Due settimane dopo che Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, ha avvertito, durante la sua visita in Vietnam, della necessità di sbarazzarsi delle vessazioni perpetrate dalla Cina – offrendo ad Hanoi non solo una presenza navale più abituale ma anche un’evoluzione delle relazioni bilaterali  – Hanoi ha firmato un accordo con Tokyo per la cooperazione e il trasferimento di tecnologia militare. Il deal arriva in seguito alle continue lamentele del Giappone sulle incursioni cinesi nelle sue acque vicino alle isole Senkaku, che la Cina rivendica come proprie. Nell’accordo, Vietnam e Giappone hanno sottolineato la necessità di mantenere la libertà di navigazione ed il rispetto della sovranità territoriale nelle acque dei paesi. Tutto questo arriva in concomitanza con la visita del ministro degli Esteri cinese ad Hanoi, in cui ha annunciato la donazione di tre milioni di dosi di vaccino aggiuntive contro il coronavirus, per un totale di 5,7 milioni.  Wang Yi ha messo in guardia il Vietnam sui rischi di “ingigantire il conflitto” nel conteso Mar Cinese Meridionale, oltre a incitare altri paesi della regione a prendere ciascuno la propria parte di responsabilità nella disputa. Il Vietnam continua così a oscillare in un fragile equilibrio tra le due grandi potenze mondiali. Un equilibrio sostenuto dagli sforzi di Pechino e Washington per conquistare il favore di Hanoi. La missione asiatica del capo della diplomazia cinese è proseguita ieri in Cambogia, dove è stata annunciata la costruzione di uno stadio da 150 milioni di dollari, il progetto infrastrutturale più grande finanziato dalla Cina nel Paese nell’ambito della Belt and Road Initiative. [AP, SCMP, SCMP]

Cina: la profilazione del DNA delle minoranze pone dilemmi etici

Un altro scandalo macchia l’integrità etica della comunità scientifica cinese. Alcune pubblicazioni scientifiche occidentali hanno denunciato un eccessivo numero di ricerche cinesi riguardanti la profilazione del DNA delle minoranze etniche della Cina, particolarmente quelle tibetane e degli Uiguri del Xinjiang. Diversi esponenti della comunità scientifica hanno sottolineato che tali articoli, pubblicati su giornali accademici di prestigio, spesso non siano state sottoposte a una valutazione etica e delle possibili conseguenze sociali e politiche. La Cina ha una lunga storia di violazioni dei diritti umani in Xinjiang e la raccolta de dati genetici potrebbe essere correlato con l’aumento dell’autoritarismo e del nazionalismo cinese su questi territori. In questo senso, Nie Jing-Bao, bioeticista cinese di base in Nuova Zelanda, afferma che sarebbe prassi comune nella scienza cinese quella di dare priorità al “bene comune” e alle questioni ideologiche in ambito scientifico. Nonostante gli indubbi benefici dimostrati dall’investigazione scientifica sulla genetica e sul riconoscimento faciale  – specialmente nella lotta contro la criminalità –  le implicazioni etiche di tali studi è spesso sottostimata. I giornali scientifici hanno posizioni diverse su questo tema: mentre alcuni esitano ad applicare meccanismi di censura, altri hanno annunciato l’implementazione di misure per controllare l’eticità degli articoli pubblicati sulle loro pagine. [fonte SCMP]

Taiwan o Taiwan, PRC? Questo è il dilemma

Fitch Ratings, una delle più grandi aziende mondiali di rating e ricerca finanziaria, è stata aspramente criticata dal ministro delle Finanze taiwanese per aver usato il termine “Taiwan, Cina” nel suo ultimo comunicato stampa. La nomenclatura, secondo Taipei, sembrerebbe infatti alludere all’isola come potenziale giurisdizione cinese, nonostante il PCC non ne abbia mai controllato il territorio.Questa non è la prima volta che il nome di Taiwan solleva polemiche: Pechino ha usato a lungo la sua influenza sui governi, sulle multinazionali e sulle organizzazioni internazionali per sottolineare che Taiwan fa parte della Cina. Facendo parte del Comitato delle Nazioni Unite sulle organizzazioni non governative, che autorizza grandi e piccole organizzazioni a prendere parte alle capacità delle Nazioni Unite, Pechino ed i suoi burocrati hanno la possibilità di analizzare ogni organizzazione del comitato, scrutando i loro siti web per cercare riferimenti su Taiwan: qualora la nomenclatura dell’isola non sia conforme, la Cina chiede al comitato di effettuare modifiche. Nel corso delle scorse sessioni del comitato, la Cina ha richiesto correzioni alla terminologia impropria a sei differenti organizzazioni, tra cui la World Bicycle Business Affiliation, e il piccolissimo collegio gesuita Regis in Colorado, colpevole di avere un sito web in cui Taiwan compariva senza la dicitura “Provincia della Cina”. Taiwan si autogoverna dal 1949, quando il partito nazionalista cinese lasciò il continente verso l’isola dopo aver perso la guerra civile contro i comunisti. L’ONU ha riconosciuto il governo federale di Taiwan come sovrano della Cina, per poi invece riconoscere legittimamente Pechino nel 1971. Da allora Taiwan ha perso la sua rappresentazione all’ONU e le Nazioni Unite hanno adottato la caratterizzazione di Pechino. [ Reuters, WSJ]

Elezioni legislative a Macao: scarsa affluenza, squalificati i democratici

Nella giornata di ieri si sono tenute le elezioni legislative di Macao. Le elezioni hanno registrato la più bassa affluenza nella storia della regione amministrativa speciale di Macao, probabilmente legata all’ l’assenza della maggior parte dei candidati pandemocratici. I risultati vedono la maggior parte dei voti cadere su candidati collegati alla comunità tradizionale, alle associazioni sindacali e al settore pubblico. Mentre i legislatori in carica Zheng Anting, Si Ka Lon, Song Pek Kei, Wong Kit Cheng, Ella Lei Cheng I, Leong Sun Iok e Jose Pereira Coutinho sono riusciti a ottenere altri quattro anni in plenaria, altri 7 – Lo Choi In, Lei Leong Wong, Lam U Tou, Leong Hong Sai, Ngan Iek Hang, Ma Io Fong e Che Sai Wang  – sono stati eletti per la prima volta. La Macao United Citizens Association ha ottenuto il più alto numero di voti nella notte elettorale, ben 26.593 preferenze pari a circa il 20% del totale, ripetendo l’impresa nel 2013 quando il gruppo – legato alla comunità del Fujian – è riuscito a eleggere tre candidati. L’ex colonia portoghese, tornata in mano alla Cina nel 1999, è molto meno attiva politicamente della vicina Hong Kong, non avendo mai vissuto nessuna protesta pro-democrazia. E sembrerebbe che Pechino si stia assicurando che la pace continui: infatti, già prima del ballottaggio, ben 21 candidati pro-democrazia sono stati dichiarati “ineleggibili” dalla commissione elettorale di Macao, colpevoli – parrebbe –  di aver violato la legge della regione amministrativa che vuole che i candidati siano “patriottici”. L’ex colonia portoghese ha un sistema semi-democratico ibrido, e segue il sistema denominato da Pechino “un paese, due sistemi”. Il corpo amministrativo si configura in 14 rappresentanti eletti direttamente, 12 rappresentanti eletti indirettamente e provenienti principalmente dalla fazione pro-Pechino e da organismi di gruppi di interesse, e da altri 7 membri scelti dall’amministratore delegato nominato da Pechino, un incarico ricoperto da Ho Lat Seng dal 2019.  Negli ultimi 12 anni sono stati eletti solo quattro membri pro-democrazia e questa tendenza è probabile che continuerà. Il presidente della commissione per gli affari elettorali, il giudice Tong Hio Fong, ha attribuito la bassa affluenza alla pandemia di Covid-19 e al “clima molto caldo di domenica e al verificarsi di temporali” generati dai tifoni che hanno colpito la regione. [fonte MacauBusiness]

Corea del Nord: testato nuovo missile a lungo raggio

Nel weekend, la Corea del Nord ha testato con successo un nuovo missile da crociera a lungo raggio. A riferirlo sono stati stamattina i media statali, che hanno definito il vettore  “un’arma strategica di grande importanza”. Il razzo ha viaggiato per due ore compiendo una traiettoria di 1.500 km prima di colpire l’obiettivo stabilito e cadere nelle acque territoriali nordcoreane. L’annuncio fa riferimento allo sviluppo di capacità deterrente, lasciando intendere si tratti di una risposta alle recenti esercitazioni militari tra Washington e Seul. L’ultimo test missilistico risaliva a marzo quando Pyongyang lanciò un nuovo missile balistico a corto raggio. L’annuncio dell’esercitazione precede di appena un giorno l’avvio di un nuovo round di colloqui tra i negoziatori di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Contestualmente, anche il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, è atteso mercoledì a Seul per un confronto con l’omologo sudcoreano, Chung Eui-yong. In cima all’agenda proprio la Corea del Nord. [fonte NYT, Reuters]

Ha collaborato Alessandra Colarizi