Ieri il Senato americano ha varato una nuova regolamentazione che imporrà sanzioni obbligatorie su individui e imprese che supportano il tentativo di Pechino di limitare l’autonomia di Hong Kong. L’ Hong Kong Autonomy Act è passato con l’unanimità dei voti e er diventare legge dovrà essere approvato dalla House of Rapresentatives e firmato dal Presidente. La presa di posizione americana vede la coesione di democratici e repubblicani, un’intesa che va oltre la guerra commerciale perpetuata da Trump ed entra a pieno titolo nella sfera della tutela dei diritti umani, in opposizione alla volontà del Partito Comunista Cinese di varare un nuova legge sulla sicurezza, il governo e la giustizia dell’isola annunciata durante l’ultimo Congresso Nazionale del Popolo. [fonte: SCMP]

Nuovi dazi Usa sull’Europa: il vantaggio è della Cina

Mentre il segretario di stato Mike Pompeo si dichiara disposto a creare un fronte comune con l’Europa per fronteggiare la minaccia cinese, la USTR, Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, ha annunciato di voler imporre circa 3 miliardi di euro di dazi sull’import europeo di aeroplani, birra, gin, formaggio e prosciutti provenienti da Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Le tariffe dovrebbero essere implementate dopo il 26 luglio andando ad inasprire una disputa sui sussidi alle compagnie aeree che va avanti da 16 anni. L’Ue ha aspramente criticato il piano in quanto “crea incertezze e conflitti non necessari che danneggiano entrambe le economie”. Secondo Deborah Elms, direttore esecutivo dell’Asian Trade Centre di Singapore, la Cina potrebbe guadagnare da una simile situazione, divenendo fornitore alternativo per certi prodotti -in particolare nuove tecnologie legate all’aeronautica- che possono arrivare esclusivamente dall’Europa. [fonte: SCMP]

L’India vuole boicottare il Made in China, ma può permetterselo?

In seguito alla morte di 20 soldati indiani al confine cinese, nella valle del Galwan sull’Himalaya, i commercianti di Delhi hanno protestato bruciando i prodotti cinesi mentre gli abitanti di Ahmenabad gettavano le proprie tv Made in China giù dai balconi. Un’importante ministro ha richiesto che venissero boicottati i ristoranti mandarini, un leader dell’opposizione si è arrampicato su una ruspa per annerire il manifesto pubblicitario della Oppo, compagnia hi-tech di Shenzhen. Il governo indiano non ha esplicitamente e formalmente dichiarato di voler boicottare la Cina, ma al tempo stesso numerosi account pubblici invitano a desistere dal fare nuovi accordi con aziende cinesi. Tuttavia, gli esperti rallentano: “è più facile a dirsi che a farsi”. Il Made in China vale il 12% dell’import indiano in settori chiave come quello chimico, farmaceutico, automobilistico ed elettronico, rendendo Pechino il secondo partner commerciale di Delhi dopo Washington. Circa il 70% dei medicinali venduti in India provengono dalla Cina, e lo stesso vale per la gran parte dell’elettronica di consumo targata Oppo o Xiaomi. Infine, la questione più complessa risiede nelle diverse parti utilizzate dagli imprenditori indiani per produrre una numerosa serie di apparecchiature, come per esempio gli elettrodomestici, i quali richiedono componenti difficilmente reperibili altrove e ad un prezzo di mercato competitivo. Il tentativo di boicottaggio rischia dunque di naufragare facilmente, come anche sperimentato di recente dal Governo americano nel tentativo -fallito- di escludere Huawei dal proprio mercato 5G. [fonte: BBC]

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