianto di Samsung Electronics Co., la multinazionale straniera che incide di più sull’export vietnamita.

La nazione del sudest asiatico costituisce un esperimento ben riuscito di transizione da un regime stalinista agrario a un’economia in rapida crescita. Dall’inizio delle riforme del 1986 il Pil è cresciuto cinque volte sotto la guida centralizzata del partito comunista vietnamita, che ha ricucito le relazioni con Washington affrancandosi dalla dipendenza cinese. Un modello che certamente fa gola a Kim, ma che presenta ugualmente delle caratteristiche difficilmente conciliabili con la sacralità di cui si ammanta la dinastia nordcoreana al potere.  Come la condivisione collegiale del potere all’interno della leadership rossa.

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