Simbolo del “miracolo cinese”, oggi la tentacolare linea ferroviaria cinese (127mila km) rischia di far deragliare l’economia nazionale. Il perché lo spiega su Caixin Zhao Jian, direttore del China Urbanization Research Center presso la Jiaotong University di Pechino. “La ferrovia ad alta velocità della Cina si basa principalmente sul finanziamento del debito e la sua costruzione ha fatto aumentare di quasi dieci volte il debito di China Railway Corp. (CRC), da 476,8 miliardi di yuan (70,7 miliardi di dollari) nel 2005 a 4,72 trilioni di yuan nel 2016.” Il problema dell’alta velocità è che “costa due tre volte le ferrovie convenzionali “, spiega l’esperto, “e poiché le ferrovie superveloci possono trasportare solo persone, non merci, la domanda rischia di essere sufficiente solo in aree grandi e densamente popolate, dove i proventi dei biglietti riescono a coprire i costi di costruzione e gestione”. Nel 2017, le aziende statali hanno investito 801 miliardi di yuan in nuovi progetti e, mentre la cifra dell’anno scorso non è ancora stata pubblicata, Pechino ha messo in chiaro di voler spingere sul pedale delle infrastrutture per puntellare la crescita economica in continuo rallentamento.

Cina e Usa a colloquio

Le battute non sono bastate a mascherare la tensione del momento. Nella mattinata americana di ieri la delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He è stata accolta dalla controparte americana. I colloqui si sono tenuti la mattina nel Eisenhower Executive Office Building, a due passi dalla Casa Bianca, e nel pomeriggio presso il USTR Office per concludersi con una cena al Willard Hotel, dove alloggiano i delegati cinesi. Mentre per il segretario al Tesoro Mnuchin la conversazione sarebbe stata “positiva”, il Scmp descrive il clima teso, anche a causa delle proteste di alcuni detrattori di Pechino fuori dall’albergo. Le aspettative per la firma di un accordo sono piuttosto basse. Quest’oggi i colloqui continueranno con la partecipazione di Trump in persona. Rimane da colmare il divario tra quanto offerto da Pechino (una riduzione del surplus commerciale attraverso l’acquisto di prodotti “made in Usa”) e quanto preteso da Washington (l’abbandono del capitalismo di stato). Il tempo stringe per entrambi. Mentre l’economia cinese continua a rallentare, la guerra commerciale non risparmia nemmeno lo zio Sam. Lo dimostra la decisione di Alibaba e Foxconn di cancellare e ridimensionare i propri progetti negli Stati Uniti. In ballo ci sono migliaia di nuovi potenziali posti di lavoro 

Banditi gli intrighi di palazzo dalla tv

Diseducative e viziose. Le serie tv in costume allungano la lista dei programmi televisivi banditi dal piccolo schermo. A farne le spese anche il blockbuster Story of Yanxi Palace, la soap più googolata del 2018, trasmessa in oltre 70 paesi e tradotta in 14 lingue. Lo scorso venerdì la serie aveva ispirato l’invettiva caustica della rivista Theory Weekly (affiliata al giornale statale Beijing Daily) per il suo messaggio dannoso. Secondo il magazine, mentre la leadership di Xi Jinping promuove frugalità e operosità, i programmi ispirati all’epoca imperiale incitano gli spettatori a perseguire una vita sfarzosa e frivola. Ecco perché Story of Yanxi Palacewas – così come Ruyi’s Royal Love in the Palace – è stato rimosso dai palinsesti dei canali statali Shandong TV e Dragon TV. Ma per gli esperti si tratta di un autogol. Involontariamente, Pechino sta colpendo uno dei più promettenti veicoli del soft power cinese.

La Russia a gamba tesa nel dialogo Usa-Corea del Nord

Secondo il Washington Post, lo scorso ottobre Mosca avrebbe proposto all’amministrazione Trump di intercedere nei confronti di Pyongyang, proponendo al regime del Nord un accordo: la gestione di una centrale nucleare con cui sopperire al fabbisogno energetico del paese in cambio dello smantellamento dell’arsenale nucleare e missilistico. L’accordo – che si ispira a un precedente tentativo vagheggiato dall’amministrazione Clinton – prevede che il governo russo gestisca l’impianto trasferendo e smaltendo tutti i sottoprodotti nucleari in Russia, in modo da ridurre il rischio che la Corea del Nord utilizzi la centrale elettrica per costruire nuove armi. Stando agli analisti, l’offerta va letta alla luce della controffensiva diplomatica di Putin. L’accordo non solo introdurrebbe Mosca al mercato energetico coreano (da tempo di parla di un gasdotto nella penisola) ma le ridarebbe anche centralità da un punto di vista politico in un momento in cui le trattative rimangono nelle mani di Seul, Washington e Pechino.

La Corea del Nord lancia una linea di “vestiti commestibili”

E’ quanto illustra una rivista di moda maschile prodotta dal Clothing Research Center, gestito dal ministero della Produzioni alimentare e delle Necessità quotidiane. Lo scopo del magazine è quello di promuovere uno stile ufficiale in linea con i valori promossi dallo stato, tanto che la pubblicazione è introdotta da una citazione del defunto Kim Jong-Il. Quello che colpisce tuttavia è una linea di abiti realizzati con “tessuti di flanella artificiale” composti da materiali commestibili tra cui proteine di alta qualità, aminoacidi, succo di frutta, magnesio, ferro e calcio. Il catalogo spiega che i vestiti sono consigliati per attività all’aperto come vela, trekking e alpinismo e possono essere mangiati per sconfiggere la fame in caso di esaurimento del cibo”. Gli abiti commestibili non sono l’unico capo insolito offerto dalla rivista. Sono disponibili anche camicie con “maniche intelligenti” in grado di monitorare la salute di chi le indossa. Negli anno ’90 il Regno Eremita ha vissuto una terribile carestia in cui hanno perso la vita centinaia di migliaia di persone e le carenze alimentari continuano ad essere attestate dallo stato di salute dei disertori.

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